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Expo: La Campagna Romana

Posted by fidest press agency su sabato, 23 gennaio 2010

Roma fino al 14 febbraio 2010 Complesso del Vittoriano Salone Centrale Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali)  “La Campagna Romana dai Bamboccianti alla Scuola Romana”: dal 23 gennaio al 14 febbraio 2010 il Complesso del Vittoriano ospita una mostra che vede protagonista Roma e la suggestiva Campagna Romana nell’arte figurativa attraverso la pittura di genere della seconda metà del Seicento, passando per le rappresentazioni degli artisti presenti nella capitale in occasione del Grand Tour, fino ad arrivare ai XXV della Campagna Romana dei primi del Novecento e ai grandi pittori della Scuola Romana in un percorso che si snoda tra circa 140 opere tra olii, acquarelli, disegni e incisioni provenienti da Collezioni private e per la maggior parte esposte per la prima volta al pubblico. Promossa dalla Provincia di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali -, la mostra si avvale di un importante Comitato Scientifico composto da Fabrizio Lemme, Clemente Marigliani, Francesco Petrucci e sarà inaugurata venerdì 22 gennaio alle ore 18.30 presso il Complesso del Vittoriano. La rassegna è organizzata e realizzata dall’Associazione Culturale Coriolano in collaborazione con Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia.
La Campagna Romana, quel territorio che, circonda Roma estendendosi a nord sino a Civitavecchia, il Soratte e la riva destra del Tevere, e a sud sino a Terracina lungo il litorale e nella fascia interna dai monti Tiburtini ai Lepini e agli Ausoni, appare già ai pittori del Seicento, del Settecento fino ai protagonisti del Gran Tour e anche oltre, come la terra della solitudine e del silenzio: paludi, prati con orizzonti segnati dal dolce profilo di colline, ampie distese disabitate punteggiate da ruderi, catene montuose fitte di boschi, antichi acquedotti incastonati nei prati. Già nel Seicento molti artisti colgono atmosfere e luci della Campagna Romana, ma è con il razionalismo illuminista che teorizza il paesaggio come precisa trascrizione dell’osservazione naturale che la Campagna Romana diviene oggetto e soggetto dell’interesse diretto degli artisti. La mostra “La Campagna Romana dai Bamboccianti alla Scuola Romana” vuole essere anche preziosa testimonianza di un “tempo che fu”, un suggestivo viaggio nel tempo e nella memoria che prende il via dai Bamboccianti, scuola pittorica del Seicento che ha come punto di riferimento e maestro Pieter van Laer noto anche con lo pseudonimo di Il bamboccio per il suo aspetto deforme e fanciullesco. Tipico di questa scuola è ritrarre scene popolari di vita comune della Roma papale con particolare attenzione a quel mondo che vive ai margini della società come ruffiani, ladri, giocatori e bari, prostitute e mendicanti. Sulla meditazione di idee caravaggesche quali la libertà compositiva, la maestria nell’usare luci e ombre, i Bamboccianti utilizzano un realismo antiretorico, di vena prevalentemente narrativa, con minute descrizioni di vita popolare e quotidiana. Nell’esposizione figura un’importante tela di Philipp Peter Roos detto Rosa di Tivoli (1657–1706) che ama inserire nelle sue composizioni di pecore e capre le figure di pastori trattati con un’esecuzione raffinata. Pittore di notevole importanza, rappresentato in mostra, è sicuramente Hubert Robert (1733-1808) specializzato nella pittura di rovine e capricci architettonici con figurine guizzanti e fantastiche visioni. Presenti molti artisti stranieri. In mostra figura un importante olio di Martin Verstappen (1773-1853), belga originario di Anversa, autore di pittoresche vedute del lago di Albano e dei dintorni della capitale, attivo a Roma negli anni Venti dell’Ottocento e maestro di Massimo D’Azeglio.  In una mostra sulla Campagna Romana non può certo mancare Bartolomeo Pinelli (1781-1835), Pittor de Roma. Lo scenario rappresentato dall’artista è soprattutto quello della Campagna laziale, delle osterie romane popolate dai personaggi vestiti di costumi popolari.Da segnalare in mostra la presenza di molti disegni inediti di Charles François Knébel (1810-1877).In mostra: Ettore Ferrari (1845-1920), Enrico Coleman (1846-1911), Onorato Carlandi (1848-1939), Paolo Ferretti (1864-1937), Giulio Aristide Sartorio (1860-1932), Dante Ricci (1879-1957), Alessandro Morani (1859-1941), Filiberto Petiti (1845-1924), Carlo Montani (1868-1936), Filippo Anivitti (1876-1955), Umberto Coromaldi (1870-1948), Filiberto Corelli, (1886-1969), Lorenzo Cecconi (1863-1947), Enrico Ortolani (1883-1971), Napoleone Parisani (1856-1932), Alberto Carosi (1891-1967), Edoardo Gioja (1862-1937). La mostra si conclude con i pittori della Scuola Romana, gruppo vasto ed eterogeneo dai linguaggi espressivi anche molto differenti accomunati però da un atteggiamento di opposizione sia nei confronti degli intellettualismi delle avanguardie, sia nei confronti della revisione linguistica in senso classicista promossa dai gruppi novecentisti che proliferano numerosi nel generale clima di “ritorno all’ordine” degli anni ‘30: Dante Ricci (1879-1957), Carlo Levi (1902-1975), Edoardo Navone (1844-1912), Giovanni Stradone (1911-1981), Carlo Quaglia (1903-1970), Orazio Amato (1884-1952), Giulio Turcato (1912-1995), Corrado Cagli (1910-1976), Francesco Trombadori (1886-1961). In queste opere colpisce come il rigore formale lasci il posto a un’emozionalità fantastica e visionaria, accentuata dai caldi toni bruni rossastri. Ad Ugo Attardi (1923-2006) e Valeriano Ciai (1928) sono affidate le ultime immagini della rassegna con due olii sui ponti lungo il Tevere, il fiume che per eccellenza segna Roma e la campagna circostante sin dagli albori. Catalogo: De Luca Editore

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