Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

Oggi vi parlo del mio libro

Posted by fidest press agency su martedì, 4 Maggio 2010

E’ titolato “Vulnus”. Qualcuno lo ha definito di fantascienza altri di narrativa e altri ancora è meglio non citarli. Su cosa si impernia la storia? Sul fatto che da una seduta psicanalitica emerge un passato, un lontano trascorso e che il trauma subito in un’altra vita si riverbera inevitabilmente in quella presente. Ma un momento. Stavo dimenticando di dirvi che il risveglio del nostro personaggio è nel tremila e passa dopo Cristo. Ovvero ben mille anni abbondanti dall’ultimo suo ricordo. A tratti si riaffacciano taluni eventi che l’hanno segnato in quella precedente esistenza e lo spingono a fare dei confronti con il presente. Ricorda, ad esempio, città popolose con bambini garruli per le vie, mamme che portano nel passeggino i loro bimbi e papà che non disdegnano di tirare con il figlio e i suoi compagni qualche calcio al pallone. Ora lo scenario è diverso. Le città, ben poche a dire il vero, sono un concentrato di altissimi palazzi e di un mondo esclusivamente di adulti. E i bambini, mi direte voi? Ci sono, certo, ma vivono altrove. Sono nati, per lo più, nei laboratori, coltivati in provetta e negli incubatori e, una volta, completata la fase formativa seguiti da assistenti, educatori ed educatrici sino a raggiungere la maturità e una professione. A questo punto possono andare ad abitare e a lavorare altrove. Vi è, quindi, un netto distacco tra l’età della crescita e della formazione e quella successiva. Non esiste, ovviamente, disoccupazione. Ognuno ha un suo preciso compito e il turn over non è legato all’età bensì alla morte. In pratica la morte è accettata come naturale conseguenza di uno status fisico che collassa per completamento del suo ciclo vitale. Non esiste la parola vecchio. Tutti conservano doti di efficienza e immutate capacità intellettive e il ciclo vitale è calcolato rigidamente intorno a 120 anni. Si può, ovviamente, morire prima ma non di malattia, ma per qualche incidente. Anche le parole “banca” e “carta moneta” non esistono. Ognuno ha un suo credito cumulabile in una carta elettronica e gestito da un chip e che si ricarica periodicamente e gestita da una centrale computerizzata. Assistenza sanitaria, alimenti, abitazione sono ad uso gratuito. Per la salute si fa molta prevenzione. Ogni anno è previsto un check-up per analizzare i valori e individuare eventuali anomalie. Non esistono prodotti farmaceutici poiché la loro prescrizione è nella dieta alimentare. Non esiste la proprietà. Tutto ciò che si usufruisce è utilizzato per il tempo che si vive. Non vi sono ricchi e poveri perché le risorse sono distribuite equamente e non esistono lavori che prevedono differenzazioni retributive. Ciò non di meno esistono due fasce d’impegno lavorativo: quello dedicato ai servizi e l’altro allo sviluppo di nuove tecnologie, reperimento e impiego risorse. I lavori più umili sono assegnati ai robot. Le donne, private della maternità, sentono la sensualità in modo diverso. In questo rapporto che divide Vulnus dal suo essere presente in una realtà così diversa dai suoi ricordi che lo ricacciano un millennio indietro si matura un confronto a tratti drammatico, nostalgico, ma anche denso di eventi e di interrogativi. E’ l’uomo che si confronta tra il suo presente e il suo passato e cerca di darsi un futuro partendo da questa nuova risposta evolutiva. (R.A.)

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