Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Gara di Canoa

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 luglio 2010

Una società italiana ed una giapponese decisero di sfidarsi ogni tre anni in una  gara di canoa, con equipaggio  di otto uomini. Entrambe le squadre si allenarono con impegno e quando arrivò il giorno della gara  ciascuna squadra era al meglio della forma, ma i giapponesi vinsero con un vantaggio di oltre un chilometro. Dopo la sconfitta il morale della squadra italiana era a terra. La proprietà decise che  si sarebbe dovuto vincere la volta successiva e incaricò i top manager di analizzare il problema. I top manager scoprirono, dopo molte analisi, che i giapponesi avevano sette uomini  ai remi e uno che comandava, mentre la squadra italiana aveva un uomo che  remava e sette che comandavano. In questa situazione di crisi il management,  dando chiara prova di capacità gestionale, costituì dei gruppi di lavoro formati dai  quadri più promettenti della direzione generale per studiare le modifiche a struttura,  compiti e responsabilità della struttura della squadra italiana. Dopo due anni di duro lavoro, i gruppi confermarono l’intuizione dei vertici: “nella  squadra c’erano troppe persone a comandare e troppo poche a remare.” Fu  deciso allora di cambiare la struttura: Ci sarebbero stati, non più sette, bensì quattro  comandanti, due coordinatori dei comandanti, un supervisore dei coordinatori dei  comandanti, e uno ai remi. Si fissarono rigide regole di allenamento per il rematore e fu introdotto un nuovo  sistema di indicatori e di punteggi per motivarlo: “Dobbiamo migliorare le sue capacità atletiche ma specialmente dargli più responsabilità e controllarlo  molto di più”. I top manager ricevettero una gratifica monetaria per il pregevole lavoro svolto ed  ebbero subito inizio gli allenamenti. L’anno successivo i giapponesi vinsero con due chilometri di vantaggio. La società punì in modo esemplare il rematore a causa degli scarsi risultati  ottenuti sul lavoro e pagò un bonus ai quattro comandanti come ricompensa per  il grande impegno che la squadra, nel suo complesso, aveva comunque dimostrato. I top manager produssero nuove analisi. Fu dimostrato che la tattica era giusta, che anche la motivazione era buona ma che  lo scafo doveva essere migliorato. Al momento la società italiana è impegnata nella progettazione una nuova imbarcazione. (N.r. abbiamo ripreso questo racconto dalla rete e avremmo citato l’autore se l’avesse firmato. E’ chiaro il riferimento alla situazione politica italiana dove la lezione e evidente e i rimedi posti sono la chiara dimostrazione di una schizofrenia del potere che non lascia vedere la realtà.)

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