Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

«Piano socio sanitario regionale: Turn-over insostenibile»

Posted by fidest press agency su sabato, 20 febbraio 2010

Eccessivamente conciso, discontinuo rispetto al passato, imperniato su un forzato e insostenibile turn-over del personale ma soprattutto carente nelle progettualità necessarie per affrontare i principali nodi del complesso sistema socio-sanitario regionale: l’assistenza territoriale e la prevenzione. Questo, in sintesi, il parere degli infermieri della regione (categoria rappresentata da 9 mila 380 operatori) alla proposta di Piano Sanitario e Socio Sanitario regionale (Pssr) per il triennio 2010-2012 «che – aggiungono – non fornisce alcuna risposta alle considerazioni da noi espresse nel Libro Verde (Linea 5), l’ampia consultazione avviata nel 2009 sulle problematiche del Sistema sanitario regionale e sui possibili argomenti da inserire nel nuovo piano». E sulle principali criticità del sistema sanitario regionale valutate in un ottica di lungo periodo, si concentra il documento che il coordinamento regionale dell’Ipasvi (organismo rappresentativo dei 4 collegi provinciali, guidato da Flavio Paoletti, presidente dell’albo di Trieste e affiancato da Sabrina Spangaro del collegio di Udine) ha sottoposto all’attenzione della terza commissione consiliare regionale, incaricata di valutare la bozza del piano. «L’impostazione generale della proposta e in particolare l’impianto organizzativo di tutela delle malattie croniche e della disabilità – si legge nel documento – determinerà un elevato e continuo lavoro da parte degli operatori che, se non sostituiti nel loro turn-over, non potranno garantire il raggiungimento degli obiettivi posti nel Pssr». «Nella proposta – proseguono gli infermieri – si evidenzia un’assenza quasi totale delle strategie di implementazione della sanità territoriale, riconosciuta invece a livello nazionale ed internazionale come la vera sfida per garantire la salute ai contribuenti e per contenere la spesa pubblica. Nulla si afferma in tema di prevenzione e troppo poco si dice in tema di sviluppo dei servizi distrettuali, delle medicine generali della regione e all’assistenza speciale rivolta alle fasce deboli (disabili e anziani) nei contesti familiari evitandone così l’istituzionalizzazione». Dagli infermieri arriva anche la piena disponibilità al confronto, un confronto finalizzato a impostare un nuovo modello organizzativo. «Quello attuale è obsoleto e non rispondente alle reali esigenze dei cittadini, né alla ormai consolidata finitezza delle risorse – commentano gli infermieri – . Una strategia di riorganizzazione complessiva delle cure che punti a ottenere un utilizzo più efficace ed efficiente delle risorse umane e tecniche, al fine di generare maggior valore all’assistenza e quindi al cittadino, potrebbe essere una sfida interessante. I modelli organizzativi orientati all’intensità e alla complessità delle cure, superando le logiche delle branche disciplinari, vanno in questa direzione. Sarebbe interessante prevederlo almeno come sperimentazione gestionale in alcune aziende».

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