Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Fiat: licenziamento sindacalista

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 luglio 2010

“Un’azienda che in Italia si prenda la responsabilità di licenziare un rappresentante sindacale aziendale deve aspettarsi di essere condannata dal giudice, in quattro e quattr’otto, alla reintegrazione nel posto di lavoro” lo scrive Giuliano Cazzola, deputato del PdL e Vice Presidente della Commissione Lavoro della Camera, nella sua rubrica settimanale sul sito http://www.libertiamo.it  e fa notare come “Nemmeno il presidente della Repubblica, che risponde soltanto per alto tradimento o per attentato alla Costituzione, è “blindato” al pari di un delegato sindacale”. “Eppure – continua Cazzola – la Fiat negli stabilimenti di Mirafiori e di Melfi non ha esitato ad assumere dei provvedimenti disciplinari (licenziamento incluso) nei confronti di alcuni delegati sindacali della Fiom, i quali, probabilmente, avevano compiuto i medesimi atti (ora censurati) tante altre volte nella più totale impunità.”.  Cazzola però precisa che a lui “non piace andare a caccia di dietrologie ed immaginare puntigliose strategie studiate a tavolino” cosa questa che lascia “volentieri alla Fiom”, anche perché aveva già fatto notare in precedenza “la Fiat si confronterà a breve con dei giudici che plausibilmente  le daranno torto.”  Cazzola poi commenta l’esito del referendum di Pomigliano e la linea di condotta adottata dalla Fiat che “è abbastanza chiara” .ma avvisa anche che “una vittoria ancor più netta e clamorosa non avrebbe disarmato il gruppo dirigente della Fiom, motivato soltanto a “far danni” sempre e comunque”. “Marchionne – secondo Cazzola – non avrebbe mai potuto lasciare in braghe di tela quelle forze sindacali che, insieme a lui, avevano scommesso sul successo dell’operazione Pomigliano. Rinunciando all’investimento” altrimenti “avrebbe subito, nei fatti, il veto della Fiom”.  Quindi per Cazzola “per condurre in porto la sua strategia Marchionne ha davanti a sé una sola strada: essere rigoroso ed intransigente nel pretendere l’applicazione dell’accordo, usando tutti i mezzi a disposizione.”. Secondo il parlamentare del PdL  l’intesa di Pomigliano in fondo ha un solo obiettivo “cambiare radicalmente l’andazzo di alcuni stabilimenti situati nel Mezzogiorno, anche a costo di sopportare una fase di forte conflittualità”. Infine Cazzola fa un parallelo con la Fiat ai tempi di Cesare Romiti e scrive “Romiti decise di licenziare una ventina di lavoratori che si erano particolarmente distinti nelle lotte sindacali violente di quei tempi. I sindacati (tutti) protestarono e una certa parte della sinistra gridò alla repressione. Ma quella svolta, lo si scoprì ben presto, era indispensabile”.

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