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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Teatro: “Confessioni a Rebibbia”

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2010

Roma 3 marzo alle 16,30 alla Casa Circondariale Rebibbia Nuovo Complesso, col patrocinio del Municipio V e dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma Borghetto Prenestino all’inferno: senza ritorno  Evento organizzato  dalla Casa Circondariale Rebibbia Nuovo Complesso  per la regia di Marcello Cotugno Lo spettacolo, che ha già riscosso grande successo al Teatro Belli di Roma, con repliche tutte esaurite, sarà rappresentato in un evento unico il Il carcere è il luogo da cui parte la storia, ispirata a una vicenda reale, che vede protagonista un giovane outsider della criminalità romana. Egli rifiuta la società dei colletti bianchi, della “quieta disperazione” borghese e allo stesso tempo non riesce a far parte dei nomi importanti della mala: è un criminale di seconda fascia che vede scorrere davanti ai suoi occhi anni irrequieti, pieni di malessere e di sangue, in contesti che genericamente vengono definiti pasoliniani. L’idea della messinscena nasce dalla tradizione del “cunto” siciliano calibrando musiche e parole, con una narrazione in prima persona. La performance di Alfredo Angelici si struttura attorno al momento musicale realizzato dallo stesso Danilo Pennone, sulla scena sia nei panni del personaggio Cric sia come musicista (chitarra e mandolino) nonché autore delle musiche insieme al cantautore romano Marco Turriziani (voce e chitarra anche lui interprete nel ruolo del Molisano) e a Salvatore Zambataro (quest’ultimo, nella veste di Capellino, al clarinetto e alla fisarmonica). Uno spettacolo che racconta l’esperienza del carcere, da dove ha inizio la storia, per tornare come coronamento nel luogo da cui essa ha avuto origine. “Il fine delle pene non è di tormentare e di affliggere” scrive Cesare Beccaria nel suo Dei Delitti e Delle Pene, e l’intento è proprio quello di sottolineare che la detenzione per quest’uomo ha significato un vero percorso riabilitativo più che una dolorosa punizione. Una storia che non lascia indifferenti e che si risolve in un punto interrogativo che scuote la coscienza di ognuno di noi: tra i giovani delle nostre periferie quanti Natalino stanno preparando il loro sterile viaggio nell’imbuto del male? Questo spettacolo aiuta a capire, forse, perché alcuni si perdono e altri si salvano. (spettacolo)

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