Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Il Papa e la persecuzione mediatica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2010

In questi giorni Benedetto XVI sta subendo una persecuzione mediatica, in quanto Papa, per colpire in lui il Papato e la Chiesa cattolica e, si fieri potest, cancellarla dalla faccia della terra. L’attacco è partito dal New York Times della famiglia israelitica-americana Sulzberger. Inoltre Stephan Kramer, segretario generale del “Consiglio Centrale degli Ebrei Tedeschi”, ha accusato padre Raniero Cantalamessa perché aveva osato leggere la lettera di un suo amico ebreo, il quale scriveva che l’attacco contro tutta la Chiesa, a partire da casi di preti infedeli, poteva essere paragonato all’antisemitismo in quanto passaggio dalla colpa personale a quella collettiva. Idem il rabbino statunitense Gary Greenebaum. Infine il rabbino di Roma, Riccardo Di Segni, si è detto addirittura indignato perché le parole di padre Cantalamessa sono state pronunciate il Venerdì Santo, che è il giorno più funesto per gli ebrei in quanto esso ha scatenato l’ondata persecutoria e di proselitismo cattolico contro il popolo ebraico, e da parte di chi vorrebbe restaurare nella liturgia la lingua latina di quella Roma che ha distrutto due volte Gerusalemme. Addirittura si vorrebbe portare il Papa in giudizio davanti ad un tribunale americano o all’Aja. Il 2 aprile 2010 l’agenzia Adnkronos ha scritto che «la questione degli abusi sui minori da parte di esponenti della Chiesa, con le accuse rivolte al Papa sulla vicenda da certi quotidiani, anche oggi occupa le pagine della stampa internazionale, in particolare in Occidente. È quanto sottolinea la Radio Vaticana che mette in luce anche i numerosi attestati di solidarietà a Benedetto XVI. Inoltre l’emittente della Santa Sede dà particolare risalto a quelle voci di vescovi e intellettuali cattolici, che s’interrogano sui mandanti dell’attacco mediatico in corso e puntano il dito contro forti interessi economici; si rileva poi che il New York Times non indaga con la stessa forza sugli abusi sessuali nella comunità ebraica della metropoli americana, mentre è descritto il tentativo di estromettere la Chiesa dalla sfera pubblica. Viene poi messo in luce l’intervento dell’intellettuale americano George Weigel, che parla senza mezzi termini della decadenza del New York Times, i cui redattori “hanno abbandonato ogni pretesa di rispetto verso i più elementari standard giornalistici” trasformando quello che era un grande quotidiano in un tabloid scandalistico fondato su menzogne e insinuazioni». (don Curzio Nitoglia)

Una Risposta a “Il Papa e la persecuzione mediatica”

  1. Rosario Amico Roxas said

    L’aristocrazia della Fede. Rosario Amico Roxas

    I fatti, o misfatti, che stanno coinvolgendo questo vaticano, vengono affrontati come eventi contro il vaticano e, quindi, contro la religione; ma questo non è altro che un escamotage per allontanare il calice delle colpe e delle responsabilità che riguardano una religione tradita nella sua essenza, per stornare l’attenzione intorno all’apparato burocratico che vorrebbe amministrare la religione e con essa anche la fede.
    Si parte da lontano se si vuole ricostruire il senso stesso della fede, si parte da Cristo, in quello che noi chiamiamo “in quel tempo”; già identificare “quel tempo” rappresenta la base degli errori passati, presenti e futuri. “Quel tempo”, messo insieme all’anti-relativismo così tenacemente propugnato, svilisce la dimensione divina per costringerla dentro i parametri umani che identificano quel tempo, questo tempo e il tempo che verrà, limitati come siamo dalle categorie spazio-temporali; solo l’accettazione di una visione relativista rimetterebbe l’uomo nella sua finita dimensione temporale non commercializzabile con l’infinità di Dio e il Suo eterno presente (Io sono colui che sono). Dio, presentandosi all’uomo, si rivelò in un verbo cioè in una forma temporale che rifiuta le pretese storiografiche per sottolineare che il suo nome, quindi la sua essenza, non può essere manovrato dall’uomo per i propri fini ed interessi, né limitato dalle stesse limitazioni umane, né ancorato ad una storiografia, parto culturale dell’uomo, mentre la fede rimane un dono di Dio.
    E’ la manovra dell’uomo c’è stata e continua ad esserci, giungendo a supporre agguati o congiure di poteri forti, allo scopo di lenire le ferite delle colpe e del tradimento del genuino insegnamento di Cristo.
    Cristo sconvolse il tempo nel quale si manifestò come uomo, perché capovolse i termini della religione inserendo prepotentemente la Fede, che nelle religioni materiali non era prevista.
    Questa fu l’aristocrazia della Fede, dilatata a tutti gli uomini, senza discriminazioni di razza, cultura o religione. La molteplicità delle religioni documenta la grandezza di Dio, perché non necessita di monopolismi, accettando la molteplicità che coinvolge popoli diversi. L’errore sta nel volere analizzare ciò che divide le varie religioni, trascurando ciò che le unisce.
    L’aristocrazia della Fede non è selettiva, non privilegia nessuno, ma tutti innalza nella verticalizzazione della Fede come premessa indispensabile alla orizzontalità successiva, suggellata dalla reciprocità solidale.
    L’errore gravissimo avvenne quando gli uomini vollero correggere quell’aristocrazia della Fede, per generare la “nobiltà” della religione, più legata alle forme che alla iniziale sostanza.
    L’identificazione di una gerarchia all’interno della medesima religione, provocò un iniziale disorientamento, che venne neutralizzato con l’esercizio del potere, con la minaccia del peccato, con il diritto di vita o di morte, con i roghi, le crociate, l’inquisizione, la lotta per le investiture, il potere temporale, il diritto all’obbedienza cieca ed assoluta e l’esibizione dell’infallibilità per stroncare ogni possibile dissenso.
    “ Ma voi non fatevi chiamare rabbi, perché siete tutti fratelli” (Matteo 23, 1-12)
    Oggi siamo all’eccesso intollerabile: la pretesa che non può essere rinnegata, di avere cercato di trasformare un reato penalmente perseguibile in un peccato da amministrare nelle sacrestie… la famigerata lettera “Crimen sollicitationis” ne è la tragica conferma, tant’è che una corte distrettuale del Texas, dopo attente indagini denunciò l’allora cardinale Ratzinger per “ostacolo alla giustizia”; il processo è ancora in piedi, ma non può essere celebrato perché nelle more Ratzinger è diventato “sovrano assoluto dello Stato città del Vaticano” avanzando il diritto alla non processabilità per la carica ricoperta.
    “Il mio regno non è di questo mondo” (Giovanni 18,33-37)
    E’ stato, e lo è ancora, più grave l’esercizio della pretesa di trasformare il peccato in reato e cercare di ottenerne l’applicazione anche da uno Stato laico che ha il dovere di fornire i medesimi servizi a tutti, senza discriminazioni di razza, cultura o religione.
    Un non credente non può crearsi una unione di fatto, senza matrimonio perché non crede nella sua indissolubilità, in quanto lo Stato laico, ma confessionale per ragioni di consensi, non riconosce loro i medesimi diritti.
    Si rinnovano i “fasti” della lotta per le investiture, solo con una terminologia più moderna:

    “Il parlamentare cattolico deve obbedienza alla Costituzione che vuole tutti i cittadini uguali di fronte alla legge, in quanto deputato, oppure deve obbedienza al pontefice, in quanto cattolico, discriminando i diversi perché così ordina il pontefice ?”

    E’ da queste contraddizioni che esplodono le incongruenze, che vengono esasperate proprio per la recrudescenza ideologica che vorrebbe imporre quella che ho definito “la nobiltà selettiva della religione” che vuole neutralizzare “l’aristocrazia paritaria della fede”.

    E’ la fede che deve avere il primato, non la religione; è Cristo, con il suo insegnamento, che può illuminare le menti, non i suoi successori che ne hanno interpretato l’itinerario spirituale a proprio piacimento.
    Ci sono anche stati pontefici illuminati anche di recente, come Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II nella seconda parte del suo pontificato che iniziò con la morte di mons. Romero, ma non è il caso attuale !
    Oggi ascoltiamo troppe parole, troppa opulenza, troppo potere, quando la grandezza di Cristo sta nella semplicità.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: