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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

Cosa scrivono i fedeli a Giovanni Paolo II

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 marzo 2010

Roma 30 marzo 2010 ore 12,00 Radio Vaticana, Sala Marconi Piazza Pia 3, Città del Vaticano presentazione del libroDi Elisabetta Lo Iacono Edizioni Messaggero Padova Pagg. 239 Euro 15,00  A cinque anni dalla sua scomparsa, il 2 aprile 2005, è tuttora ininterrotta la processione di persone che lasciano dinanzi alla tomba di Giovanni Paolo II un pezzetto della loro vita: un biglietto, un oggetto, un fiore. In un ininterrotto via-vai emozionale ed emozionante, migliaia di persone ogni giorno si rivolgono a questo Papa come a un uomo vivo, sentito, come scrive l’Autrice Elisabetta Lo Iacono, «depositario della saggezza propria di un nonno, della fermezza di un padre, della tenerezza di una madre, delle confidenze di un amico e della spiritualità di un santo». Elisabetta Lo Iacono ha letto migliaia di lettere, preghiere, intenzioni, ringraziamenti, dapprima sentendosi quasi in imbarazzo nel mettere mano a tutto questo materiale, «frugando tra tante vite – scrive – situazioni di dolore e di gioia, confessioni, racconti decisamente intimi». Poi però ha compreso la grande opportunità che le veniva offerta: testimoniare la solidarietà e l’intensità del rapporto tra Giovanni Paolo II e la gente. Il libro è inoltre arricchito da una riflessione del cardinale Angelo Comastri e da un intervento sul processo di beatificazione del postulatore monsignor Slawomir Oder; gli aspetti teologici, sociologici e mass-mediatici sono approfonditi dai contributi del cardinale Zenon Grocholewski, del sociologo Sabino Acquaviva e del giornalista vaticanista, direttore di Rai Vaticano, Giuseppe De Carli.
Elisabetta Lo Iacono, laureata in media e giornalismo presso l’Università degli studi di Firenze. Giornalista professionista, con numerose esperienze nel giornalismo radiofonico, della carta stampata e degli uffici stampa. Dal 2008 è docente di giornalismo presso la Pontificia facoltà teologica Seraphicum di Roma.(caro signor papa)

Una Risposta a “Cosa scrivono i fedeli a Giovanni Paolo II”

  1. Rosario Amico Roxas said

    Un uomo venuto da lontano
    A Giovanni Paolo II
    2 Aprile 2005
    Rosario Amico Roxas
    (tratto da Memorie amiche, ed. Paruzzo, Caltanissetta 2006)

    Solo i Grandi sopravvivono alla morte, per gli altri “in pulvere reverteris”, anche se hanno predisposto il proprio sacrario da trasmettere ai posteri.
    La vita di Karol Józef Wojtyła ha riempito le pagine di numerosissimi volumi; fiumi di inchiostro non sempre utilizzati per raccontare il vero… ma non possiamo certo attribuire le responsabilità …all’inchiostro. Certo non fu tempestivo ad intervenire quando mons. Romero gli presentò la tragica realtà di San Salvador; forze occulte in Vaticano avevano predisposto la condanna della teologia della Liberazione, per cui non risultava possibile, né coerente, intervenire fosse anche solo in una omelia.
    Mons. Romero fu ucciso mentre celebrava la Santa Messa, per segnare con l’oltraggio religioso la violenza assassina di quei poteri forti che si sentivano ostacolati dalle predicazioni del vescovo martire. Questa morte segnò l’itinerario di Giovanni Paolo II; preparò la grande enciclica Centesimus Annus nella quale espressamente sostenne le ragioni di quei teologi della Liberazione, che predicavano un Cristo povero, mendico, lacero, affamato, assetato, emarginato, come quei derelitti ai quali la predicazione veniva rivolta, ma era un Cristo consolatore e dispensatore di speranza colma d’Amore, quell’Amore che non attende di essere ricambiato.
    Nel successivo pellegrinaggio in Argentina, sconvolta da una feroce crisi economica, dove il 10 % della popolazione possedeva l’80% del patrimonio nazionale, non volle visitare gli orgogliosi palazzi del potere economico, ma si recò nelle favelas per cercare quel Cristo per il quale mons. Romero aveva sacrificato la sua vita. Volle incontrare i bambini che bivaccavano nelle strade, laceri, affamati, vittime di ogni forma di violenza; il suo gesto fu fuori da ogni protocollo e per questo fu vero: si sfilò l’anello pastorale, dono di Paolo VI e lo diede ad un vescovo argentino perché si occupasse a trasformarlo in pane. Sull’aereo di ritorno confidò al suo segretario: “ Come è possibile vivere una vita di fede quando non è dato poter vivere ?”
    Il resto della sua vita fu un intenso e continuo pellegrinare, portandosi addosso una croce appesantita dall’egoismo degli uomini; una croce che ha lasciato il segno di un itinerario umanissimo, coerente con le parole con le quali esordì al pontificato:
    « Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l’uomo. Solo lui lo sa! »
    Quelle parole hanno rappresentato il momento più alto e fondatore di una diversa cultura della Chiesa, ormai giunta a naturale maturazione, inaugurando la Sociologia del Nuovo Umanesimo.
    Le contraddizioni successive non fanno altro che esaltarne e perpetuarne il ricordo.

    Un Uomo venuto da lontano
    (A Giovanni Paolo II)

    (Rosario Amico Roxas)

    Navigando nel vuoto dell’anima,
    sconvolto da una solitudine irreale,
    non mi sono accorto
    quanto la barca del tempo
    si era allontanata dalla riva della verità.
    Porto sempre dentro di me un tatuaggio indelebile,
    come un panico senza nome,
    insinuato nell’incertezza,
    dove la paura conserva
    sempre il sapore dell’infanzia.
    Ho vissuto senza tempo
    con l’esaltata sensualità
    che hanno solo i dannati ad un destino precario,
    che temono anche i sogni
    perché scoloriscono in fretta.
    Sono stanco di avere paura
    del tramonto che inghiotte il giorno,
    del mare che termina nell’orizzonte lontano,
    della folle utopia dei forti che genera mostri.
    C’è un Uomo in mezzo a Voi
    al quale non sono degno
    neanche di annodare i legacci dei sandali.
    Così Giovanni il Battista arringò la folla
    quando Gesù si presentò per il battesimo nel Giordano.
    Mi attanaglia la paura che quell’Uomo
    non voglia più tornare in mezzo a noi.
    Ma sei arrivato Tu,
    venuto da lontano,
    e, nuovo Cireneo,
    Ti sei gravato della Croce
    appesantita dall’egoismo degli uomini.
    Ci hai guidati
    lungo le stazioni dell’eterna Via Crucis
    mostrandoci il vero volto del mondo.

    Il volto della gente di Harlem,
    dove il colore della pelle
    discrimina la dignità.
    Il volto dei disperati
    che annegano nei nostri mari
    alla ricerca di una vita vivibile.
    Il volto degli eroi per caso
    morti senza sapere il perché
    in guerre che non hanno capito.
    Il volto dei profughi
    senza presente e senza futuro,
    prigionieri di un passato ancestrale.
    Il volto dei bambini
    costretti a cucire i palloni di cuoio
    alla periferia fatiscente di Islamabad.
    Il volto dei bambini
    stivati in orridi antri
    dove annodano i tappeti a Jalalabad.
    Il volto dei bambini
    che raccolgono i favi di cacao
    nell’entroterra di Abidjan.
    Il volto dei bambini
    costretti a diventare produttori e fornitori
    di organi di ricambio.
    Il volto dei bambini
    armati come adulti
    nel gioco della guerra vera in Liberia.
    E’ la tragedia dei figli indesiderati
    del mondo opulento,
    ma Tu ci hai insegnato
    che sono i figli prediletti di Dio.
    L’autorità, il potere e l’egoismo,
    precari come il tempo,
    ballano con ogni singolo individuo
    una danza di morte imbevuta di sangue,
    lavata con fiumi di altro sangue,
    per far prevalere la ragione dei forti.

    Ora sei tornato alla casa del Padre,
    ma morendo hai rinnovato
    il miracolo della Resurrezione,
    perché hai fatto risorgere l’Uomo
    che soffre in ogni angolo del pianeta,
    diventato, per un giorno, primo attore.
    Il mondo dei vinti, dei disperati, dei derelitti,
    il mondo della Speranza, della Fede, della Carità,
    il mondo senza barriere,
    il mondo che rifiuta le guerre ma deve subirle,
    il mondo della solidarietà,
    il mondo dei giovani che hanno pregato e cantato,
    il mondo rimasto orfano,
    si è stretto intorno a Te,
    costringendo i potenti
    a piegarsi e, forse, a meditare.

    Non omnis morieris.
    Hallau akbar.
    Shalom.

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