Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Assalto israeliano, c’è un precedente

Posted by fidest press agency su martedì, 1 giugno 2010

Credo che il tragico, inammissibile assalto, in acque internazionali, delle forze speciali israeliane contro la nave della solidarietà che portava viveri e medicine alla popolazione assediata di Gaza, sia un altro punto all’attivo dell’attuale governo di Netanyahu per giungere… al completo isolamento d’Israele in M.O. e nel mondo. Tuttavia, non è un commento che qui vorrei fare, piuttosto ricordare una precedente, analoga iniziativa organizzata, ai primi di febbraio del 1988, dall’Olp di Yasser Arafat e sostenuta da un vastissimo schieramento internazionale di forze politiche, culturali, sindacali e associazioni pacifiste: “la nave dei ritorno” dei palestinesi esiliati che doveva partire dal Pireo con destinazione il porto israeliano di Haifa. Per una serie di oscure e drammatiche circostanze, quella nave, alla fine, non partì né dal Pireo né dal porto di Limassol (Cipro) e così fu evitata una tragedia forse più grave di quella attuale. Ad Atene erano convenute circa 1500 persone, la gran parte vecchi rifugiati palestinesi e famiglie cacciati dalle loro case dopo la prima guerra arabo-israeliana del 1948 e dispersi nei campi profughi di Giordania, Siria, Libano ed Egitto.  Ad accompagnarli in questa pericolosa missione, che il governo di Shamir considerava “una compagnia di assassini” da bloccare con ogni mezzo, c’erano centinaia di rappresentanti di partiti, sindacati, giornalisti, di associazioni umanitarie e pacifiste di molti paesi in gran parte europei e occidentali.
La delegazione italiana era composta: dal sottoscritto (per il PCI), da Raniero La Valle (per Sin. Indipendente), La Chiara (per PSI), Nordio (Acli), Ferrucci (Ass. giuristi democratici). Vi erano anche diversi giornalisti fra i quali ricordo: F. Isman, (Messaggero) L. Tersini (Tg3), I. Gagliano (Tg2), G. Berenson (Repubblica) e un giornalista dell’Ansa. Con noi viaggiò anche mons. Hilarion Cappucci, da lungo tempo esiliato a Roma per imposizione del governo d’Israele al Vaticano, che- come altri profughi palestinesi- desiderava ritornare nella sua terra.  Ci era stato assicurato che la nave (noleggiata dall’armatore Vassiliké) era pronta a salpare l’indomani (il 10 febbraio). Giunti in hotel, non disfacemmo le valigie per tenerci pronti per l’imbarco. Invece, nessuno ci convocò per la partenza. L’attesa cresceva e si propagava, tramite i media, nell’opinione pubblica internazionale. Alla fine Abu Sharif, il portavoce dell’Olp, annunciò che la “nave del ritorno”, ancorata nel porto di Limassol, era stata fatta saltare in aria dagli israeliani qualche ora prima. La nave non era stata noleggiata, ma addirittura acquistata dall’Olp con l’aiuto dei sauditi. Fu a questo punto che ci convincemmo che la missione era decorosamente fallita e decidemmo di prendere il primo aereo per Roma. (on. Agostino Spataro in sintesi)

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