Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Le riforme strutturali che la politica non osa affrontare

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 gennaio 2010

La capacità di mediazione che è tipica della politica in una sistema come quello occidentale dove è continuo il confronto, la dialettica, la ricerca di compromessi e di equilibri tra interessi diversi e sovente conflittuali tra di loro, sembra non sortire i suoi effetti benefici o, per lo meno, ricercare quei punti di convergenza comuni che possono rendere al meglio i contrappesi esistenti o che si intendono stabilire. Ed è questo il nodo irrisolto del nostro sistema. Facciamo solo qualche esempio tra quelli di maggiore attualità: la giustizia ed il sistema assistenziale. Nel primo caso si è troppo protesi verso soluzioni che vorrebbero far valere ora quelli corporativi degli avvocati e dei magistrati ed ora quelli volti a garantire certe “immunità” di natura clientelare affaristica, per cercare di trovare una risposta convincente al bisogno di giustizia che l’opinione pubblica richiede. Nel secondo caso tutti sappiamo bene che la spesa sanitaria è fuori controllo e conosciamo altrettanto bene le disfunzioni che potrebbero essere evitate. Ma anche in questo caso prevalgono gli interessi lobbistici, i voti di scambio ed altre diavolerie del genere che rendono impraticabili soluzioni che pure sono possibili ed auspicabili e che ridurrebbero il costo dell’assistenza pubblica di almeno il 30% rispetto ai costi attuali e tutto questo senza ridurre la quantità e la qualità delle prestazioni ma armonizzandole tra di loro. Ed è proprio nell’impotenza della politica di darsi un “potere” super partes e che sia autorevole al punto giusto per imporre riforme strutturali valide e durevoli nel tempo, sta il nostro tallone di Achille. E non ci illudiamo che ciò possa avvenire in futuro. Non lo garantisce l’attuale governo e nemmeno quello eventuale delle opposizioni di oggi. I loro programmi sono per la conservazione e non per l’innovazione e se si innova si fa solo per motivi di facciata, ovvero nel senso più formale che sostanziale. E’ un male, purtroppo, che non riguarda unicamente l’Italia, ma tutto il sistema politico occidentale. Questo sistema ha avuto la prima “scossa” con l’avvento del socialismo reale, ma non è servito abbastanza per farci cambiare musica. Ora dovremmo aspettarci qualche correzione di rotta del capitalismo di fronte al terrorismo integralista di marca islamica? Forse, ma nutriamo seriamente dei dubbi. Per noi è una questione di civiltà, di cultura, di osmosi tra generazioni, tra modi di vedere e di partecipare alla vita politica ed associativa. Se la politica diventasse per tutti come il pane che ci nutre ed il companatico che lo arricchisce forse allora sapremmo meglio rivolgerla alla realtà che ci circonda e che spesso vogliamo o ignorare o negarne l’evidenza.

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