Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

La concezione religiosa del Verga

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 agosto 2010

 “Non c’è nel Verga la luce della Provvidenza manzoniana, ma il cieco Fato che domina inesorabile. La concezione religiosa è dunque quella di una religione di primitivi, una religione che induce ad accettare rassegnati la realtà così come essa è, che trova il suo tempio nel focolare domestico, che ha i suoi affetti più profondi nel rispetto per l’onore della famiglia, per la casa, per la donna, per la legge e per la tradizione, ma soprattutto  per quel patrimonio materiale di  tradizioni ataviche, di impegno morale a rispettarle, di vana superbia gentilizia. Verga nelle sue opere esprime una religione della rassegnazione, non della consolazione e della elevazione.” La spiritualità del Verga è dunque legata alla tipica tradizione della nobiltà contadina siciliana. Lo scrittore individua nello stesso progresso il prezzo che l’uomo paga  con indescrivibili sofferenze e, cosi’ facendo, viola quella legge del Destino che è regolatrice della vita umana. Un sentimento religioso che nel Verga risente le discrasie di una società capitalistica e la sua incapacità di offrire una valida protezione all’uomo. D’altra parte gli squilibri tra il Nord ed il Sud, la contrapposizione tra le due zone e la diversa evoluzione seguita dal movimento proletario spingono gli scrittori naturalisti del meridione a non affrontare la complessità dei problemi industriali. Essi preferiscono tuffarsi nel proletariato contadino dal quale traggono ispirazione e ne assorbono la stessa concezione religiosa. Lo stato sociale e religioso del Verga si traduce magistralmente nei suoi due romanzi storici: I Malavoglia e Mastro Don Gesualdo. Essi rappresentano l’uomo con tutte le sue naturali aspirazioni e saggiano il modo come possono venir soddisfatte o no dalle leggi  della società borghese, da una società avviata verso l’industrialismo e dai miti del progresso borghese. E quando Verga fa dire a Don Gesualdo: “Io difendo la mia roba, caro voi!” Nella “roba”  lo scrittore riassume l’insieme dei sentimenti, compreso quello religioso, che promana dalla generosità e devozione di gente semplice e mite per la quale gli eventi più grandi di loro sono colti con rassegnazione ma anche con un impegno morale a rispettarli”. Riccardo Alfonso direttore Centri studi letterari e filosofici della Fidest agenzia giornalistica (in sintesi)

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