Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Full metal Afghanistan

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 luglio 2010

E’ apparso su  Cybernaua InformAction Magazine un articolo in esclusiva di Maria Clara Mussa reduce dalla visita  a Camp Stone, una delle maggiori basi militari create dagli Americani, a circa 20 chilometri da Herat, dove ha constatato i risultati della cooperazione tra Isaf e Forze Armate Afghane (ANA) (Afghan National Army). Questi soldati sono dei “guerrieri, forti della propria tradizione e del ricordo del loro eroe, il “leone del Panjshir”, Ahmad Shah Massud”. Ciò non di meno, osserva la giornalista, necessitano di esperienze già consolidate volte al perfezionamento dell’organizzazione del loro esercito. A questo è destinata la task force OMLT (Operational mentoring liason team), l’unità multinazionale a guida italiana che accompagna i reparti dell’esercito afgano nelle attività addestrative e operative sul campo. Comandante regionale dell’OMLT è il colonnello Silvio Zagli, che le ha detto “si tratta di un grande successo nella prospettiva dello sviluppo di un esercito nazionale pienamente autosufficiente”. Il colonnello è affiancato dal suo capo di Stato Maggiore colonnello Pier Paolo Lamacchia. “L’esercito afgano, spiega Lamacchia alla intervistatrice, dispone da oggi di una brigata di élite, di stanza a Herat e destinata a operare con i militari italiani del Regional Command West.”
La 1a brigata del 207mo Corpo d’Armata ha superato le verifiche di piena efficienza operativa da parte dell’Operational Mentoring and Liaison Team (OMLT). Nel corso dell’intervista è stato chiesto ai due colonnelli italiani: “quali siano i rapporti con il contingente italiano e quali cambiamenti si sono verificati dall’inizio delle operazioni di ISAF. In proposito loro precisano che: “Molti sono i cambiamenti, da quando sono incominciate le attività ISAF in Afghanistan”. “La formazione e l’addestramento ogni giorno – si precisa – trovano motivo di esercitazione “dal vero”, in situazioni in cui i soldati devono contrastare gli attacchi degli insorgenti e mettere così in atto quanto appreso”. Il nerbo di questo nascente esercito afghano è costituito, per lo più, da “Ragazzi dai venti ai venticinque anni, provenienti da varie e lontane città afghane, dove hanno lasciato mogli e figli che per mesi non potranno riabbracciare. Ragazzi di varie etnie, soprattutto Tagiki e Pastun, giunti ad Herat per costituire l’Esercito afghano”. E allorché si chiede loro perché si sono arruolati rispondono: “perchè vogliamo rendere libero e più forte la nostra terra, l’Afghanistan”. Il lungo articolo della giornalista è possibile leggerlo integralmente su Cybernaua InformAction Magazine. (la foto è di  Daniel Papagni ed è andata a corredo dell’articolo della Mussa)

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