Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 255

Errori del chirurgo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2010

Nell’ultimo decennio è costantemente diminuito il numero  degli iscritti alle branche chirurgiche, meno 30% dal 2007 al 2008. Questa tendenza contrasta con un dato incontrovertibile:  la chirurgia italiana è, per qualità e risultati, ai primissimi posti al mondo. Ma il progressivo aumento di cause, penali e civili, intimorisce: indagini svolte da varie Società o Associazioni dimostrano, oltre al calo di specializzandi, che 8 chirurghi su 10 potrebbero avere, nel corso della loro vita professionale, un contenzioso medico-legale. Pur risolvendosi positivamente nella stragrande maggioranza dei casi, sconvolgerà la loro vita professionale, personale e familiare per molti anni. “Siamo il Paese a più elevato tasso di conflittualità civile. La sanità e la chirurgia in particolare non solo non sfuggono a questa maledizione ma ne rappresentano un esempio paradigmatico. Ogni atto chirurgico può avere delle complicanze ineludibili di là delle capacità professionali: l’errore è quasi sempre non del singolo operatore ma il frutto di una catena di eventi”. Con una giurisdizione medica ferma al codice Rocco del 1930, l’Italia è l’unico paese al mondo con Polonia e Messico dove gli errori clinici sono perseguibili penalmente. “Un esempio nel campo in cui opero – spiega il prof. Giorgio Vittori, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) – è quello dell’enorme ricorso al taglio cesareo: per 9 colleghi su 10 sono le complicazioni medico legali la prima causa del taglio cesareo, che in Italia  ha numeri record, 38 su 100, percentuali senza eguali in Europa (in Francia è il 20,2%, in Inghilterra il 23%). E la deriva più pericolosa è oggi rappresentata dal fenomeno della medicina difensiva: un aggravio di esami a volte inutili, che dilapidano risorse, allungano le liste d’attesa, mentre si insinua il dubbio che sulle reali necessità dei pazienti prevalga la minimizzazione dell’operato del medico, specie del chirurgo, che per  paura del ‘castigo’ non affronta la malattia con tutti i mezzi a sua disposizione. Eppure la chirurgia generale italiana ‘brilla’ in campo laparoscopico, robotico e dei trapianti. “Medici, pazienti, istituzioni, politica, industria e mezzi di informazione – afferma Forestieri – devono tutti assieme, e dalla stessa parte,  ricercare una nuova alleanza terapeutica per il fine ultimo e l’interesse convergente di tutti, cioè una sanità migliore, più uniforme, senza sprechi, di maggiore qualità, più sicura, più efficace ed efficiente.”

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