Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Editoriale: Berlusconi on the ropes

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 agosto 2010

Editoriale Fidest. Come dire: Berlusconi è stato messo alle corde. Significa, parodiando il linguaggio pugilistico, che l’avversario è in difficoltà ed è messo sulla difensiva, ma potrebbe anche prepararsi a reagire. Non è ancora al tappeto e non è un tipo che getta la spugna davanti alle difficoltà. D’altra parte il segnale di una rivolta di palazzo è stato chiaro. Non si tratta di qualche deputato o senatore ma di un gruppetto consistente e agguerrito. E’ la prima falla del sistema e rischia di far colare a picco la nave berlusconiana che solo alla vigilia appariva inaffondabile e inattaccabile, almeno dall’interno. Ma per quanto possa apparire strano a qualcuno il centro destra, nel rapporto con le opposizioni, e nonostante la manovra economica che ha suscitato non poche contrarietà trasversali in tutti gli schieramenti politici, si trova in una botte di ferro. Mai come ora si è rivelata l’inconsistenza degli oppositori che non riescono a fare fronte comune, polemizzano tra loro, perdono il contatto con gli elettori, indugiano in sterili polemiche su questioni irrilevanti e non riescono a presentarsi come una alternativa valida al centro-destra. A questo punto Fini ha, in qualche modo, rotto gli indugi e si è proposto come una valida alternativa al berlusconismo, ma sempre partendo da destra per guardare al centro. Un centro che, tuttavia, tende ad escludere la Lega e Italia dei valori per non parlare della sinistra da Vendola a Bertinotti. Con questo organigramma noi dovremmo trovarci con una maggioranza che si rifà ai finiani di Futuro e Libertà, all’Udc di Casini, all’Alleanza per l’Italia di Rutelli, all’M.P.A. e partito del Sud di Raffaele Lombardo, e ancora con il Pd (che in questo caso rischia di perdere qualche pezzo) e con delle frange del Pdl. Gli strateghi di questi partiti sono convinti che con tale rimescolamento sia possibile governare il post-Berlusconi e non dare respiro alla nuova opposizione di Di Pietro e Bossi, considerati irrecuperabili. Ma i leghisti di certo non si rassegnano e già fanno sentire forte la loro protesta cercando di convincere Berlusconi che l’unica strada è per un chiarimento indicendo nuove elezioni politiche. E già indicano una data utile: tra ottobre e novembre prossimo. Ma il passaggio istituzionale è gravido d’insidie. Cosa ne pensa, tanto per cominciare, il Presidente della repubblica? Al cospetto di un Berlusconi dimissionario non potrà far altro che conferirgli un incarico esplorativo e non è detto che alla fine riesca ad avere i numeri per un nuovo governo. In caso contrario dovrebbe venir meno il sostegno dei leghisti. E costoro, a loro volta, davanti all’elettorato, come spiegherebbero il voltafaccia a Berlusconi? Alla fine ci auguriamo che prevalga il buon senso. Dovrebbe significare che chi conta faccia valere gli interessi generali del paese e non quelli di bottega. Ma è mai accaduto in passato? E allora perchè dovrebbe accadere ora? (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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