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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 137

Stati Uniti: fra cittadinanza legale ed umanità

Posted by fidest press agency su martedì, 13 aprile 2010

Non si deve togliere la sanità e l’opportunità ai bambini di andare a scuola “per i peccati dei loro padri”. Parla Meg Whitman, candidata repubblicana a governatore della California, lo stato-nazione della costa del Pacifico. I padri sono ovviamente i clandestini residenti in America con figli nati negli Stati Uniti i quali sono cittadini americani.La cittadinanza legale di questi ragazzi sta divenendo soggetto di discussione come rivela un recente articolo dell’opinionista conservatore George Will del Washington Post. Secondo Will, l’idea di riformare il concetto di cittadinanza, togliendola ai figli dei clandestini, consiste di una semplice riforma. Non esattamente. Negli Stati Uniti la legge sulla cittadinanza  fu stabilita dal XIV emendamento che riconosce cittadini tutti coloro che sono nati in America senza riguardo alla nazionalità dei genitori. L’eccezione sono i figli dei diplomatici i quali ricevono la cittadinanza del Paese dei loro genitori. Il XIV emendamento fu passato circa 150 anni fa poco dopo la fine della Guerra Civile americana. Diede la cittadinanza a tutti quelli nati in America incluso gli afro-americani i quali fino a poco tempo prima erano in gran parte proprietà di bianchi. L’emendamento garantisce la stessa protezione legale a tutte le persone sottoposte alla giurisdizione degli Stati Uniti. Ciò include anche i figli dei clandestini.
In effetti, la legge sulla cittadinanza americana riconosce ciò che si chiama il diritto ius soli (diritto di suolo), cioè nascendo negli Stati Uniti si ottiene automaticamente la cittadinanza.
Molti altri Paesi usano il ius sanguinis (diritto di sangue) per determinare la cittadinanza. Secondo questo sistema solo i figli con almeno un genitore cittadino saranno automaticamente cittadini.
In linee generali i Paesi del Nord e Sud America usano il diritto di suolo per determinare la cittadinanza. Si tratta di nazioni con forti tradizioni di immigrazione che hanno sempre incoraggiato l’integrazione di nuovi arrivati ed i loro figli. Il diritto di sangue invece è usato da molti altri Paesi europei con poca tradizione di immigrazione. L’unica eccezione è la Francia che usa il diritto di suolo dal 1515. Ciononostante parecchi Paesi europei in tempi recenti hanno modificato le loro leggi per determinare la cittadinanza cercando di assorbire i nuovi arrivati ed i loro figli nati nel Paese di adozione. In Germania ed in Italia i figli di padri stranieri possono ottenere la cittadinanza  in alcune situazioni. I bambini nati nella nostra Penisola possono divenire cittadini se i loro padri sono ignoti. I bambini nati in Germania possono diventare cittadini naturalizzati come avviene anche in Svizzera. In sintesi, anche i Paesi con poca tradizione di immigrazione hanno dovuto fare delle modifiche per affrontare in modo umano la nuova realtà che deve considerare gli spostamenti di persone da un Paese all’altro. Negli Stati Uniti, Paese di immigrati per eccellenza, la cittadinanza per diritto di suolo è stata mantenuta parecchie volte dalla Corte Suprema.  L’ultima volta è avvenuto nel 1982 con la riconferma dei diritti dei figli dei clandestini di frequentare le scuole pubbliche americane. La cittadinanza comporta però anche doveri verso la nazione. I figli di clandestini, cittadini americani per legge, spesso si arruolano nelle forze armate e muoiono per la loro Patria. Ci sono più di tre milioni di questi individui i cui genitori non hanno diritto legale di essere negli Stati Uniti. Cambiare la legge per togliere la cittadinanza a questi individui sarebbe un atto di crudeltà che non riflette la generosità degli americani. Ciononostante la paura di pochi gruppi di destra e il desiderio di risolvere la questione dei clandestini in America spinge a soluzioni non pratiche oltre che inumane. I clandestini non vengono negli Stati Uniti per avere dei figli che poi li faranno diventare residenti permanenti. La ragione principale è il desiderio di lavorare, spesso accettando gli impieghi più umili che gli americani rifiutano. Togliere loro i pochi benefici che ricevono non ridurrebbe il loro numero né risolverebbe la tragica situazione dei dodici milioni di immigrati senza autorizzazione legale di trovarsi nel Paese.Il presidente Obama è riuscito dopo molte battaglie a riformare il sistema sanitario. La prossima lotta sarà con la riforma sull’immigrazione. Non sarà facile ma una volta completata, la riforma aiuterà i padri dei clandestini ad  integrarsi. Col passare delle generazioni si vedranno questi clandestini come eroi in modo non tanto diverso dall’eroismo che noi riserviamo agli altri immigrati del passato. (Domenico Maceri San Luis Obispo, CA, USA)

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