Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Chi ha paura di Cristo-Uomo?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 Maggio 2010

Di Rosario Amico Roxas. La  domanda che, doverosamente, i cattolici, quelli del “cattolicesimo dei cattolici” dobbiamo rivolgerci, cercando di dare una risposta è “Chi ha paura di Cristo-Uomo?” Chi ha paura del Suo insegnamento?   Chi ha paura della Sua testimonianza? Chi ha paura della sua laicità? Chi ha paura del Cristo che cacciò i mercanti fuori dal Tempi, senza cercare un accordo con loro, magari chiedendo un finanziamento per aprire una scuola, oppure l’8 per mille dei loro lauti guadagni? Le religioni monoteiste non hanno mai messo in dubbio l’esistenza di Cristo, anche se con divergenti visioni. Per l’Islam Gesù è nato da Maria Vergine, per intervento di Dio, è stato il più grande dei profeti, è in “intimità” con Dio, verrà a giudicare i vivi e i morti. Solo per l’ebraismo, che pure non ne nega l’esistenza, le cose sono andate diversamente, ma temo di scadere nella polemica, per cui tralascio l’argomento. Cristo visse fra gli uomini, predicò agli uomini, insegnò, portò la buona novella, stipulò la nuova alleanza, propose il Dio dell’Amore esorcizzando il Dio degli eserciti. La religione cristiana, per noi cattolici-cristiani, è calata dentro la figura di Cristo, che attira e affascina perché esalta, innanzitutto, l’umanità, quella umanità che ci fa tutti, indistintamente tutti, figli di Dio. Il popolo della fede, quello che crede pur non riuscendo a  capire, ama Cristo e in Cristo ama l’uomo che ha patito quello che ogni uomo può patire, e ne trova consolazione, conforto; ama Cristo, Dio e Uomo, per l’incommensurabile capacità di amare, di un amore che non attende di essere corrisposto, un amore che solo Dio sa elargire.
La moltiplicazione dei pani non può essere letta con una interpretazione letterale, bisogna guardare dentro le parole e i gesti, che anticipano le parole di Giovanni Paolo II, quando si domandò “come è possibile vivere una vita di fede quando non è possibile vivere ?”
Il pontefice era di ritorno da uno dei suoi pellegrinaggi nel mondo dei vinti, dei disperati, degli emarginati, ai quali portò una parola di conforto e di speranza, mentre si preparava a promulgare la “Centesimus Annus” con la quale condannava gli egoismi del mondo capitalista e opulento.
Cristo vide quella folla che lo seguiva e ascoltava le sue parole, manifestando fede, ma anche Cristo dovette chiedersi “come è possibile vivere una vita di fede quando non è possibile vivere ?”
Sfamò quella moltitudine comprendendo bene come l’umanità, con i suoi limiti e le sue grandezze, ha le sue necessità. Il pontefice Benedetto XVI, nel suo libro “Gesù di Nazaret”, ha sentito il bisogno di confermare l’esistenza di Cristo per tentare di documentarne storicamente la divinità, con una esegesi della quale il popolo della fede non sentiva il bisogno e lo fa a dopo avere condannato, attraverso la Congregazione per la Dottrina della Fede,  P. Jon Sobrino, il teologo di San Salvador, sospeso dall’insegnamento di teologia, perchè accusato di privilegiare l’aspetto umano di Cristo, quell’aspetto umano tanto simile agli emarginati di cui si è sempre occupato P. Jon Sobrino. La Congregazione per la dottrina della fede, già Sant’Uffizio, già Inquisizione, trascura, dimentica, non tiene in nessun conto che il Cristo, predicato in quel Sud-America, non è biondo con gli occhi azzurri; non è circondato dal lusso e dall’ostentazione di opulenza e di potere; non dibatte di teologia e dottrina; non conosce nemmeno il Diritto Canonico; è un Gesù lacero, mendico, negro, emigrante, emarginato, escluso, affamato, assetato, malato, straccione, pellegrino… ma pieno e completo d’Amore. Perché Cristo-uomo fa così paura?
Perché si vuole sminuire l’umanità che conforta, mettendo in primo piano la divinità, quando ciò che abbiamo appreso è frutto proprio della sua partecipazione ai dolori, alle speranze, al senso di giustizia e a tutti i valori che sono precipui dell’uomo ? Amare Cristo uomo e Dio significa, per tutti gli uomini, partecipare all’unica razza: la razza umana diventata  divina e resa tale dalla partecipazione di Cristo, con la fede che supera qualunque esegesi.
“Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra,
perché hai tenuto nascoste queste cose
ai sapienti e agli intelligenti e
le hai rivelate ai piccoli. (Mt. 38,25)”
Essere cattolici significa “essere in comunione” con Dio, non certo quel “fare la comunione” nel rispetto delle apparenze o, peggio, per esaltarsi nell’esibizionismo  formale  e formalista, per ingannare la platea; in questa ottica si affronta l’aspetto culturalmente e dottrinariamente  più importante, con una domanda che rivolgo a me stesso, alla quale oso anche dare una risposta:
D.  Credo nella divinità di Cristo ?
R.  Non lo so, per questo ci credo ! (Rosario Amico Roxas)

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