Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

5 associazioni e una storia fanno un patto unitario

Posted by fidest press agency su domenica, 30 Mag 2010

Gaeta 19 giugno 2010 presso Hotel Mirasole congresso della Confederazione SUD Euromediterranea. Il tutto incomincia, probabilmente, con cinque amici che s’incontrano una sera a Palermo in via libertà. Sono, per la cronaca: Francesco Strafalaci (Sicilia Federale), Bruno Mabilia (Alleanza per il Sud), Linda Cottone (Partito del Sud – Alleanza meridionale),  Antonino Calì (Movimento per il Sud),  Girolamo Foti (MovimentoSUD dei diritti).  Hanno in comune la passione per la loro terra e una grande voglia di fare, d’esternare la loro vitalità, di guardare avanti senza timori pensando al futuro delle loro famiglie, dei loro figli, del loro lavoro e del loro paese che incomincia dalla via di una città e si allarga a macchia d’olio dalla propria regione alle altre che compongono l’Italia ora che siamo giunti al giro di boa dei 150 anni dall’unità. Ma per essi non vi è solo gioia di vivere ma anche un filo di amarezza pensando alle cose che non vanno, alle difficoltà che incontrano nel lavoro, nella tutela dei loro diritti, alle carenze assistenziali e alle incertezze previdenziali, dell’istruzione, ecc. E si chiedono: possibile che non possiamo fare nulla per migliorare e migliorarci? Possibile che ci tocca subire e tacere? Possibile che i nostri vicini e quelli più lontani si accontentano di soffrire o di arrangiarsi e non sanno fare altro? Possibile che il nostro futuro lo costruiamo sulla sabbia? E allora questi cinque si guardano negli occhi e sfidano lo sconforto che sopravanza e in un moto di ribellione pensano di offrire ai loro amici, alle loro famiglie, a tutte le donne e gli uomini di buona volontà una occasione per ritrovarsi, per esorcizzare la rassegnazione, per alzare fieri la testa e guardare dritto davanti a sé per indicare una strada, per farsi alfieri di una avventura, quella di un movimento nato per tracciare un solco, seminarvi il frutto del loro entusiasmo, coprirlo con amore e vigilare che germini la spiga e che essa sappia crescere sempre di più tra la gente, che dia ad essa più di una speranza, una certezza che la politica costruita con gli uomini e le donne giusti possa essere riscattata al bene. Forse è un’utopia. Ma quante utopie hanno fatto parte della storia e hanno costruito una società del cambiamento? Tante, tantissime. Se sono crollate non è stato certo per colpa dei loro ideatori ma per le debolezze umane dei loro eredi. E’ questa la vera insidia. Ora si tratta di dare alle persone che vi credono la forza dei numeri poiché in una democrazia quella che vale è il consenso e il consenso può venire se il messaggio è chiaro, forte e determinato. E allora nel futuro si parlerà di quei piccoli uomini che una sera di primavera, in una strada del mondo hanno cercato di gettare il primo seme nel grande solco della storia: ai posteri l’ardua sentenza. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it) (precedenti: qui)

Una Risposta to “5 associazioni e una storia fanno un patto unitario”

  1. […] Pubblicato da fidest su lunedì, 31 maggio 2010 Gaeta (Lt)19 giugno 2010 Hotel Mirasole Via Firenze, 5, ore 11:30 inizieranno i lavori dei cinque movimenti guidati da Antonio Ciano, Francesco Strafalaci, Antonino Calì, Girolamo Foti e Bruno Mabilia, che s’ispirano alle problematiche meridionali per rilanciare sul piano nazionale una grande forza aggregativa, propositiva e di lotta per restituire, a quella parte del Paese che è stata a lungo trascurata, pari dignità e rispetto per la sua cultura e tradizione, per i suoi antichi e mai riposti vincoli di civiltà e di progresso. E’, senza dubbio, un atto coraggioso, dati i tempi in cui viviamo, ma anche necessario per uscire da quella condizione di regresso che sembra voler condizionare ogni proposito di ripresa competitiva delle economie meridionali dalle tradizionali e più legate alla natura del territorio come l’agricoltura, il turismo, l’artigianato, alle altre più innovative quali le industrie cantieristiche, metalmeccaniche ed estrattive. Così mentre il Nord Italia e una parte del Centro guarda al Nord il resto del Paese si sente più vicino alle economie del mediterraneo che lambiscono le coste dell’Africa e di Israele del Libano e della Turchia. Due forze oggi squilibrate da una diversa visione dei rapporti internazionali ma che sono destinate ad operare all’unisono per offrire ai mercati emergenti quegli scambi necessari e quelle risorse importanti che possono permettere all’Italia di trovare riscontri importanti non solo sotto l’aspetto economico e commerciale ma anche per rafforzare le intese già raggiunte o in fase di consolidamento e nell’intento di esaltare le risorse umane, potenziare la ricerca, sviluppare le sinergie. Questa ricerca di sbocchi condivisi oggi non trova rispondenza nel governo centrale del Paese e, in taluni casi, dagli amministratori locali distratti, come sono, da altri interessi, allorché si scoraggia la crescita del meridione con una necessaria e forte ripresa degli investimenti nelle infrastrutture, dai trasporti al tecnologico, e da piani industriali mirati. I movimenti oggi si sentono caricati di questa grossa responsabilità di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla necessità che si vada oltre l’ordinaria amministrazione che è prevalsa negli ultimi decenni dai governi che si sono succeduti nel paese per ridare all’Italia, nella sua interezza, il prestigio che merita, ma anche la capacità coesiva necessaria per rispondere con una sola voce alle sfide della globalizzazione, della concorrenza internazionale e dei nuovi mercati competitivi del sud-est asiatico. E’ questo il modo più efficace per segnare il giro di boa dei 150 anni dall’Unità d’Italia con una spinta che sappia indicare la nuova strada da percorrere e dare agli italiani in concreto il senso e la natura di una crescita da sempre attesa e mai realizzata. Nota precedente qui qui […]

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