Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

I soldati scrivono al loro ministro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 marzo 2010

“Egregio Sig. Ministro, scrivo in nome, per conto e nell’interesse di tutti volontari della FF.AA. Scrivo a Lei in qualità di preposto all’amministrazione militare e civile della Difesa e massimo organo gerarchico e disciplinare. Infatti tra le Sue competenze vi è anche quella di illustrare al Parlamento in sede di presentazione annuale dello stato di previsione del Ministero della Difesa, in particolare le previsioni di spesa inquadrate nella manovra prevista dalla legge finanziaria, la ripartizione delle risorse finanziarie per impegni operativi, amministrativi e per settori di spesa ed i suoi riflessi sulla preparazione delle Forze Armate; lo stato di attuazione dei programmi di investimento e le misure di ristrutturazione e riqualificazione dello strumento militare, con illustrazione del rapporto fra costi ed efficacia delle misure medesime.  Appare pertanto doveroso, per lo scrivente, ricordarLe che i tagli all’Esercito Italiano hanno provocato un internalizzazione dei servizi, i quali sino all’anno scorso venivano delegati a ditte civili, che ora sono anche disoccupati. Purtroppo una scelta infelice dell’amministrazione ha fatto si che adesso dette mansioni, oltre alle normali attività tipiche di soldato, vengono svolte dal personale volontario anche in servizio permanente, uomini e donne con esperienze decennali e famiglia a carico. In questo momento infatti ci si trova di fronte a situazioni che minano la dignità del personale volontario che è quello che sta pagando lo scotto più pesante, il quale si trova a dover espletare anche le mansioni di pulizia delle Caserme. Passi che abbiamo una remunerazione bassa a fronte di tanti sacrifici sia personali che delle proprie famiglie, passi un patrimonio alloggiativo nella maggior parte dei casi fatiscente e privo dei servizi minimi anche a fronte del pagamento di una retta mensile, ma obbligati ad alloggiarvi perché gli affitti esterni sono insostenibili, passi che la maggior parte degli alloggi demaniali sono abusivamente occupati dai “sine titulo”, accettiamo tutto ciò in silenzio e nella speranza che le cose possano migliorare, ma giocare sulla morale e sulla dignità questo è terrorismo psicologico allo stato puro. Ciò è inaccettabile, è destabilizzante della dignità, del decoro e della salute morale di chi opera ed a operato in missioni internazionali, chi ha conosciuto e si confronta giornalmente con il terrorismo e i suoi devastanti effetti, la fame, le malattie, la guerra, la distruzione, le mutilazioni e la morte, che non smette mai anche quando ci si trova di fronte al sacrificio estremo e non si rifiuta mai di operare come ambasciatore di pace e di giustizia, ma che poi si trova privato di quegli stessi diritti civili che esporta in quelle località che vivono realtà dittatoriali. Bisogna essere chiari, bisogna essere pratici, stiamo attendendo fiduciosi una Sua risposta anche alle varie interrogazioni parlamentari depositate in materia, che chiarisca il principio se siamo in primis cittadini italiani per diritto di nascita come costituzionalmente sancito, e solo dopo militari che giurano di salvaguardare le libere istituzioni, che vengono chiamati in guerre assurde non per propria scelta ma da un volere politico ed un dovere civile che le Comunità Internazionali si assumono, e non “mercenari” ad uso e consumo di chicchessia, oggi guerrieri, come Lei stesso più volte ci definisce nei suoi tanti discorsi pubblici, ma subito dopo trasformarci in “spazzini” per delle scelte infelici e inaccettabili sia politiche che dell’amministrazione, e domani cosa? Non oso immaginarlo. Quando un soldato volontario rientra dalle missioni non può e non deve trovarsi a dover lottare perché gli vengano garantiti quei diritti minimi che gli spettano per diritto di nascita, senza doversi scontrare con una istituzione che in barba alla più autorevole giurisprudenza della Corte Costituzionale che con le sentenze 449/1999; 332/2000; 445/2002 ha solennemente e definitivamente sentenziato che “i diritti fondamentali del cittadino militare non recedono di fronte alle esigenze della struttura militare”, ma la stessa prosegue sul suo percorso senza ascoltare le urla di malessere e mal contento che si sollevano giornalmente nelle sue caserme, urla che chiedono dignità e rispetto”.

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