Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Lettera aperta a un parlamentare

Posted by fidest press agency su martedì, 10 agosto 2010

La ringrazio, innanzitutto, per la sua sensibilità nell’augurarmi migliore fortuna per il “mio libro”. Dopo averne scritto 84 e aver dato “una mano” a dei saggisti per almeno altri 25 mi sembra proprio il caso. Lei è, senza dubbio, un buon esempio di parlamentare che ascolta e procede anche se poi è costretto ad ammettere che la politica “sembra sempre più distante dalla realtà” e se questi sono i risultati che la politica sa dare è la stessa democrazia a correre seri rischi. Sembra proprio un ritornello: i suoi occasionali interlocutori protestano, lei da loro ragione è pronto a presentare proposte o interrogazioni e tutto finisce lì; d’altra parte non può fare diversamente essendo un parlamentare d’opposizione. La verità è che il “sistema” sta metabolizzando la protesta e tutti coloro che come lei agiscono in buona fede si ritrovano, nolenti o volenti, nell’abbraccio mortale di quella “generalizzazione” che tende a non ammettere eccezioni poiché troppi nodi sono arrivati al pettine e la pazienza della gente ha già toccato il fondo. Non le ho scritto, come del resto ho fatto con i suoi colleghi e non solo per il gusto di scrivere. L’ho fatto perché sono preoccupato non tanto e non solo della busta paga dei lavoratori o delle rendite pensionistiche o dei giovani precari, o dei mugugni corporativi, ma da quella “volontà” pervicacemente legata a rendere immutabile l’attuale andazzo e che già ci ha fatto perdere una opportunità negli anni della ricostruzione postbellica. Ne era consapevole, nello specifico, un uomo come Fanfani, di cui ero un collaboratore molto vicino, e la sua impotenza è diventata per me la prova provata che alla fine anche il suo partito, come quello dell’uomo qualunque, potrebbe esaurire la sua carica “propulsiva” e sempre e comunque per colpa di quella parola che non merito mi sia attribuita in esclusiva ma che ho raccolto tra la gente e che continua a chiamarsi “generalizzazione”. (Riccardo Alfonso)

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