Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 55

Archive for 28 dicembre 2009

Le tante facce della democrazia

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

Oggi si continua a parlare, e forse con maggiore insistenza rispetto al passato, sul modo migliore di rappresentare la volontà del corpo elettorale nel decidere le scelte sugli uomini ed i programmi che devono essere premiati per conferire ad essi la possibilità di un buon governo del Paese in termini di conciliabilità tra i diversi interessi in campo e di crescita del sistema Paese. E’ un aspetto che ha attraversato, possiamo dirlo con franchezza, in misura notevole le menti ed i programmi sia della Germania con le conseguenti riforme elettorali tra il 1950 ed il 1957, sia quella Francese del 1957 sia la Spagnola del 1977, per non parlare di quella italiana del 1993. Il dibattito che si è acceso intorno a esse hanno richiamato la nostra attenzione sul modo d’essere della democrazia: di “garanzia”, di “decidente”, “di risultato” di “responsabilità”. Ed ancora, se è il sistema proporzionale o il maggioritario il più valido, e sappiamo, altresì, che la scelta italiana per il maggioritario è stata, in pratica, imposta ai partiti in seguito all’esito del referendum elettorale. E sempre in Italia la riforma del 1993 del sistema elettorale locale, con l’elezione diretta dei sindaci e presidenti di provincia, poi estesa anche alle regioni, e del maggioritario, si impose alla classe politica italiana proprio per accrescere la legittimazione politica dal “basso”, nei confronti di un sistema partitico che stava toccando una popolarità ai minimi storici. Ma in questa circostanza va anche ricordato che si andò ben oltre, nella versione originaria della riforma, poi emendata dalla Corte Costituzionale, prevedendo la sistematica alternanza dei sessi nelle liste elettorali. Ma il 1993, in Italia, è stata una “annata” non certo felice per i partiti.  La loro classe politica si sentiva schiacciata tra i forti venti libertari  provenienti dall’Oriente, dopo la caduta del muro di Berlino, e le “cime tempestose” di mani pulite. Perse la sua tradizionale concezione puramente gerarchica del potere. Si sentì sprovvista dei mezzi per affrontare compiutamente il tema della partecipazione e della democrazia che si stava esprimendo con un governo che i costituzionalisti hanno chiamato “a molti livelli”. Pensiamo alla complessa architettura istituzionale a più livelli che si andava formando dall’azione ora degli organismi internazionali funzionali (Onu, Fmi, Wto, ecc.) ora dal crescente processo di integrazione europea e che con la Costituzione europea ha raggiunto il suo punto clou, ora con lo stato nazionale sempre più eroso, nella sua sovranità, verso l’alto e verso il basso con il sistema delle autonomie territoriali e funzionali ed esaltato dai successi territorialmente limitati ma non meno significativi delle politiche di sviluppo locale e non ultimo, in questi giorni, con la riforma di tipo federalista.

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L’avvento dei partiti di massa

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

Il XX secolo è stato caratterizzato, tra le altre cose, dall’avvento dei partiti di massa che hanno avuto la caratteristica di essere “pluriclasse” per taluni versi come i movimenti di ispirazione cristiana e quelli socialisti. Altrettanto di massa ma segnatamente classisti lo sono stati, almeno ai primordi, i partiti di ispirazione marxista. Oggi, questi ultimi, hanno assunto un aspetto più defilato rispetto al passato dove predominavano le tute blu. Lo debbono anche al fatto che la classe operaia si è evoluta e, per contro, ha acquistato più coscienza “proletaria” il ceto medio. Ma vi è anche un altro aspetto evidenziato da Max Weber ovvero che la classe politica si è professionalizzata “gli eletti non sono più “dilettanti”, non sono più gli uomini più rappresentativi del collegio elettorale, ma sono professionisti della politica la cui missione è quella di assicurare la circolarità del processo comunicativo in modo da far prevalere il proprio partito politico rispetto agli altri, non solo nel corso delle competizioni elettorali ma in ogni momento della vita sociale che può assumere rilevanza politica.” In questo contesto il potere si struttura in forme rigidamente gerarchiche di tipo “piramidale” ed anche in forma più complessa ed articolata rispetto ai primi stati liberali “oligarchici”. Arriviamo, quindi, a quella democrazia “identitaria” come la chiamava Leibholz, ossia basata  sui partiti di massa, organizzati e stabili, che competono per garantirsi la “appartenenza” degli elettori mediante una comunicazione essenziale e semplificata, per slogan e manifesti, fondata su meccanismi identitari elementari.” Ma questo concetto meglio si adattava ad un elettorato semialfabeta o fortemente dipendente da richiami etico-religiosi o ideologicizzati come il leninismo. Gli effetti sono ben noti. Essi finirono con il porre un limite  al sistema democratico di derivazione liberale  in quanto fecero emergere, fra le due guerre mondiali,  i vari fascismi, nazismi, franchismi, salazarismi e stalinismi e che imposero una rottura autoritaria dei concetti e delle idee che si erano formati a cavallo tra i due secoli. Questa sorta di “eredità” fu riscritta dai figli del secondo dopoguerra mondiale sgrossandola innanzitutto dai suoi paludamenti autoritari e dalle sue inclinazioni fortemente ideolocizzate. Da qui, per quanto riguarda l’Italia, abbiamo avuto una Democrazia cristiana con una vocazione laica sempre più accentuata, un socialismo interclassista con i successori di Nenni, un neofascismo più legalitario dopo il passaggio delle consegne da Almirante a Fini ed un comunismo meno confessionale a partire da Berlinguer che fu il primo a rivedere in chiave critica il rapporto del suo partito con l’internazionale comunista. Ora siamo giunti al terzo “livello”, ma è un’altra storia anche se conserva una sua naturale continuità con il passato dei nostri bisnonni e padri.

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L’uomo è animale sociale

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

“Il singolo non basta a sé per vivere”.(S. Tommaso, De regimine principum, Lib. I, cap. 1) L’uomo è composto di anima e di corpo. Essendo la sua anima razionale, egli è fatto per vivere a contatto con gli altri; non è un animale silvestre e solìvago, un autistico o alienato (tranne casi patologici). Ad esempio, la famiglia, che è una società imperfetta, suppone il corpo dell’uomo, orientato alla generazione, fine primario del matrimonio; ma essa deve essere seguita dall’educazione, che sorpassa la vita animale e corporea e riguarda quella razionale e spirituale. Lo stesso dicasi per la Società civile o Stato. S. Tommaso spiega che “agli animali la natura ha dato i peli, i denti, le corna, la velocità per fuggire. L’uomo, invece, dalla natura non è stato formato con nessuno di questi mezzi già pronti; ma al posto di quelli gli è stata data la ragione, per mezzo della quale può procurarsi tutte queste difese . Ma per far ciò non basta il lavoro di un solo uomo, perché il singolo non basta a sé per vivere. Perciò è naturale all’uomo vivere in società […] affinché uno aiuti l’altro, e diversi uomini siano occupati nella ricerca di cognizioni diverse”. La società civile è l’unione morale e stabile di più famiglie, che tendono al benessere comune temporale subordinato a quello spirituale. Essa nasce dalla necessità per l’uomo di conseguire il fine ultimo prossimo e remoto, che non potrebbe ottenere se vivesse isolato. (Don Curzio Nitoglia)

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Il doppio linguaggio della scuola

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

La lingua italiana si sta rivelando sempre più inadeguata per sviluppare le relazioni internazionali sia a livello istituzionale sia in quello privatistico. Intendiamo dire che dobbiamo riconoscere ed essere conseguenti del fatto che per i nostri figli, in primo luogo, diventa sempre più importante l’apprendimento di una lingua straniera che possono gestire non diciamo meglio della nativa ma semmai alla pari. Essa è, per lo più, rappresentata dall’anglo-americano. L’avere, ad esempio, introdotto, con la riforma Moratti, l’uso della lingua straniera fin dai primi anni delle elementari è di per sé un buon motivo di soddisfazione, ma non si può dire la stessa cosa se ci accorgiamo come l’insegnamento è in pratica gestito. Prima di tutto noi dovremmo riservare lo stesso numero di ore dedicate all’insegnamento della lingua italiana e dovremmo farlo attraverso docenti di madre lingua. Oggi ci imbattiamo ancora in molti giovani, ed anche meno giovani, che hanno alle spalle anni di insegnamento scolastico di una e persino di due o tre lingue straniere, ma che in pratica le sanno poco mettere in pratica nei rapporti con gli autoctoni dei paesi d’origine. In taluni casi conoscono le parole ma si bloccano nel coordinarle in senso compiuto preoccupati dalle regole grammaticali e sintattiche che regolano il relativo modello di conversazione corrente. Questo denota una didattica superata che assimila la conoscenza della lingua alla stessa stregua di quelle “morte” come il latino o il greco antico. Se vogliamo uscire da questa logica dovremmo fare come accade in Svizzera dove il trilinguismo è una pratica accettata e condivisa nella quasi generalità degli abitanti. Deve diventare, in altre parole, naturale potersi esprimere indifferentemente in una lingua o in un’altra ed il livello di questo genere di apprendimento va trattato in full immersion fin dai primi anni di vita se vogliamo ottenere dei buoni risultati. In caso contrario renderemmo sempre più difficile l’apprendimento delle lingue per gestirle al meglio ed anche per necessità in età matura.

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Il partito delle «utopie»

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

Forse qualcuno prima o poi ci verrà a dire che le utopie  sono realizzabili, basta crederci. E noi ci crediamo. Sosteniamo, quindi, che movimenti politici che ci parlano di giustizia sociale, di equa ridistribuzione delle risorse umane, di pace, di giustizia, di democrazia, si contano ad iosa e ci lasciano intravedere un modello di società in cui il benessere e la felicità dei popoli amministrati è diventato un dato certo ed incontrovertibile. Ma se la predica è persuasiva non si può dire la stessa cosa in pratica, e l’utopia, alla fine, perde del tutto il suo fascino ideale. Ciò nondimeno riteniamo che un margine vi sia per un partito che possa dare fiato all’utopia e a renderla, almeno in parte, non solo un oggetto dai desideri irrealizzabili. Pensiamo a quello che potrebbe essere il partito dei pensionati. Non si può considerare un movimento politico ideologicamente formato in una scuola di partito, un movimento che si richiama ad interessi più o meno confessi di natura clientelare ed affaristica, un partito che si ritaglia una propria nicchia corporativa di interessi da proteggere, ma ad un qualcosa che mette a nudo una realtà poco rappresentativa nel mondo della politica e che ha invece qualcosa da dire sul terreno del sociale e del civile che rasenta l’utopia nelle sue speranze di realizzazione. Pensiamo al pensionato non più ad un morto civile, ad un sopravvissuto, ma ad un soggetto attivo e capace di produrre servizi utili alla comunità. Pensiamo al pensionato come ad un soggetto operoso che sa fare della complementarietà la giusta parte per compensare un suo deficit fisico. Ci riferiamo nello specifico a quella proposta che trasforma i “centri per anziani” in tanti centri operosi dove si possono ricevere “commesse” e “assegnare lavori” di una certa utilità sociale. Pensiamo alla sorveglianza dei giardini pubblici, ai plessi scolastici durante l’entrata e l’uscita degli alunni, al controllo “indiretto” della circolazione stradale dei centri urbani, a posti di osservazione per i luoghi più sensibili: uffici postali, ad esempio, per osservare l’andamento dei prezzi, per suggerire ai volontari interventi mirati per gli indigenti, i malati e via di questo passo. E se tutto questo richiede una visione “politica” particolare solo un partito numericamente qualificato e premiato elettoralmente può far sentire il proprio peso nella gestione della cosa pubblica più di quanto lo possa fare il pensionato confuso in un partito nel quale entrano in gioco altri interessi, ovviamente legittimi, ma sovente distratti per quanto riguarda le attese dei pensionati.

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Italiani ossessionati dalle tasse

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

Italiani sempre più ossessionati dalle tasse. Anche durante le vacanze natalizie non hanno smesso di pensare al fisco. Nei soli giorni 24-25 e 26 dicembre ’09, sono stati sono stati ben 83.230 (+ 76% rispetto al Natale 2009) i cittadini che hanno contattato via email “Lo Sportello del Contribuente” richiedendo l’assistenza degli “Angeli del Fisco”. Fra le regioni che hanno fatto maggiore richiesta risulta in testa la Campania, con 9.112 domande. Secondo e terzo posto spettano rispettivamente al Lazio, con 8.490, e alla Sicilia, con 7.937. A seguire la Lombardia con 6.173, il Veneto con 5.205, l’Emilia Romagna con 4.621.Persino nel giorno di Natale il sito internet http://www.contribuenti.it è stato consultato da 152.690 visitatori, mentre il mensile Contribuenti.it è stato scaricato da 92.278 lettori. Internet e telefono non sono le uniche fonti consultate nei giorni natalizi dai contribuenti italiani. Determinante è stato l’aiuto al front office prestato, negli oltre 1000 Sportelli del Contribuente, dagli “Angeli del Fisco” di Krls Network of Business Ethics (leader mondiale nel volontariato, presieduto dal gesuita Padre Massimo Rastrelli, composto da oltre 1000 studi professionali tra avvocati, dottori commercialisti, notai e revisori contabili) che hanno erogato gratuitamente, durante le festività, le proprie prestazioni professionali ai bisognosi. Anche quest’anno, le maggiori richieste sono pervenute da lavoratori dipendenti (37,3%), a seguire pensionati (21,2%), lavoratori autonomi (18,2%), imprenditori (16,9%) e altri (6,4%).

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Parlare per non sentire

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

A volte, seguendo gli interventi di un politico, ci sembra di esserci imbattuti in un indottrinatore che pensa solo di vendere bene le sue idee e a farle gustare, come un succulento primo piatto di manicaretti, agli ascoltatori di turno ed ai propri fedeli. Si diceva di uno scrittore francese dell’ottocento che quando parlava delle miserie di Parigi e delle sofferenze umane soleva usare per scrivere una penna d’oro e circondarsi di servitori pronti a servirlo a dovere ad ogni battito di ciglio. Un dramma umano da descrivere come se si trattasse di un saggio, ma si era lontani anni luce dal viverlo nella comprensione della realtà e a cercarne un riscatto. Il mondo è fatto così. Ai poveri e agli emarginati spetta l’obolo, forse qualche lacrimuccia ma quel che abbiamo lo teniamo stretto e non lo dividiamo di certo con tali “pezzenti”. Proprio per questo motivo abbiamo incominciato a disprezzare la parola “pietà” e a sostituirla con la “solidarietà” come tributo diretto alla ricerca di una soluzione radicale del dramma umano che si matura non solo nei paesi del cosiddetto terzo e quarto mondo, ma anche nelle periferie delle grandi e piccole città. E se qualcuno ci viene a dire che gli italiani, tutto sommato, sono un popolo felice e ricco ci sentiamo di rispondergli: brav’uomo come sei saggio, ma lo saresti ancora di più se all’iniezione di ottimismo ad oltranza vi aggiungessi atti concreti per portare, allo stesso livello di prosperità anche i tanti infelici e poveri del tuo paese, che pure ci sono anche se tu mostri di non vederli perché non hai il carisma di ascoltarli e meno che mai di vivere intimamente i loro drammi esistenziali. Probabilmente gli manca la dote dell’ascoltatore una virtù a nostro avviso non comune ai nostri tempi più che in passato e noi continuiamo ad essere come Diogene alla ricerca di quel profeta illuminato della storia che riuscirà a risvegliare negli esseri umani la sopita dote della solidarietà a tutto campo per i propri simili e a farne un atto compiuto.

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Gli andamenti dei flussi di capitale

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

Da alcuni anni a questa parte i paesi di recente industrializzazione, soprattutto asiatici, hanno registrato un consistente accumulo di riserve valutarie. Di questo settore vi fanno parte, nello specifico, 13 Paesi: Russia, Turchia, Argentina, Brasile, Cina, Hong Kong, Taiwan,  Corea del Sud, Singapore, Thailandia, Malesia, India ed Indonesia. Questo gruppo incide per il 35% sul Pil mondiale contro il 21% degli U.S.A., il 15,5% del.l’Area dell’euro ed il 6,8% del Giappone. Questi tredici paesi dispongono di una vasta estensione territoriale e del 55% della popolazione mondiale (contro il 4,8% dell’area dell’euro, il 4,7% degli Usa ed il 2% del Giappone). E’ appena il caso di soggiungere che è la Cina la nazione più importante nel gruppo delle tredici riscuotendo enormi investimenti diretti stranieri (stimati superiori a 100 miliardi di dollari) mentre gli altri paesi hanno assorbito crescenti quote di investimenti di portafoglio. E tutti insieme mediamente registrano un tasso di crescita  del 7% (dato del 2004) con ritmi ancora più elevati per la Cina che presenta quasi il 20% dell’avanzo corrente. Il tasso d’inflazione si colloca intorno al 5% ed è in via di progressiva riduzione nei paesi asiatici. In netto aumento è pure la solidità dei conti pubblici fatta eccezione per l’India e per la Turchia. Possiamo dire che l’abbondante liquidità internazionale, unita ai bassi rendimenti offerti dai titoli pubblici delle economie mature ha sostenuto la performance delle borse asiatiche. Esiste pertanto la possibilità che da questo scenario squilibrato rimangano fuori molti paesi del Medio Oriente, la quasi totalità dell’Africa e larga parte dell’America Latina.

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Le donne e il mercato del lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

In conclusione dell’anno che ci lasciamo alle spalle è utile fare il punto su alcuni dati che hanno coinvolto il mercato del lavoro femminile e impostare così per priorità  il lavoro per il prossimo anno. Per quanto riguarda i monitoraggi e le analisi statistiche in ottica di genere fornite dall’archivio Inps –Coordinamento generale statistico attuariale – la CIG primo semestre 2009 in Italia  ha registrato  per il Nord Ovest una integrazione salariale ordinaria dei lavoratori beneficiari per i maschi del 77%, per le femmine  il 23%,per il Nord Est  rispettivamente ancora del  77%, e 23 % ,Centro maschi 81%, femmine 19%, Mezzogiorno  maschi 89%,femmine 11%- Totale Maschi 80% Femmine 20% Per quanto riguarda la GIGS primo semestre. Nord Ovest 61% maschi, femmine 39%-Nord Est 66% maschi ,34% donne –Centro 66% maschi,34% donne Mezzogiorno 70% maschi ,30% femmine Totale maschi 65% donne 35%. In quanto ai beneficiari di disoccupazione non agricola ordinaria ed edile: NORD OVEST maschi 49% femmine 51%-Nord Est maschi 46%  femmine 54% -CENTRO maschi 48% femmine 52%-Mezzogiorno maschi 63% femmine 37% -Totale maschi 54% donne 46% E’ da notare bene che è il sud che registra il maggiore numero di maschi invertendo la percentuale nazionale territoriale che vede maggiori beneficiarie le donne nelle altre aree- La mobilità beneficiari invece per area geografica: Nord Ovest maschi 55% femmine 45%-Nord Est 54% maschi, 46% donne-Centro 60% maschi 40% donne-Mezzogiorno 66%  maschi 34% donne   – Totale maschi 60% donne 40% -beneficiari disoccupazione non agricola con requisiti ridotti :Nord Ovest maschi 38% femmine 62%-Nord Est maschi 35% femmine 65%-Centro maschi 38% femmine 62%-Mezzogiorno maschi 55% femmine 45%  totale maschi 46% femmine 54% Totale maschi 46% femmine 54% In questo caso  nonostante il sud la percentuale di beneficiarie  maggiore sono  le donne. Il Rapporto Cnel sul mercato del lavoro 2008/ 2009  ricorda che gli occupati sono aumentati dello 0,8%  pari a circa 183 mila nuovi posti di lavoro e a sostenere la crescita del tasso di occupazione è stata la componente femminile il cui incremento registrato è stato del 1,9%. In attesa che si completino le rilevazioni statistiche per l’anno in corso, rileviamo che la grande crisi avrà una maggiore incidenza sulla occupazione maschile – e i relativi tassi di disoccupazione – e che la componente femminile sarà meno penalizzata almeno con riferimento alle regioni del Centro-Nord. Per le donne il tasso di occupazione è, infatti, del 57 per cento nel Nord, mantenendosi inferiore di 4.3 punti al Centro e di ben 26.3 punti percentuali nel Sud e nelle Isole. (Alessandra Servidori-Consigliera Nazionale di parità) (in sintesi)

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Le stime del prodotto potenziale

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

Esse si identificano con il prodotto che non genera pressioni inflazionistiche o deflazionistiche fra cui la conduzione della politica monetaria e di quella di bilancio nonché l’analisi delle politiche strutturali. La sua evoluzione dipende da una serie di fattori dal lato dell’offerta, fra cui gli input di produzione, come capitale e lavoro, e la produttività. Le variazioni nella crescita del prodotto potenziale dipendono innanzitutto da variazioni strutturali dei fattori dal lato dell’offerta, connesse ad esempio all’evoluzione demografica, a riforme istituzionali o a innovazioni tecnologiche. In aggiunta a ciò, alcune variazioni possono essere di natura ciclica, come quelle derivanti dalle oscillazioni degli investimenti. La Bce stima che la crescita potenziale tendenziale nell’area dell’euro sia dell’ordine del 07-0,9% annuo. In parte per effetto della ciclicità della crescita del prodotto potenziale, le stime del prodotto potenziale relative ad anni specifici dovrebbero oscillare nel tempo entro o attorno a tale intervallo. Va tuttavia sottolineato che le stime della crescita del prodotto potenziale tendono a variare a seconda delle tecniche utilizzate per il calcolo.  Ad esempio, i metodi fondati sul cosiddetto approccio basato sulla funzione di produzione, che deriva stime implicite delle componenti strutturali dei fattori di crescita,  tendono a produrre stime significativamente diverse da quelle basate su metodi fondati su semplici serie temporali (denominati anche filtri di estrazione del trend),  che producono una stima della componente tendenziale del prodotto reale. Le stime e le proiezioni attuali per il periodo 2009-2010 si basano sui aspettative di una ripresa moderata, che rispecchia un modesto incremento della crescita della produttività del lavoro e contributi della crescita del grado di utilizzo della forza lavoro e della crescita della popolazione complessiva sostanzialmente invariati o inferiori. Oggi tale crescita potenziale si colloca  mediamente attorno all’0,6%. Solo una ripresa sensibilmente più vigorosa delle aspettative determinerebbe una revisione al rialzo della crescita potenziale a tassi significativamente superiori all’1% nel breve periodo. Senza un’attuazione più determinata delle riforme strutturali sarà difficile evitare che gli andamenti demografici determinino un calo anche maggiore della crescita tendenziale del prodotto potenziale per l’area dell’euro.

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Politica e metafisica

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

La morale sociale o politica si fonda sulla metafisica “che ci fa conoscere: a) la vera natura dell’uomo, creatura spirituale e immortale (metafisica psicologica), e quindi il fine ultimo (Atto puro) al quale è destinato (metafisica ontologica), per rapporto al quale gli atti umani sono moralmente buoni o cattivi, secondo che vi conducano o no (etica generale); b) l’esistenza di un Dio personale e trascendente il mondo, maestro, legislatore e giudice dell’umanità, autore della legge morale oggettiva e obbligatoria” (teologia naturale). Onde da una determinata filosofia speculativa o teoretica (materialismo, individualismo) ne segue una determinata filosofia morale (comunismo, liberalismo). Se la filosofia teoretica dalla quale discendono la politica o scienza economica è falsa, anche queste due ultime lo saranno. Ora il comunismo deriva dal materialismo storico e dialettico, che nega l’esistenza dell’anima; il liberal-liberismo deriva dall’individualismo sensista, che riduce la conoscenza umana a quella dei bruti e nega la natura socievole dell’uomo, rendendo lo Stato o Società civile un ente privato e non più morale. Quindi comunismo e liberalismo-liberista sono due errori opposti per eccesso e per difetto, che sprofondano come due burroni, a ‘sinistra’ e a ‘destra’, sotto la vetta di una montagna, la quale è la vera filosofia del ‘buon senso’ comune a tutti gli uomini dotati di retta ragione, eretto a scienza filosofica, ossia l’«aris-tomismo».(Don Curzio Nitoglia)

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Santità trasparente

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

Lettera al direttore. Benedetto XVI il 19 dicembre ha stilato il decreto che riconosce a Giovanni Paolo II di avere vissuto eroicamente la sua fede cristiana. Ma il capo di una Chiesa poco santa può essere santo? Sì, se ha fatto tutto il possibile per cambiarla, altrimenti santo non è. Giovanni Paolo II però, che secondo alcuni ha cambiato la storia, non ha cambiato la Chiesa. Non ha cambiato una Chiesa che chiama assassina come Caino una donna che abortisce; una Chiesa che discrimina le persone secondo il genere cui appartengono, e considera le donne non adatte al sacerdozio (Inter Insigniores), e gli omosessuali  persone da compatire (Catechismo della Chiesa Cattolica); una Chiesa che considera peccato ricorrere ai contraccettivi (Catechismo), pur sapendo che questi oltre ad evitare gravidanze indesiderate e quindi probabili aborti, possono limitare il diffondersi di una malattia che produce morte e sofferenza. Non ha cambiato una Chiesa che, mettendosi in una posizione diversa da Cristo, che offrì il pane spezzato anche a Giuda, rifiuta l’eucaristia (Familiaris consortio) ai divorziati risposati; una Chiesa che tollera al suo interno vescovi e preti indegni. Ma ammettiamo che il Pontefice in questione abbia sacrificato l’intera esistenza per  risanare la sua Chiesa, resta un’altra domanda importantissima: può essere santo un capo dello Stato Vaticano? Chi conosce il Vangelo sa che non è assolutamente  possibile.  Una vita santa dovrebbe essere libera,  senza vincoli, compromessi,  ambiguità, misteri e segreti.  Evidente a tutti, persino ai non credenti, chiara, trasparente come acqua sorgiva. E per riconoscerla non dovrebbe esserci bisogno di lunghi processi, e neppure di miracoli dal cielo. (Miriam Della Croce)

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Parole del Papa al S.Egidio

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

“E’ per me un’esperienza commovente essere con voi, essere qui nella famiglia di Sant’Egidio, essere con gli amici di Gesù, perché Gesù ama proprio le persone sofferenti, le persone in difficoltà e vuole averle come i suoi fratelli e sorelle.  Conosco un po’ la storia di alcuni di voi, come riflesso delle situazioni umane qui presenti – tutte presenti nella famiglia di Sant’Egidio e nell’amore del nostro Dio. Ecco, durante il pranzo, ho ascoltato storie dolorose e cariche di umanità, ma anche la storia di un amore trovato qui: storie di anziani, emigrati, gente senza fissa dimora, zingari, disabili, persone con problemi economici o altre difficoltà, tutti, in un modo o nell’altro, provati dalla vita. Sono qui tra voi per dirvi che vi sono vicino e vi voglio bene e che le vostre persone e le vostre vicende non sono lontane dai miei pensieri, ma al centro e nel cuore della comunità dei credenti, e così anche nel mio cuore.  Qui oggi si realizza quanto avviene a casa: chi serve e aiuta si confonde con chi è aiutato e servito, e al primo posto si trova chi è maggiormente nel bisogno. Mi torna alla mente l’espressione del Salmo: “Ecco, come è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme” (Sal 133,1). Amare, servire dona la gioia del Signore, che ci dice: “Si è più beati nel dare che nel ricevere” (At 20,35). In questo tempo di particolari difficoltà economiche ciascuno sia segno di speranza e testimone di un mondo nuovo per chi, chiuso nel proprio egoismo e illuso di poter essere felice da solo, vive nella tristezza o in una gioia effimera che lascia il cuore vuoto. Sono trascorsi pochi giorni dal Natale: Dio si è fatto Bambino, si è fatto vicino a noi per dirci che ci ama ed ha bisogno del nostro amore. A tutti auguro con affetto buone feste e la gioia di sperimentare sempre di più l’amore di Dio. Invoco la protezione della Vergine della Visitazione, Colei che ci insegna ad andare “in fretta” verso i bisogni dei fratelli, e con affetto tutti vi benedico. Grazie!” (in sintesi)

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U.S.A.: La fine del filibuster?

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

Ci sono abbastanza voti per procedere al voto nel Senato grazie alla “tangente Nebraska” e la “tangente Louisiana”. Ecco come il Senatore Charles Grassley, repubblicano dell’Iowa, ha descritto il cambiamento di direzione dei suoi colleghi democratici Ben Nelson e Mary Landrieu. Questi due, dopo molte negoziazioni, hanno ricevuto benefici per i loro rispettivi Stati. Ciò ha permesso ai democratici di rompere il filibuster, l’ostruzionismo ad oltranza del Partito Repubblicano, e procedere con la riforma sanitaria. Data la regola del Senato che impedisce voti a meno che 60 dei senatori dicano di sì, il partito di maggioranza, democratico in questi tempi, deve sottomettersi alla tirannia della minoranza o usare compromessi per implementare la sua agenda. I problemi però sono due. Da una parte c’è la regola antidemocratica per eccellenza del filibuster. Dall’altra c’è anche l’intransigenza repubblicana che vuole usare qualunque mezzo per ostacolare il potere della maggioranza. Si tratta di un concetto che nel passato si usava raramente. Rompere il filibuster richiedeva 67 voti invece dei 60 attuali.  Negli anni 60, per esempio, solo l’otto per cento dei disegni di legge al Senato era soggetto al filibuster, secondo uno studio di Barbara Sinclair della UCLA. In tempi molto recenti la cifra è aumentata fino al 70%. Ciò coincide con la maggioranza democratica al Senato. Senza dubbio la politica americana si è polarizzata talmente che i compromessi del passato sono divenuti impensabili. Per esempio quando la legge sul Medicare fu approvata nel 1965 più del 40% dei repubblicani votarono a suo favore. Ai nostri giorni tutti i repubblicani compatti si sono opposti con metodi poco ortodossi al recente disegno di legge sulla riforma sanitaria. In alcuni casi gli esempi sono veramente offensivi come la preghiera offerta da Tom Coburn.  Questo senatore repubblicano dello Stato dell’Oklahoma aveva detto che sarebbe magnifico se uno dei 60 senatori democratici non potesse essere presente al voto per rompere il filibuster. Nonostante la mancanza di riferimento specifico si è subito pensato a Robert C. Byrd, 92 anni, senatore democratico del West Virginia, che si è presentato al voto in una sedia a rotelle. La politica polarizzata si è vista chiaramente anche durante il recente discorso di Barack Obama al Congresso dove il presidente fu interrotto da Joe Wilson, parlamentare del South Carolina, con il grido di “tu menti”. Per non parlare poi di Coburn il quale aveva preteso che un emendamento di 767 pagine sulla riforma sanitaria fosse letto ad alta voce nel Senato con l’evidente proposito di fare perdere tempo. Il filibuster è dunque divenuto un serio ostacolo alla maggioranza in potere. Ecco perché quando i repubblicani  controllavano ambedue le camere durante l’amministrazione di George Bush lo volevano abolire. Si potrebbe dunque ridurre il numero dei voti richiesti per rompere il filibuster da 60 a 55 e poi più nel futuro eliminarlo completamente ed arrivare ad una semplice maggioranza. Considerando la mancanza di spirito bipartisan a Washington si dovrebbe approvare la legge per eliminare il filibuster con l’idea che diverrebbe effettiva fra cinque o dieci anni. In questo modo non si sa quale dei due partiti sarebbe al potere e quindi avrebbe la possibilità di agire secondo i principi democratici che il filibuster spazza via. Le “tangenti” offerte dalla leadership democratica ai senatori Nelson e Landrieu sono state etichettate “inappropriate” e “sporche” secondo il senatore Lindsey Graham, repubblicano  della Carolina del Sud. In un certo senso ha ragione. Ma Lindsey ed il suo partito sono in grande misura responsabili per avere dato poche scelte ai democratici costringendoli ad usare metodi poco puliti per cercare di fare il lavoro a beneficio del Paese. (Domenico Maceri San Luis Obispo, CA, USA)

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