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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 9

Teatro: Finale di partita

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 giugno 2010

Roma Teatro India  8-20 giugno 2010 (ore 21) Emilia Romagna Teatro Fondazione Teatro Metastasio Stabile della Toscana presentano Finale di partita di Samuel Beckett  regia Massimo Castri traduzione Carlo Fruttero con  Vittorio Franceschi, Milutin Dapcevic, Diana Hobel, Antonio Giuseppe Peligra  scene e costumi Maurizio Balò assistente alla regia Marco Plini. Lo spettacolo che vede Massimo Castri, per la prima volta nella sua lunga ed eccellente carriera, cimentarsi in un testo di Samuel Beckett, ed in particolare nel capolavoro il cui titolo deriva da una mossa del gioco degli scacchi. Con questa coproduzione del Teatro di Roma continua e si rinnova con successo la collaborazione tra il grande maestro toscano e lo stabile capitolino. Protagonisti in scena Hamm, cieco e condannato a trascorrere i suoi giorni su una sedia a rotelle e Clov, il suo servo. I due hanno un rapporto conflittuale in cui si consumano litigi ma anche una reciproca dipendenza. Clov vive nell’eterna tentazione di andarsene ma pare non esserne capace. L’incalzante botta e risposta tra Hamm e il suo servitore, che costituiscono l’ordito più evidente della trama del testo, sembrano un infinito alternarsi di mossa e contromossa scacchistica. In scena incombe la presenza degli anziani genitori di Hamm, Negga e Nell entrambi privi degli arti inferiori costretti a trascorrere la loro esistenza nei bidoni della spazzatura. Lo stesso Beckett, nel corso di alcune prove dello spettacolo allo Schiller Theatre di Berlino disse: “Hamm è il re in questa partita a scacchi persa sin dal’inizio. Nel finale fa delle mosse senza senso che soltanto un cattivo giocatore farebbe. Un bravo giocatore avrebbe già rinunciato da tempo. Sta soltanto cercando di rinviare l’inevitabile fine”. Se in Aspettando Godot si riesce a intravedere un’ambientazione quasi realistica – un albero, una strada di campagna – Finale di partita si svolge in uno scenario che oggi potremo definire post-atomico: tutto lascia presagire che sia avvenuta una catastrofe che ha cancellato pressoché  ogni traccia di vita sulla terra. La stanza in cui si consuma è stata paragonata all’interno di una cavità cranica, per le altre due finestre centrali che potrebbero ricordare le cavità oculari. Altre letture hanno lasciato intendere che la scena sia in realtà l’interno di una grande arca che sta solcando il pianeta all’indomani di un nuovo esiziale diluvio. (franceschi)

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