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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Inquinamento e trombosi

Posted by fidest press agency su martedì, 6 luglio 2010

Milano, fino al 9 luglio 2010 Hotel Marriott 21st International Thrombosis Congress, presieduto dal Professor Pier Mannuccio Mannucci, professore ordinario di medicina interna all’Università di Milano e direttore della Clinica Medica presso la Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore di Milano, l’intervento del professor Andrea Baccarelli – responsabile del Centro di epidemiologia molecolare e genetica del Policlinico di Milano e adjunct professor all’Harvard School of Public Health di Boston – spiega gli effetti molecolari e cellulari delle polveri sottili, cercando di identificare nuove strategie di protezione. “Gli effetti dell’inquinamento atmosferico – è stato ormai ampiamente dimostrato – non si fermano all’apparato respiratorio, ma coinvolgono molti altri distretti dell’organismo, tra cui, il sistema cardiocircolatorio – dichiara il Professor Baccarelli – Uno studio da me guidato, eseguito in collaborazione con il centro Trombosi della Fondazione ospedale Maggiore e pubblicato su Archives of Internal Medicine nel 2008, dimostra che l’inquinamento da polveri sottili è causa di un notevole incremento del rischio di trombosi venosa profonda. Realizzata in Lombardia, coinvolgendo più di duemila persone, l’indagine ha evidenziato che, per ogni aumento di 10 microgrammi di PM10 per metro cubo d’aria, si ha un incremento del 70% del rischio di trombosi”. “Il nostro organismo è un network – aggiunge il professor Pier Mannuccio Mannucci – è una totalità integrata e interconnessa. Quello che accade in un punto della rete, il più delle volte segue i grandi circuiti di collegamento interno, in primo luogo il sistema immunitario. Le cosiddette polveri sottili, un insieme di inquinanti aerei e solidi, che provengono da processi di combustione – e quindi soprattutto da traffico automobilistico ma anche da riscaldamento domestico e attività industriali – attivano in senso infiammatorio le cellule immunitarie presenti nelle vie aeree, in particolare i macrofagi alveolari. Queste cellule residenti nei bronchi e nei polmoni, contaminate dalle polveri, cominciano a produrre grandi quantità di 6 citochine, che innescano una generale reazione infiammatoria, la quale può manifestarsi sotto forma di asma o allergia respiratoria, ma può anche dare origine a un evento trombotico, a causa degli effetti pro-coagulanti del mediatore stesso”. Le conclusioni di questo studio hanno avuto riconoscimenti a livello mondiale tanto che l’American Heart Association, la massima autorità nel campo di inquinamento e malattie cardiovascolari, ha sottolineato il rilevante contributo delle ricerche italiane nel recente Scientific Statement pubblicato nel numero di Giugno 2010 della rivista internazionale Circulation. Nel documento ufficiale della American Heart Association sono ben sette i contributi scientifici di Mannucci e Baccarelli ad essere citati e proposti alla attenzione degli esperti e del pubblico. Ma il futuro della ricerca si sta spostando sui meccanismi di regolazione epigenetica del DNA: quei meccanismi che modulano l’espressione genica, senza intaccare la sequenza del DNA stesso. L’aspetto interessante è che questi cambiamenti nella metilazione possono anche verificarsi spontaneamente, fisiologicamente, con l’invecchiamento. “E’ come se vivere esposti al traffico e allo smog ci facesse invecchiare prima – commenta Baccarelli- Si tratta di risultati importanti non solo per definire meglio i meccanismi che legano l’inquinamento alle malattie trombotiche, ma anche per trovare possibili soluzioni. L’elemento interessante dei cambiamenti epigenetici è che sono reversibili. Quindi, se troviamo un modo per invertirne la rotta, possiamo pensare di ridurre gli effetti nocivi dell’aria inquinata, pur non riuscendo a ridurre l’inquinamento di per sé”.

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