Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 330

Parliamo di cellulite…

Posted by fidest press agency su domenica, 9 Mag 2010

Roma Cavalieri dal 7 al nove maggio 2010 via Cadiolo 101 XXXI°congresso nazionale dei medici estetici. Incominciamo con il dire che il “grasso in eccesso” può avere due distinti aspetti. L’uno è l’adiposità localizzata e un’altra è la pannicolopatia edemato-fibrosclerotica (PEFS), come si definisce scientificamente la cosiddetta ‘cellulite’. E’ determinata da un’alterazione del microcircolo e dai processi degenerativi che ne conseguono, secondo stadi evolutivi (dall’ 1 al 4). Particolarmente predisposte sono le donne con familiarità per insufficienza veno-linfatica; la razza bianca è più esposta delle altre.
Si tratta di due condizioni diverse anche se molto spesso presenti nello stesso paziente. L’adiposità organizzata, a sua volta, è quasi un carattere sessuale secondario femminile che vede l’adipe localizzarsi in alcuni distretti specifici, come la regione trocantere della donna. Nell’adiposità distrettuale, il grasso si deposita in alcune zone ben precise; l’intervento chirurgico di liposuzione può essere in questo caso risolutivo.  Queste due situazioni si diagnosticano facendo una buona anamnesi, con l’esame obiettivo e con un ecografia dell’ipoderma. L’ecografia consente  di distinguere l’ adiposità distrettuale dalla PEFS in uno dei vari stadi evolutivi. Questo ci permette di muoverci in una condizione piuttosto che in un’altra.  Ci sono dei fattori che favoriscono la PEFS, quali le alterazioni posturali, una serie di abitudini scorrette (portare le scarpe troppo alte, portare pantaloni stretti); la stipsi che contribuisce ad alterare il ritorno venoso; errori alimentari (es. un’eccessiva assunzione di sodio), bere alcolici, fumare, aumentare e scendere di peso, le gravidanze. Sono tutte condizioni che favoriscono e aggravano la stasi veno-linfatica e quindi favoriscono ancora di più l’evoluzione verso gradi di PEFS di maggior gravità. Al contrario l’adiposità distrettuale non ne viene influenzata. E’ ovvio, quindi, che queste situazioni vadano affrontate in modo diverso. Nel caso dell’adiposità distrettuale valida e risolutiva è la soluzione chirurgica. Ma ci sono pazienti che preferiscono le metodiche non invasive. Sono tornati di moda dopo un periodo di silenzio tutti i trattamenti a base di ultrasuoni, la cosiddetta cavitazione. Va detto però che allo stato attuale ancora non si dispone di studi scientifici seri in questo campo, che documentino che l’utilizzo di ultrasuoni, anche a bassa frequenza come quelli di ultima generazione, siano realmente utili nel trattamento dell’adiposità distrettuale. Se applico una corrente sulla superficie dello strato adiposo creo, soprattutto se lo infiltro con soluzione fisiologica, facendo cioè la cavitazione con idrolipoclasia, vado a frantumare il tessuto adiposo. Non è ancora chiaro però se questa ‘frantumazione’ possa andare a far danno anche altrove, al di là del tessuto adiposo. Anzi. Questa tecnica non va utilizzata in modo erroneo sull’addome, perché può causare emorragie interne o emorragie uterine. Va fatta da mani esperte, senza improvvisazioni. E’ più che mai necessaria una regolamentazione che sembra purtroppo di là da venire. Si tratta di una tecnica potenzialmente pericolosa.  Gli ultrasuoni sono onde sonore, in questo casa di bassa frequenza (prima si usavano da 1 a 3 Mhz, mentre adesso si usano quelle a più bassa frequenza). La cavitazione è l’effetto provocato dall’onda ultrasonora applicata sui tessuti biologici.  L’infiltrazione di soluzione fisiologica, amplifica l’azione degli ultrasuoni, determinando la ‘rottura’ del tessuto adiposo. Se si utilizza solo l’onda sonora, si ottiene comunque un effetto di cavitazione però molto ridotto rispetto a quello che si può ottenere con il liquido introdotto nella zona da trattare. Le metodiche cercano di essere il meno aggressive possibile perché questo è ciò  che chiede il mercato. Le persone non vogliono tecniche dolorose e quindi la cavitazione con ultrasuoni, può essere per molte preferibile all’idrolipoclasia ultrasonica, anche se meno efficace. La radiofrequenza è un’onda radio che non riscalda la superficie ma il tessuto sottocutaneo; questo determina un’alterazione del tessuto creando una sorta di fibrosi, una contrazione del tessuto che diventa più compatto; questo dovrebbe associare alla riduzione del tessuto anche una maggiore azione tonificante e un ripristino dell’elasticità cutanea. In cosa consiste l’elettrolipolisi associata a mesoterapia? Si tratta della ripresa di una vecchia metodica utilizzata negli anni ‘80. In questo caso di tratta dell’applicazione di onde elettriche per “distruggere” lo strato adiposo. Si tratta di una metodica abbastanza invasiva e dolorosa in quanto fa uso di aghi e onde elettriche.  Nel caso della mesoterapia, che è sempre un evergreen per questa condizione, vengono presentate nuovi principi attivi? Sostanze nuove non ci sono ma stanno venendo alla ribalta le cure omeopatiche. E infine c’è la carbossiterapia… La usiamo da oltre vent’anni, ma all’inizio era vista come una cosa assurda. Oggi sta finalmente prendendo piede, anche se la carbossidoterapia è abbastanza dolorosa; per questo se ne sono in parte appropriati chirurghi plastici, che le propongono magari alla fine di un altro trattamento, dopo aver fatto la liposuzione, o le utilizza su aree di adiposità localizzata che sono rimaste e che non è necessario trattare chirurgicamente. C’è poi l’Ultra-Shape Contour.  Questa macchina, utilizzata da qualche anno, dovrebbe sostituire il trattamento chirurgico dell’adiposità localizzata; emette degli ultrasuoni che focalizzati (più ‘concentrati’ rispetto alle macchine che emettono ultrasuoni) che raggiungono il tessuto adiposo e frantumano le cellule adipose. Il manipolo dell’Ultra Shape, rispetto al manipolo degli ultrasuoni effettua contemporaneamente anche una sorta di massaggio.  E a proposito di massaggi, “per combattere la cellulite ci sono anche le tecniche del massaggio microalveolare, dall’Endermologie alla vibrator stimulation. Vi sono, ovviamente, anche le creme, ma sia chiaro da sole non possono risolvere i problemi, ma possono senz’altro migliorare la superficie cutanea. Inoltre permettono alle persone di avere un contatto con il proprio corpo, con la propria fisicità”.qui,

Una Risposta to “Parliamo di cellulite…”

  1. […] Parliamo di cellulite… […]

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