Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Censura internet: non solo in Cina

Posted by fidest press agency su sabato, 27 marzo 2010

In Italia Google è condannata perché ha permesso l’immissione su YouTube (di proprietà del motore di ricerca) di un video, la magistratura ha chiuso un altro sito che rimandava a Pirate Bay, in Francia vige la regola del taglio della connessione a chi scarica contenuti protetti da diritto d’autore, sancito dalla legge Hodopi che il Regno Unito vuole copiare, in Cina la forte censura ha indotto Google ad abbandonare il paese con il più alto numero di internauti. Non è il riepilogo di quanto accaduto in un anno, ma è cronaca degli ultimi giorni o quasi che pare registrare una controtendenza nell’universo Internet; impallidendo il mito del mondo-villaggio globale. In controtendenza una sentenza spagnola che ha assolto un sito di indirizzamento tramite link alle reti peer to peer (che permettono la condivisione di file tra utenti). Elrincondejesus.com era accusata dalla Siae spagnola di favorire la violazione del diritto d’autore, chiedendo la chiusura di questo tipo di siti, anche in vista di una legge censoria in preparazione. Assolto, con un’argomentazione molto interessante, perchè mette al centro il ruolo che i motori di ricerca, come lo sono o lo erano Elrincondejesus o Pirate Bay. Per spiegare il concetto è utile procedere per gradi. Il caso Google-Video down in Italia ha levato il grido statunitense di allarme per la garanzia della libertà della rete nel nostro Paese. La vicenda attiene al caso delle molestie perpetrate ai danni di un ragazzo down da parte di compagni di scuola che le hanno filmate e postate in rete. Google, fornitore della piattaforma attraverso cui le immagini incriminate sono state veicolate nel web, è stato ritenuto responsabile di questi contenuti postati da terzi all’insaputa del provider.
La Cina in questi giorni è stata abbandonata dal motore di ricerca Google. Pensare al web senza questo intermediario risulta addirittura impossibile. L’infrastruttura tecnologica necessita di un interprete di senso (motore di ricerca) per assurgere a dimensione di utilità per l’internauta. In negativo si legge la mancanza di responsabilità dell’intermediario per i contenuti postati da terzi, salva l’ipotesi in cui l’evento pregiudizievole fosse stato preavvertito oppure fosse stato segnalato senza registrare cooperazione per la relativa espulsione dalla rete. In positivo si legge l’obbligo dell’intermediario di esimersi da operazioni di orientamento dei link tese a orientare i gusti e le scelte dei netizen. Nel meccanismo logico impostato nel motore di ricerca si gioca la partita tra libertà di espressione e copyright, tra libertà di espressione e diritto all’onore o alla riservatezza, tra libertà di informazione e libertà di impresa.In uno spazio globalizzato quale quello di Internet questi valori dovrebbero trovare applicazioni uniformi in tutti gli Stati.Proprio a tal fine si sono celebrati a turno in diverse capitali del mondo gli Internet Governance Forum tesi a individuare i punti di un possibile “Internet Bill of Rights” frutto della sinergia tra governi, istituzioni, imprese e semplici cittadini.I Governi dunque sono chiamati a individuare un equilibrio tra il diritto all’informazione e il diritto di impresa secondo una logica di tavoli di lavoro aperti ai protagonisti di questo scenario. Il motore di ricerca si colloca in posizione chiave nel rapporto tra libertà di impresa e libertà di informazione in quanto funge da intermediario tra i contenuti commercialmente accessibili e le richieste di informazione dei cittadini.

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