Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Le ultime sette parole di Caravaggio

Posted by fidest press agency su martedì, 13 aprile 2010

Roma 14-25 aprile 2010  (ore 20.30) Teatro India Via Luigi Pierantoni, 6 Le ultime sette parole  di Caravaggio  lo spettacolo scritto e diretto da Ruggero Cappuccio con Claudio Di Palma e Lello Arena.  Protagonisti de Le Ultime Sette Parole di Caravaggio, il pittore (Claudio Di Palma) e il suo servo (Lello Arena) s’incontrano, si raccontano e poi si misurano con sette insidiose e spietate “femminote” interpretate da Federica Bognetti, Stella Egitto, Ilenia Maccarrone, Giusy Mellace, Alessandra Roca, Marina Sorrenti e Ada Totaro.   scritto e diretto da Ruggero Cappuccio con Claudio Di Palma e Lello Arena  e con  Federica Bognetti – Stella Egitto – Ilenia Maccarrone Giusy Mellace – Alessandra Roca  Marina Sorrenti – Ada Totaro  musiche Paolo Vivaldiscene Nicola Rubertelli costumi Salvatore Salzano luci Franco Polichetti  Nella sua ultima play, Ruggero Cappuccio ritrae l’artista umano, il genio immortale. La sua vita raccontata manca della sicurezza delle ultime ore, della certezza d’una febbre infettiva che l’avrebbe reso prima agonizzante e poi cadavere sulla spiaggia di Porto Ercole il 18 luglio del 1610. Michelangelo Merisi è artista bifronte della spada e del pennello, delle luci e delle ombre, eterosessuale e omosessuale, amico dei cardinali e dei ladri, idolo dei principi e degli assassini che proclama l’impossibilità dell’esistenza di un mondo alto e poetico senza la conoscenza, la mortificazione e il naufragio in un mondo basso, corporeo.  Ne Le Ultime Sette Parole di Caravaggio si accende il delirio del grande artista in un dialogo disperato con sé stesso. Merisi è braccato da sette donne soprannominate “femminote”, una falange zingaresca di femmine siculo-calabre esperte di una vita criminale abbracciata per altrettanta disperazione. Incaricate dai poteri politici e religiosi di eliminare Caravaggio, le “femminote” si danno a interpretare la parte dei suoi giuda, in cambio di un silenzioso oblio sui loro reati pregressi.(caravaggio)

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