Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

L’arte di arrangiarsi

Posted by fidest press agency su martedì, 10 agosto 2010

Da tempo gli italiani hanno affinato l’arte dell’arrangiarsi. Lo mettono in pratica nei momenti più difficili come lo è stato, tanto per restare ai tempi nostri, negli anni della seconda guerra mondiale. Allora la situazione si presentava drammatica eppure siamo riusciti ad alzare la testa, a rimboccarci le maniche ma anche a far frullare nella nostra mente quelle idee geniali che ci hanno permesso di superare le crescenti difficoltà esistenziali. E i nostri governanti non sono stati da meno. Il tasso di disoccupazione era elevato? E allora inventiamoci gli “ammortizzatori sociali” con la “moltiplicazione dei posti”. Hanno un costo. Nessun timore ci pensano gli alleati. L’Italia era nota per avere il più forte partito comunista dell’occidente. Val bene qualcosa. E per salvare l’Italia “dall’orda rossa” i nostri “amici” non badarono a spese e sull’altro versante lo fece anche l’Urss per una ragione opposta, evidentemente. Così arrivarono i soldi, gli anni delle vacche grasse, si diede il via alla stagione dei diritti, si umiliarono i doveri e i soliti “furbi” trovarono il loro “eldorado” e ci… bagnarono il pane. Ma, purtroppo, il presagio biblico si è ripetuto anche ai giorni nostri e sono arrivate le “vacchi magre”. La svolta l’abbiamo avuto con la caduta del muro di Berlino nel 1989. I nostri alleati e gli amici dell’Urss chiusero il rubinetto dei dollari e dei rubli, le bustarelle divennero un “peso intollerabile” e da qui iniziò la stagione di “mani pulite”. Eravamo giunti al capolinea? Assolutamente no. Fu riattivata in tutta fretta la nostra antica arte dell’arrangiarsi per metterla al servizio di una nuova logica di potere e di leadership. E’ cambiato il padrone del vapore e per offrirgli la possibilità di rendersi credibile occorreva, in politica, costruire due forze idonee a garantire l’alternanza. In questo modo si potevano creare le premesse per condizionarle, di volta in volta, per favorire il riprodursi di intrallazzi di varia natura tra il voto di scambio, le clientele, i comitati d’affari e persino il concorso della malavita organizzata. Ora quest’arte dell’arrangiarsi sta diventando sempre più raffinata, a fronte di oggettive difficoltà del bilancio dello stato che è costretto a tagliare i posti di lavoro eccedenti, a migliorare la produttività del lavoro eliminando le aree di privilegio, a mettere le imprese decotte di fronte alle logiche di mercato e a penalizzare la “stagione dei diritti”. Occorre, a questo punto, che alla dote innata dell’arrangiatore si aggiunga quella del “furbo di quartiere” e del “furbo di palazzo” per riuscire a spremere le esigue risorse del Paese a proprio uso e consumo. Ed ecco come una legione di mestatori è pronta, come tante cavallette, all’invasione e a fare, se necessario, terra bruciata pur di arraffare e a tenere per se le residue risorse del paese. Come dire? Mors tua vita mea. Ma per fare tutto questo occorre che la giustizia continui ad arrancare, che la scuola non funzioni per emungere soldi alle famiglie con i master sempre più costosi, ad avallare nell’immaginario della gente l’idea che la sanità pubblica è allo sfascio per lucrare su quella privata, a suscitare timori e preoccupazioni per l’ordine pubblico per disorientare i benpensanti, per trasformare il 20% della popolazione anziana e il 5% degli immigrati e il 2% dei “diversamente abili” in parassiti per spiegare l’inefficienza dei servizi, la carenza di mezzi e per quella logica che bisogna dare in pasto all’opinione pubblica una “vittima designata” per meglio intrallazzare e intobidire le acque. Così l’Italia del XXI secolo si avvia alla sua inevitabile decadenza proprio perché in tutto vi è un limite e non si può giocare a lungo con le parole e i valori che ad esse attribuiiamo come la giustizia, la libertà, la solidarietà senza imbatterci con la cruda realtà che nutre poco rispetto per chi a gettato alle ortiche la sua dignità e si umilia con operazioni di basso profilo. Finché non ci convinciamo che non è più il tempo di arrangiarci per vivere alla giornata. Che non è più il tempo per le “furbate” per sfruttare il prossimo. Che si può costruire una società solo con la forza delle idee, nel rispetto delle regole comuni e condivise senza compromessi indegni e artificiosi giochi di parole e di promesse disattese. Quello che ci attende per crescere e diventare cittadini del mondo è una rivoluzione culturale. (A.R.)

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