Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 276

I Circoli d’Italia del Sud

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 luglio 2010

Nei quartieri e nelle città italiane incomincia a maturarsi l’idea di un confronto, di misurarsi con un progetto capace di coinvolgere l’interesse e i bisogni della gente, di sentirsi in qualche modo dei protagonisti in casa propria, arbitri del proprio destino. Forse sta proprio qui l’iniziale successo che seguì le primarie con l’elezione diretta dei dirigenti politici di là dell’appartenenza ad un partito. Ma questa scelta ora non convince molto e il rischio che anche l’altro esperimento, quello dei “circoli di quartiere” se vogliamo non originale, in quanto vi sono stati dei precedenti, possa seguire lo stesso declino per colpa dei soliti elementi di disturbo. Credo che insieme dovremmo fare un passo indietro e chiarirci le idee su cosa intendiamo per politica. Una politica come strumento di aggregazione di forze sociali di varia estrazione ma votate alla ricerca del bene comune. Una politica come collante per maturare una volontà individuale e collettiva nel ricercare la soluzione dei problemi che partono dalla famiglia e si interfacciano con il resto del mondo. Se noi ci convinciamo, com’è giusto che lo sia, che lo stare insieme comporta interessi convergenti e conflitti d’interessi, va anche detto che dobbiamo essere educati a convivere con queste diversità mediandole. I quartieri delle città non sono tutti uguali. Possono presentare caratteristiche diverse come lo sono i quartiere dormitorio, con pochi o molti negozi, con un alto tasso di anziani o di giovani o di disoccupati, ecc. Ognuno di essi vuol  essere “governato” tenendo conto delle rispettive peculiarità. Dove sono in tanti coloro che si recano al lavoro il quartiere potrebbe animarsi in molte ore del giorno con la presenza di anziani  o anche di bambini in tenera età, di disoccupati, di badanti,ecc.. Nel loro insieme costituiscono una componente della società che avverte più il bisogno di comunicare, dello stare insieme. E allora ci chiediamo: i quartieri sono abilitati a questo rapporto con chi vi abita? E chi per lavoro si assenta per molte ore del giorno dalla propria zona è consapevole del come si vive nella sua strada e nell’isolato accanto e quali potrebbero essere i bisogni emergenti durante la sua assenza? Se noi vogliamo che la nostra casa, il nostro palazzo, la nostra strada e il nostro quartiere e poi tutti i quartieri della città ed oltre restino un luogo amico non possiamo sottrarci dall’interessarci e se troppo impegnati si sappia trovare la  persona giusta da delegare per la tutela dei comuni interessi. Da qui parte l’idea di un mandato da conferire a un fiduciario che diventa un consigliere di quartiere, un consigliere comunale e via di questo passo. Ma come si fa a fidarsi? Come si matura questa sorta di delega così come si affida a un ragioniere la contabilità della propria azienda? Lo si può fare in un solo modo: conoscendosi e avvalendosi dello strumento della verifica continua tra delegato e delegante. Ma questo significa prestare più tempo ed attenzione al mondo che ci circonda se vogliamo un ritorno valido. (A.R.)

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