Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

La battaglia della Fiom di Pomigliano

Posted by fidest press agency su martedì, 29 giugno 2010

Il PMLI saluta calorosamente le delegate e i delegati del gruppo Fiat e delle grandi aziende del Mezzogiorno riuniti in Assemblea nazionale a Pomigliano d’Arco. “Questa vostra Assemblea – è detto in un comunicato del Pmli –  si tiene a pochi giorni dal referendum sull’accordo separato per la Fiat di Pomigliano, imposto da Marchionne e sottoscritto da Cisl, Uil, Fismic e Ugl. Sapete bene in che condizioni sono stati chiamati a votare le lavoratrici e i lavoratori dello stabilimento: col ricatto della chiusura, dello spostamento delle produzioni in Polonia, del licenziamento di tutti gli addetti; con fortissime pressioni di governo e Confindustria, del PDL e anche del PD, degli amministratori locali, dei mass-media e dei sindacati firmatari dell’accordo”. “Nonostante ciò – si precisa – sono stati tanti, quasi il 40%, ben oltre gli iscritti della Fiom e dello Slai-Cobas, ben oltre ogni aspettativa”. In questo caso opporsi al piano Marchionne, ha significato difendere i diritti acquisiti (come il diritto di sciopero, il diritto alla salute, la tutela contro i licenziamenti senza “giusta causa”) sanciti nel Ccnl e nelle leggi del lavoro, anche salvaguardati da principi costituzionali”. Lo slogan coniato dai lavoratori di Pomigliano: “Senza diritti siamo solo schiavi” rende bene l’idea della posta in gioco. “vogliono cancellare leggi e diritti indisponibili, distruggere con le deroghe il Contratto nazionale e lo Statuto dei lavoratori, intensificare lo sfruttamento”.
“Il referendum – si precisa – ha avuto un esito forse inaspettato e anche per questo ancora più straordinario: 4 lavoratori su 10 hanno detto No; ma quanti altri lavoratori pur essendo contrari hanno votato Si nel timore di perdere il posto di lavoro? Un esito che ha fatto fallire il plebiscito preteso dall’azienda, posto come condizione per fare l’investimento e procedere nella produzione della nuova Panda. Un esito che non ha chiuso la partita, come avrebbe voluto Marchionne, ma che invece la lascia aperta a futuri sviluppi. La lotta dunque deve continuare, non può che andare avanti e svilupparsi ulteriormente per raggiungere risultati diametralmente opposti voluti da quelli di Fiat, di Confindustria e del governo”. “La battaglia della Fiom di Pomigliano – si precisa – riguarda tutta la classe operaia e tutti i lavoratori. Oggi più che mai con una crisi alle porte che fa azzerare i diritti dei lavoratori, e il tentativo di scaricare la crisi economica e finanziaria su lavoratori, pensionati, precari, ceti popolari, demolendo ciò che rimane dello “stato sociale” in campo previdenziale, sanitario, assistenziale e sociale, cancellando diritti e spazi democratici. La modifica dell’art.41 della Costituzione per cancellare qualsiasi vincolo anche formale alla “libertà d’impresa” sta in questo contesto. Il rischio è un ritorno indietro di 80 anni, se non a fine ‘800, allorchè imperava il capitalismo selvaggio, la giornata lavorativa andava dalle 12 alle 14 ore giornaliere, le tutele sindacali, contrattuali e legislative erano inesistenti”.

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