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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Chirurgia colonna vertebrale

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 giugno 2010

L’Ospedale Ulss n.4 “Alto Vicentino” di Schio si conferma polo d’eccellenza per il Nord Italia nel trattamento delle patologie della colonna vertebrale. Presso l’ambulatorio dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia, Centro Regionale Specializzato per la Chirurgia Vertebrale, diretta dal Professor Massimo Balsano, vengono visitati circa 900 pazienti l’anno e, grazie ai progressi delle tecniche chirurgiche, sono trattati con altissime percentuali di successo i difetti dei vari distretti della colonna vertebrale: dalle discopatie, alle ernie discali, alle fratture vertebrali, alle patologie oncologiche, alle deformità del rachide come la scoliosi.
La scoliosi non va mai trascurata: il problema più grave collegato a questa patologia, infatti, è la progressione della curvatura della colonna e gli effetti collaterali che ne derivano, che possono interessare anche l’apparato cardio-circolatorio. Le terapie variano in base alle cause e alla gravità della curva scoliotica: nei casi meno gravi può essere sufficiente l’esercizio fisico, in quelli più severi viene indicato il trattamento ortesico (busto/tutore). Quando, invece, il valore angolare (misurato in gradi Cobb) supera i 40 gradi, la terapia è chirurgica. In questi casi, infatti, se non si interviene, può permanere un aggravamento lento e progressivo per tutto l’arco della vita. La correzione chirurgica della scoliosi ha assistito negli ultimi anni ad una notevole evoluzione. “Le moderne procedure – spiega il professore – si basano sull’uso di barre, solitamente in titanio o in acciaio , precedentemente sagomate al fine di riprodurre la curvatura fisiologica del rachide, fissate  prevalentemente mediante viti al rachide. Il loro utilizzo permette di ottenere una correzione immediatamente stabile, senza la necessità di ricorrere a corsetti /tutori o busti gessati nella fase post-operatoria. Il paziente può, infatti, alzarsi dopo tre-quattro giorni dall’intervento senza il sostegno di un busto ortopedico, riprendendo a svolgere gradualmente qualsiasi attività”.

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