Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Congresso nazionale degli oncologi

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 Maggio 2010

Valderice (TP). Il 56% degli oncologi italiani si è sentito chiedere almeno una volta dai propri pazienti terminali di accorciare le loro sofferenze. Accanimento terapeutico, testamento biologico, direttive anticipate sono problemi concreti, quotidiani, nei reparti in cui si curano i tumori ma solo 4 medici su 10 si sentono adeguatamente informati su come gestire le questioni del “fine vita”. Un bisogno reale che va affrontato sia sul piano della conoscenza che con specifiche normative: ne è convinto il 75% dei soci dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) secondo quanto emerge da un’indagine promossa dalla Società scientifica. “Il 50% di noi segue personalmente oltre 10 malati terminali ogni mese – spiega il prof. Carmelo Iacono, presidente dell’AIOM – e con loro siamo spesso chiamati a prendere decisioni che riguardano il vivere e il morire. Circa 4 oncologi su 10 sono convinti che ci si debba attenere alle direttive del paziente, per il 50% invece queste vanno condivise e discusse. Dobbiamo essere pronti a gestire questo aspetto, così come sappiamo impostare un piano terapeutico. Oggi è infatti indispensabile svolgere la nostra professione con un approccio orientato alla persona e non solo al tumore: la qualità di vita è un obiettivo irrinunciabile della cura e la Società scientifica ha il dovere di approfondire anche gli aspetti etici”. L’Etica della ricerca presenta risvolti quali l’indipendenza degli studi ma anche la garanzia di accesso alla cura rispetto al costo dei farmaci innovativi. “Se è giusto che ogni decisione tenga conto della sostenibilità oltre che dell’equità del sistema – spiega il prof. Marco Venturini, presidente eletto dell’AIOM – è altrettanto necessario che al paziente possa essere offerta l’opportunità di godere delle nuove risorse terapeutiche, che possono fare la differenza. Non è pensabile che il problema della compatibilità economica, che richiede una valutazione complessiva basata su aspetti tecnici, scientifici, gestionali, economici ma anche etici, venga ribaltato sui singoli medici e sui loro pazienti”.

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