Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Editoriale: La politica spettacolo

Posted by fidest press agency su domenica, 15 agosto 2010

Editoriale Fidest. Dobbiamo, oramai abituarci alla politica spettacolo. Questa tendenza che già da molti anni ha conquistato gli onori del palcoscenico negli Usa ma che è stata accolta con un certo imbarazzo nella vecchia Europa, ora è esplosa anche da noi. Ci dicono che un piccolo esercito di esperti militano nelle segreterie dei partiti di tutto il mondo occidentale e forse anche in quello orientale per studiare i possibili interventi per conquistare gli onori delle cronache e far parlare i media. Si inventono, di sana pianta liti, dichiarazioni da doppia lettura, storie sentimentali, intrighi di palazzo e chi più ne ha ne mette. Così il cronista politico diventa giornalista investigativo, esperto in cronache rosa, di nera e si abitua a mescolare la politica con gli intrighi di palazzo e la fantapolitica. Accade così che un lettore, un video dipendente, un navigatore nel web stenta a capire se le rocambolesche avventure di un certo uomo politico o dei suoi amici, e non guasta se si può insinuare il sospetto che siano in odore di mafia, siano solo ad effetto glamour o reali e alla fine non si chiede più cosa ci azzeccano con il ruolo istituzionale che questo stesso personaggio è investito. Si finisce, in pratica, che lo stesso appello del Capo dello Stato e di altri qualificati personaggi volto a far abbassare i toni dell’aggressività verbale e mediatica diventi anacronistico. Vi sono poi delle verità caricate ad arte per farle apparire assurde e da qui nasconderne la reale portata. Ricordate la storia del bacio da parte di un noto politico a un mafioso? Apparve così strana che alla fine si mise in dubbio la portata degli altri riscontri. Ma cosa significa per l’elettore? Significa che deve saper scegliere lo spettacolo non con la stessa misura di chi comodamente seduto in una poltrona di prima fila in platea vede sul palco la sfilata dei personaggi e si lascia sedurre dalle sceneggiate, ma distinguendo l’effettiva portata del problema. Se la disoccupazione aumenta e con essa il livello di povertà della popolazione, se non si fanno riforme strutturali con il fine di migliorare i servizi ed abbassare i costi, eliminando gli sprechi, se si fa emergere con efficacia il lavoro nero, se si assicura certezza del diritto e rispetto delle regole, tutto questo ha nulla a che vedere con le amanti, supposte o reali del capo. In altri termini il giudizio finale, l’attenzione voluta, l’interesse suscitato non deve farci distrarre da quella parte della realtà che esce dalle sale teatrali e si immerge nella vita di tutti i giorni. Se noi impariamo a fare questi distingui come cittadini elettori allora faremo perdere significato ad una politica spettacolo e a ricondurla sui binari della concretezza e del pragmatismo.(Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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