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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Carceri: rientrare nella legalità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 luglio 2010

Per la prima volta un tribunale di sorveglianza, in base al ruolo che gli viene attribuito dall’ordinamento penitenziario, dà ordine a un carcere di rientrare nella legalità. Succede a Napoli, dove la dottoressa Angelica Di Giovanni, presidente del tribunale di sorveglianza di Napoli, prendendo atto della drammatica situazione degli istituti di pena della Corte di appello di Napoli ha inviato, alle rispettive direzioni, l’ordine di disporre quanto necessario per eliminare l’evidente contrasto tra le condizioni di vita all’interno degli istituti di pena partenopei e le norme vigenti. Con ordinanza del 20 aprile 2010 la presidente Di Giovanni ha infatti disposto che la direzione della Casa Circondariale di Poggioreale si attivi con pronta sollecitudine per eliminare ogni possibile situazione di contrasto con l’articolo 27 della costituzione e con l’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti Umani. Su questo provvedimento giudiziario i deputati della delegazione Radicale nel gruppo di Pd hanno depositato un’interrogazione al ministro della Giustizia Alfano, per sapere quali provvedimenti urgenti intenda adottare, sollecitare e promuovere al fine di risolvere i problemi evidenziati nell’ordinanza adottata dal presidente del tribunale di sorveglianza di Napoli. L’interrogazione è a prima firma della deputata Rita Bernardini, membro della Commissione Giustizia, che nel corso di diverse visite ispettive al carcere di Poggioreale, ha potuto riscontrare condizioni di detenzione palesemente contrastanti con i principi costituzionali e con le norme dell’ordinamento penitenziario. Come si legge nell’ordine del tribunale di sorveglianza, infatti: “attualmente il numero dei detenuti presenti nella Casa Circondariale di Napoli «Poggioreale» è di 2.759 a fronte di una capienza di 1.400 unità, ormai quasi il doppio, per cui la situazione è tale da essere oggettivamente, di per sé, possibile fonte di violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. Di tutta evidenza, peraltro, appare la compromissione del dettato costituzionale, articolo 27 della Costituzione, atteso che in tali condizioni, resta difficile assicurare la concreta realizzazione del principio per cui «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato».” La risposta all’interrogazione è attesa per questa settimana in Commissione Giustizia. “Notizia delle ultime ore- fa sapere Rita Bernardini – è che il magistrato di sorveglianza di Napoli, dott.ssa Di Giovanni, ha consegnato tutte le carte riguardanti il provvedimento del 20 aprile alla Procura della Repubblica di Napoli, evidentemente spinta dall’inottemperanza degli istituti di pena partenopei all’ordine impartito”.

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