Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

“L’inganno quotidiano”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 agosto 2010

Alcuni contributi tratti dal libro “L’inganno quotidiano” “I media in generale, e l’informazione giornalistica e televisiva in particolare, non sono né formativi né esaurienti nel trattare i temi legati ai diritti umani, questo è quanto emerge dal pareri di esperti. Esame che evidenzia come, innanzitutto, i diritti umani facciano sì parte dell’informazione ma non ne costituiscano quasi mai l’elemento motore. È la citazione a prevalere piuttosto che la trattazione e l’analisi approfondita dei temi dei diritti umani poiché  tali, cosa che, sottolinea l’International Council on Human Rights Policy di Ginevra, ostacola la qualità dell’informazione. E la qualità dell’informazione gioca un ruolo decisivo nella formazione della conoscenza e della coscienza del pubblico… La maggior presenza dei diritti è confermata anche dai professori Pellerey e Pastorino, ma è una presenza “condizionata da motivazioni polemiche esterne al valore proprio del diritto”. Vale a dire, i diritti umani hanno ragion d’essere richiamati solo in funzione delle strategie generali delle testate giornalistiche, della possibilità che questi offrono di “confermare o giustificare e comprovare l’interpretazione del mondo, le visioni generali dei motori esplicativi dei fatti, sostenuta e promossa dalle testate”… La professoressa Zanetti ci descrive un quadro assai poco edificante: strumentalizzazione dei media per sensibilizzare l’opinione pubblica, violazione della Convenzione di Ginevra per la divulgazione di immagini di prigionieri di guerra, uso propagandistico dell’informazione rispetto ai presunti legami tra Iraq e al-Qaeda sul tema delle armi proibite nelle mani del dittatore iracheno.
“… Forse lo spirito di questa operazione è ardito, ma è proprio quello di cui necessitano sempre le imprese coraggiose e pionieristiche. Le naturali conclusioni sono indicate da Giuseppe Giliberti: esiste un deficit culturale sui temi dei diritti umani che va colmato intervenendo nei processi formativi, dalle strutture scolastiche di base fino alle scuole di formazione della professione di giornalista” (dalle conclusioni di Massimo Persotti – Amnesty International).  “Sono passati oltre due secoli, ma i paesi al mondo nei quali si può dire siano veramente riconosciuti il diritto di espressione e la libertà di stampa sono una trentina. Nei restanti 150 queste libertà sono pressoché sconosciute. Tra questi, poi, vi sono 21 paesi che addirittura utilizzano ogni mezzo per reprimere la libertà di stampa e i diritti fondamentali dell’uomo, fino ad arrivare a macchiarsi di crimini contro l’umanità”.

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