Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Fede nella ragione, ragionamenti sul credere

Posted by fidest press agency su martedì, 13 aprile 2010

Le domande più frequenti sull’esistenza tra fede e ragione.  Chi vuol vivere pienamente dev’essere anzitutto capace di interrogarsi consapevolmente riguardo alla questione se si debba fondare il senso della propria esistenza solo su ciò che è verificabile oppure sull’ipotesi che vi sia un senso ulteriore, o persino un Senso Ultimo. L’autore, Matteo Rampin, medico psichiatra, analizza nel testo Fede nella Ragione, ragionamenti sul credere edito da Marcianum Press le domande più frequenti che l’uomo si pone sull’esistenza e, in una prospettiva della ragione, offre interessanti riflessioni.  Domande come queste tendono oggi a essere soffocate da un nichilismo banalizzato che non ha più nulla di eroico né di tragico, e che spinge al disimpegno e alla rinuncia a pensare; ma l’uomo è tale perché si interroga, e si interroga perché ha la ragione: è dunque guardando alla ragione che ci si deve interrogare sulle questioni del senso.   La ragione rende problematica l’idea di Dio: non solo le principali religioni sostengono verità contrarie all’esperienza sensibile (a cominciare dalla resurrezione dei morti), ma la neurobiologia ipotizza che il bisogno di senso sia solo un precipitato casuale del processo evolutivo, per cui (se è vero che l’uomo tende biologicamente a costruirsi l’illusione di un senso che non esiste) tutte le domande sul “senso del senso” cessano di avere interesse. Tuttavia, ancora una volta, chi afferma che non vi è un senso non può  addurre prove irrefutabili a sostegno della sua ipotesi: anche oggi, dopo secoli di pensiero fondato sulla ragione scientifica, si deve constatare che né l’esistenza né l’inesistenza di Dio sono dimostrabili razionalmente. Si arriva, con questo, all’umiliazione della ragione in ogni possibile discorso sul credere? La scelta decisiva circa la questioni del senso esula irrimediabilmente dalla razionalità?   Il messaggio cristiano propone una risposta valida anche per l’uomo contemporaneo: afferma che è possibile verificare nella pratica diretta e concreta l’attendibilità del Vangelo. Chi accetta di sperimentare l’annuncio cristiano può “mettere alla prova” l’ipotesi che sia possibile uno scaturire di senso anche laddove un senso non appare, che sia possibile amare e a lasciarsi amare anche nella profondità dell’abisso della sofferenza e dell’ingiustizia, che si possa diventare persone più compiute e costruire un mondo più umano.  Si tratta di una proposta che non umilia la ragione, e sulla quale possono convenire serenamente credenti e atei: chi mette alla prova la verità  del messaggio cristiano può legittimamente parlarne, confutandolo o accettandone la validità. (Martina Voghi)

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