Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Editoriale: Rimettiamo in discussione il marxismo?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 agosto 2010

Editoriale Fidest. E’ questa l’impressione che traiamo da alcuni segnali emergenti qua e là nei vari paesi che all’interno e all’esterno dell’Eu fanno capolino in questo nostro “vecchio continente”. Pensiamo alla scarsità del lavoro che emerge e all’idea che la società sia fatta solo di coloro che producono. Un concetto che sembra ricalcare le parole usate da August Comte, Saint-Simon e dello stesso Marx. E Bruxelles sembra farvi eco nelle sue politiche elaborate sino ad oggi, allorché si afferma “che la società esclude coloro che non producono in modo utile alla società.” C’è nell’aria un neo-calvinismo nell’etica del lavoro propugnata dall’establishment europeo che potrebbe fare la gioia del Manifesto. Ma se la storia e le idee con essa non si ripetono anche Marx ha voluto dire, ai suoi tempi ovviamente, qualcosa di diverso dato che non ha visto la ricchezza del contenuto relazionale del lavoro. Non ha visto il lavoro come relazione sociale, ma solo come attività materiale dentro i rapporti di produzione. Oggi, le persone sono alla ricerca di un lavoro che venga concepito, vissuto e trattato come relazione fra di essi, si tratti di produttori-distributori o di consumatori, o dell’uno o dell’altro insieme, o ancora di soggetti di un altro genere di attività. In altri termini emerge la pratica di un lavoro inteso come “bene relazionale” che rimane necessitato, regolato e finalizzato. Marx ha avuto ragione allorché ha ribaltato la concezione servile del lavoro, storicamente affermata dal calvinismo, e l’ha trasferita in una concezione emancipativa incarnata da una classe sociale, quella proletaria. Ma né la concezione calvinista del lavoro, per altro storicamente superata da tempo, né quella marxista, sono più l’orizzonte del nostro futuro. La nuova attività umana implica condizioni, mezzi, forme di scambio e codici culturali come punto di riferimento per le speranze di emancipazione dell’umanità, e in particolare dei più deboli.  Quindi il messaggio di Marx non si può attualizzare proprio perché il lavoro non può essere abolito, ma possiamo, per contro, avere una nuova visione sociale del lavoro, e con essa un’altra Weltanschauung per la società del XXI secolo. Questo si e l’Europa comunitaria ha il dovere di esplicitarlo senza lasciarsi sedurre dalle tentazioni del momento e dai richiami nebulosi del passato.

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