Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Scuola ai bambini dei paesi in guerra

Posted by fidest press agency su domenica, 15 agosto 2010

Le nazioni ricche non stanno facendo abbastanza per  assicurare istruzione a 37 milioni di bambini in paesi guerra Insufficiente l’impegno finanziario dei donatori istituzionali – con l’Italia terzultima della lista –  per garantire l’accesso a scuola ai bambini che ne sono esclusi a causa dei conflitti. Per 1 anno di scuola elementare di un bambino, un paese industrializzato – Italia compresa – spende 500 volte di più rispetto a quanto si spende per l’istruzione di un bambino in un paese afflitto o reduce da guerre. Il Lussemburgo per esempio sborsa 12.000 dollari per garantire 1 anno di istruzione a ogni bambino lussemburghese. La Svezia quasi 10.000. L’Italia 6.796. Per contro ammonta a 17 dollari annui la spesa pro-capite per istruzione primaria in Burundi:  il costo di uno zainetto e di qualche quaderno, o di un tamagotchi, per i nostri bambini. L’Italia, in particolare, è tra i paesi meno generosi e si colloca al terzultimo posto nella graduatoria degli aiuti governativi all’educazione primaria. Si stima che nel mondo siano 72 milioni i minori che non hanno accesso all’istruzione di base. Se vogliamo che entro il 2015 si persegua l’obiettivo del millennio dell’istruzione primaria universale per tutti i bambini ”, continua il Direttore Generale di Save the Children Italia, “le nazioni avanzate e più ricche, compresa l’Italia,  debbono aumentare sensibilmente i finanziamenti per l’educazione, destinandone una quota rilevante alle nazioni in conflitto”. Per quanto riguarda l’Italia,  il nostro paese risulta al terzultimo posto della lista dei paesi donatori di aiuti all’istruzione primaria: data infatti la cifra di 9 miliardi di dollari necessaria a garantire educazione per tutti i bambini entro il 2015, l’Italia risulta tra le nazioni che hanno contribuito meno,  per appena il 7% di quota “equa”. All’interno dei fondi per l’educazione primaria, una parte significativa – circa il 34% –  è stata allocata ai paesi in guerra, il 30% ai paesi a medio reddito, il 12% a quelli a basso reddito.

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