Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Il Dio dei nostri sogni

Posted by fidest press agency su sabato, 9 gennaio 2010

Non entro nel merito per quanto riguarda gli affari religiosi e il ruolo dei cattolici e quello che il Vaticano esercita attraverso la guida papale di ieri e di oggi. Intendo, invece, focalizzare la mia attenzione su un certo ambiente religioso e i suoi rapporti nei confronti della scienza e sino alle sue estreme conclusioni. E’ palese, infatti, il timore di trasformare l’idea, che è stata tramandata, del Dio biblico in qualcosa che non regga al cospetto dell’evidenza scientifica. E’ un aspetto che mi ha fatto meditare a lungo e tuttora persistono perplessità e dubbi. Uno scienziato potrebbe dirci che il Dio delle religioni monoteiste è un “essere” che proviene da altre dimensioni. In questo scenario la geometria degli iperspazi può venirci in aiuto prefigurando più rappresentazioni del “creato” nelle quali far convivere la terza dimensione (quella nostra lunghezza, larghezza, altezza) con altre più complesse ma che permetterebbero a chi vi abita di muoversi con strani e fantastici poteri: muoversi a piacimento, sparire e ricomparire in un altro posto e vedere sia l’esterno sia l’interno dei corpi. Vi è poi da considerare l’annullamento del fattore tempo per cui tutto è presente e in eterno. Questa non è fantascienza ma il frutto di studi matematici e geometrici approfonditi e che durano già da Anni. Pensiamo a Luigi Fantappiè e più di recente a Giuseppe Arcidiacono. Se Dio altri non è che una entità che si muove in una dimensione (in una sorta di cerchi infernali o di cieli del paradiso dantesco) che gli permette di vedere e non essere visto, di essere sempre presente perché il tempo non lo tange allora non ha bisogno di metterci alla prova: egli già ci conosce dall’inizio alla fine e poi ancora, senza soluzione di continuità, per chi crede nella reincarnazione. A questo punto l’essere umano dove lo collochiamo? Possiamo supporre che venga da un’altra dimensione e che volendo creare di se una storia ha bisogno di trovarsi in una dimensione nella quale il tempo, nel suo cadenzare, gli permette di vivere e anche di morire. Ma è una vita e una morte solo temporale. Il tutto, quindi, può ridursi ad una carovana di pionieri che sperimentano cosa significa stare nel regno delle tre dimensioni. Essi vanno oltre il senso dato alla storia: hic sunt leones. Si possono creare storie, immaginare scenari e anche morire con la spada in pugno o vittima di sadiche torture. Ma ci dice che non sia a soffrire e a morire il nostro clone? D’altra parte le stesse attuali tecnologie ci hanno abituati a ricreare eventi del passato o “versioni” del presente sotto forma di simulazioni. Partiamo dal racconto degli aedi per passare alle macchine da presa, ai teatri di posa e fino al monitor del computer che dispone di programmi che costruiscono immagini e personaggi che si muovono, interagiscono e costruiscono il loro destino a colpi di mouse. Come può reggere tutto ciò all’idea che per millenni ci siamo fatta del Dio delle nostre invocazioni, dei messia, Cristo, Maometto o Buddha o di un nugolo di dei? Se da tutto questo potessimo averne, da vivi, ovviamente, la “prova provata” io vorrei essere dalla parte del giocatore con il suo video-game, ovviamente, ma questa è un’altra storia. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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