Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Editoriale: Elettori ed eletti

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 agosto 2010

Editoriale Fidest. Un popolo di elettori che le democrazie occidentali hanno sempre considerato “sovrano” nella sua volontà d’esprimere un consenso o un dissenso o anche di astenersi per una forma di governo o un’altra. Ma questa è una premessa viziata alla fonte poiché sussistono dei mediatori istituzionali che tendono ad alterare il libero arbitrio. Vi sono, in pratica, strumenti capaci di snaturare in maniera subdola l’opinione degli elettori incominciando a gettare discredito sugli avversari, a calunniarli, a controllare i media per divulgare notizie ad usum delphini e a fare un utilizzo spregiudicato delle stesse fonti ufficiali. Tutto questo implica, necessariamente, che l’opinione pubblica presti maggiore attenzione agli eventi che sono sottoposti alla propria conoscenza per scremarli dalla propaganda fuorviante e per riportarli alla loro corretta dimensione. Questo significa avere persone preparate, informate, dotate di buona memoria e consapevoli che la politica non è un affare personale ma rappresenta interessi che, esulano dal ristretto ambito della propria famiglia o dalla cerchia degli amici e potrebbero influenzare l’avvenire di un popolo e gli stessi delicati equilibri mondiali. E’ qui si colloca il punto debole delle democrazie cosiddette compiute. In nome del garantismo si alza un polverone su tutto e si creano dei luoghi comuni: governo ladro, politici bugiardi e falsi, stampa al servizio delle lobby e dei comitati d’affari e dei poteri occulti, giustizia mercenaria e via di questo passo. Alla fine chi ascolta la radio, segue una trasmissione televisiva, va sul web, legge i giornali come fa a rendersi conto che costoro sostengono la verità o il falso? E’ garantita l’informazione da qualunque parte provenga e senza censure preventive anche a costo d’intaccare un altro diritto, quello della privacy e su questo simulacro si compie il rituale della mistificazione del baro di turno. Proprio per questo motivo è necessario che la politica e l’informazione diventi scienza e come tale materia di studio e di approfondimento. Ma vi è anche un altro aspetto da non sottovalutare. Gli elettori oggi non sono nelle condizioni di fare delle scelte ad ampio spettro poiché i candidati per farsi conoscere devono avere considerevoli risorse economiche e questo tende ad escludere gran parte della popolazione. Ecco perché agli inizi del XX secolo si cercò, sia pure timidamente, d’introdurre il criterio di una giusta compensazione economica, a spese dello Stato, per chi assumesse cariche elettive. Il tutto incontrò un consenso collettivo sino al punto di istituzionalizzare il procedimento dalla seconda metà del novecento. Ora sembra che la tendenza si stia invertendo ed è un errore sebbene alcuni correttivi siano necessari. La contrarietà deriva dal fatto che la politica non è un affare privato, non è una questione di casta, né dei ceti elevati e dell’alta borghesia, ma è deve restare con il suo spirito di servizio nell’interesse generale del Paese, e per tutti e con tutti. E tutti devono avere identica opportunità di rappresentare gli elettori purché capaci di essere portatori di un messaggio ed avere le idee chiare come realizzarlo. A questo punto dovremmo far pagare qualcosa a chi già ha di suo per darlo ai meno avvantaggiati per compensare il divario economico tra le parti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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