Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Inflazione sulle materie prime

Posted by fidest press agency su martedì, 6 aprile 2010

Stupirsi per la nuova ondata di aumenti dei prezzi delle materie prime dimostra che, dal fallimento della Lehman Borthers in poi, si è sognato ad occhi aperti. Giustificare la recente impennata inflazionistica con una fantomatica “ripresa” o con la corsa e la sete del cavallo cinese vuol dire perseverare nell’irresponsabilità.   L’impennata dei prezzi delle materie prime ha solo un nome: speculazione. Come a vecchi tempi. Dovrebbe essere chiaro che se il sistema viene inondato di liquidità senza che nel frattempo si siano costruiti argini forti per incanalarla, essa prima o poi si riverserà dove può determinare alti ritorni di profitto, anche a spese dell’intera economia.  Il solo costo del salvataggio bancario in America è costato 2.500 miliardi di dollari. Il costo totale della crisi per Washington oscilla tra i 3.500 e i 5.000 miliardi di dollari. Quanto la seconda guerra mondiale in dollari attuali!. Allora quei soldi andarono nella produzione bellica, oggi questa bomba-carta di liquidità è rimasta nei mercati della finanza e nel sistema bancario. Nel contempo si sono registrati il crollo del commercio mondiale che oggi varia tra il 16 e il 20% e il crollo della produzione industriale di tre, quattro volte superiore in misura percentuale alla riduzione del Pil.
A nostro avviso la recente spinta speculativa sulle materie prime non è il risultato della “magia del mercato” ma la decisione della finanza di sfidare in anticipo il sistema politico che continua a parlare di riforme globali ma fatica a realizzarle.   La stessa amministrazione Obama ne è consapevole e denuncia le grandi banche e le finanziarie americane che stanno spendendo 1,4 milioni di dollari al giorno per operazioni di lobbying al fine di  “spegnere la volontà politica di cambiamento”.  Per deragliare il treno delle riforme si tenta di provocare  preventivamente un’ondata di inflazione che crei una situazione di emergenza e quindi la possibilità di ricatto, come nella crisi bancaria.   Giocare adesso con l’inflazione dei prezzi delle materie prime significa innescare una nuova crisi, forse peggiore di quella che abbiamo sperimentato, perché va a stravolgere il sistema produttivo e la precaria stabilità sociale.   Recentemente in Messico al Forum Internazionale dell’Energia il segretario generale dell’OPEC, Abdallah Salem el-Badri ha dichiarato:” Alla fine del 2008 i prezzi del petrolio sono sfuggiti a ogni controllo a causa della speculazione, oggi dobbiamo lavorare duramente per ridurre la volatilità dei mercati”.
Infatti il prezzo del petrolio non è sospinto in alto da un aumento di domanda di barili reali ma dalla crescita del mercato dei “barili di carta”. Petrolio virtuale viene scambiato nella forma di “futures” che, scommettendo sul rialzo del prezzo, ne determinano l’aumento vero.  Ma la speculazione sta generando volatilità anche sui prezzi dell’acciaio, del rame, del nickel, ecc.  Per l’economia italiana ciò potrebbe essere devastante. L’aumento medio dei costi di approvvigionamento di materie prime nel 2010 si calcola in un  più 17%, senza contare gli effetti perversi della speculazione.
Per fronteggiare “i nuovi rischi emergenti”, Obama, Sarkozy e i capi del  governo inglese, canadese e sud coreano, in quanto ospitanti passati e futuri dei summit del G20, hanno indirizzato una lettera a tutti i governi al fine di stabilire le nuove regole internazionali. Ma, mentre i tempi della loro entrata in vigore sono lontani, nel 2012, la situazione economica potrebbe precipitare ulteriormente.  Negli Usa la Commodity Futures Trading Commission  starebbe per imporre limiti ai volumi di petrolio e di altre materie prime che possono essere oggetto di operazioni finanziarie al fine di ridurre gli effetti speculativi. Il “cuore” del problema, come abbiamo da tempo evidenziato, sta però nel meccanismo dei derivati OTC che sono negoziati tra  banche e hedge fund fuori dai mercati regolamentati e quindi sottratti a ogni forma di controllo.   E’ tempo di agire. La lettera dell’ex presidente della Commissione Europea Jacques Delors  “Per un rinnovo del partenariato euro-americano” indica una strada che si può percorrere insieme.  (Di Mario Lettieri  Sottosegretario all’Economia nel governo Prodi  Paolo Raimondi Economista)

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