Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 330

Archive for 16 agosto 2010

Festa dei Talami di Orsogna

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

Orsogna (Ch) Questa sera alle ore 21.30 è in programma il concerto di Manuela Villa, accompagnato dagli immancabili stand gastronomici. Domani (martedì 17 agosto) alle ore 18 sfilerà la processione con le conche in onore di San Rocco. Alle 19.30 riaprirà lo stand gastronomico, accompagnato da musica in piazza con «La CombriCola del Gps Radiofonico» di Radio Italia. Alle 20.30 in piazza Mazzini saranno premiati i vincitori della sesta edizione del concorso «Le conche di San Rocco», organizzato dall’associazione culturale Domenico Ceccarossi. Alle 21.30 ci sarà il concerto de La Differenza. La serata si chiuderà con la benedizione del Santo sul sagrato della chiesa in piazza Mazzini e i fuochi pirotecnici.
Talami «pieni di forza e originalità» (come li descriveva già nel 1908 la scrittrice inglese Anne Macdonell) hanno sfilato la sera di Ferragosto lungo le strade di Orsogna (Chieti), rinnovando una delle più suggestive e caratteristiche espressioni della religiosità contadina abruzzese. I sette quadri biblici viventi – sei dei quali trainati da mezzi agricoli e uno portato a spalla dagli alpini -, ispirati a episodi del Vecchio e Nuovo Testamento, sono partiti dai quartieri del paese per poi ritrovarsi in piazza Mazzini tra due ali di folla. Tanti i turisti, tanti gli orsognesi tornati come ogni anno dall’estero ad ammirare le scene bibliche interpretate da attori immobili davanti a fondali affrescati. Sopra ogni palco, in alto, legata a una raggiera, una bambina impersona la Madonna del Rifugio, cui è dedicata la manifestazione, che si tiene da sempre nei giorni di Pasqua e, dal 1960, anche a Ferragosto.
Il rito nacque nella chiesetta della Madonna del Rifugio, distrutta durante la Seconda guerra mondiale, in onore di un miracolo che, secondo i devoti, si verificava ogni anno, durante la veglia notturna nel periodo pasquale, tra il lunedì e il martedì in Albis. Un quadro della Vergine dal volto scuro (detta per questo “Madonna Nera”) secondo i presenti muoveva gli occhi, oppure cambiava colore. Qualunque segnale bastasse a far gridare al “miracolo”. La confraternita che governava la cappelletta allestì sull’altare il primo talamo, nel quale alcune persone, immobili e in costume, raffiguravano l’affresco posto sopra l’altare, nel quale la Madonna Nera copriva con il suo manto azzurro quattro devoti in preghiera. L’iniziativa piacque e rimase immutata nel tempo, salvo uscire dalla cappelletta e moltiplicare i talami per il numero dei quartieri. Un tempo i talami erano più piccoli e con il fondale triangolare. La possibilità di trainarli su carri consentì di ampliare la scena e portò a realizzare fondali rettangolari, come avviene ancora oggi. Il talamo portato a spalla dagli alpini rievoca, invece, la tradizione più antica. (foto di Luca Vincenzo Di Clerico)

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Raffaella Fico: E’ la più bella del reame?

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

Stupenda, sexy  e sinuosa Raffaella Fico  ha un  un volto bellissimo che richiama Sophia Loren all’inizio della carriera. La bellissima ex-Gieffina, oggi  show-girl e attrice, star di ‘Colorado’, di  ‘Real Tv’, di ‘Prendere o Lasciare’ e di tante altre  trasmissioni con Enrico Papi è ora super-sexy inviata del programma tv ‘Mitici 80’, condotto da Sabrina Salerno. La Fico  fa ‘lezioni di sesso’ agli intervistati, innalzando la temperatura  di tutti i maschi italiani che letteralmente impazziscono per lei.  Lo scorso anno è stata eletta dal mensile Be!Magazine  ‘la ragazza più bella del mondo’.
Ora  un recentissimo  sondaggio la vede  vincitrice su Belen Rodriguez,Sarah Nile e Veronica Ciardi del premio ‘Chicas’ ragazza piu’ bella per giovani stranieri tra i 18 e i 25 anni in vacanza in Italia .Un sondaggio condotto in quattro locali italiani  rinomatissimi tra Rimini e Porto Cervo, Sorrento e Ischia.200 ragazzi  stranieri intervistati.  Raffaella  dice di essere ‘piena di gioia’ e che tanti ragazzi dall’estero le scrivono lettere e mails. La  storia con Cristiano Ronaldo le  ha dato popolarita’ anche nel resto del mondo. Vincere sulla Rodriguez,che e’ cosi’ popolare,le fa un grande piacere ma in  altri sondaggi  Raffaella ricorda che la Rodriguez  ha vinto su di lei. Per la Fico, Belen, Sarah Nile e Veronica Ciardi sono belle ragazze davvero. ‘Ognuna va per la sua  strada e auguro a tutte un grande successo. Non c’e’ rivalità tra noi. Ognuna oggi  ha il suo spazio  in Italia. Intanto ‘la piu’ bella d’Italia’ studia recitazione perchè oltre a fare tv, sogna il grande cinema.’Un grande film con Robert Pattinson ,magari.”

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Il disegno politico dei Popolari per il Sud

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

Crotone. La Neo Direzione, il Commissario Nuccio Corigliano e i Sub Commissari, Mimma Saporito e Raffaele Lucà, nonostante la pausa che il periodo impone, in un incontro informale, da un esame dell’attuale situazione Provinciale, sottolineano  una serie di aspetti che da qui a breve i Popolari per il Sud intendono trattare con forza e decisione per il rilancio di questa Provincia. La crisi del territorio, il turismo che non decolla, un patrimonio agricolo che non riesce a dar frutti, una ricchezza industriale andata sprecata, l’inadeguatezza ed in alcuni casi l’inesistenza delle infrastrutture provinciali, questo è lo scenario che si presenta a chi guarda con occhio critico la provincia di Crotone. Ma  in questa situazione com’è possibile  sperare di riuscire a creare occupazione e lavoro?  A chi la responsabilità di questo immane disastro? Per questo e tanto altro, bisogna sempre dir grazie a quella Classe Dirigente  Locale  che con negligenza, incapacità e presunzione ha voluto per forza di cose  disamministrare    questo territorio, non riuscendo  neanche a fare conservazione di ciò che era già esistente, figuriamoci quindi se poteva esser capace di creare nuove opportunità. Oggi occorre una nuova spinta che possa ridare vitalità a tutto il sistema, un attività programmatica fatta di regole nuove, che guardi all’innovazione, facendo  nel contempo anche conservazione, un po’ come dire un tuffo nel passato proiettato al futuro.  I Popolari per il Sud si adopereranno affinche si cambi modo e tempi nel far politica, intesa come mero servizio alla gente, a tutta quella platea di nostri concittadini che con cristiana rassegnazione attendono tempi migliori  non certo pensando ad occupare spazi per pura e semplice ambizione personale, Faranno  di tutto per dare un futuro ai nostri giovani, avviando una serie di attività di ascolto e proposte che dovranno diventare attività concrete e produttive a favore di un tessuto sociale che sta veramente collassando. I Popolari per il Sud intendono portare avanti, a prescindere dalle collocazioni partitiche, un’intensa attività sociale confrontandosi con tutti e  mettendo  il cittadino al centro delle loro attenzioni con  i suoi bisogni, i disagi e le emergenze che qui da noi non mancano mai, con la speranza che far politica possa, una volta per tutte,  significare finalmente   puro servizio e grande disponibilità verso gli altri.  Hanno con convinzione deciso di provarcì, la volontà non manca, le nuove adesioni  danno la spinta giusta nell’intraprendere  questo percorso irto sicuramente  di tantissimi ostacoli e difficoltà considerando la geografia politica schierata oggi in quasi tutti i contesti provinciali. Sperano, con l’aiuto di tutti quei cittadini che oggi sono lontanissimi dalla politica, di far diventare questo impegno sociale un’avventura esaltante per tutti.(saporito, corigliano, lucà)

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Editoriale: L’Italia politica tra Nord e Sud

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

Editoriale Fidest Abbiamo suscitato qualche perplessità in un nostro precedente editoriale dove facevamo, tra l’altro, la conta dei neo “partiti del Sud”, ma ora, senza voler passare alle repliche, vorremmo, semmai, dilatare il discorso, che in quella occasione abbiamo lasciato nel vago, incentrando la nostra attenzione sul valore e la portata di una rappresentanza. Tutti conoscono il travaglio della prima ora di Umberto Bossi allorché pose le basi per la costruzione di un movimento che oggi, a distanza di un quarto di secolo, può dirsi solidamente assestato sul territorio e gode persino l’ambizione di spaziare altrove se stiamo alla richiesta di Maroni di avere un sindaco leghista a Napoli. Ora ci chiediamo: avrebbe ottenuto lo stesso risultato se la leadership sarebbe stata diversa? Se in corso d’opera avessimo avuto, che dire? Maroni e poi altri ancora? Eppure Bossi è stato gravemente ammalato ma nessuno dei suoi luogotenenti ha mai avanzato una candidatura alternativa. Oggi può dire con enfasi: i miei non mi tradiscono, sono un gruppo omogeneo e coriaceo. Lo stesso è accaduto con il fondatore di Forza Italia. La sua leadership viaggia incontrastata e solo oggi è appena sfiorata dalle contestazioni di Fini, ma si badi bene, non critica la guida ma solo talune prese di posizione ritenute troppo autoritarie e personali. Al Sud, invece, cosa abbiamo avuto? Appena Raffaele Lombardo, attuale governatore della Sicilia, ha costituito il Partito del Sud si è sollevato un coro di proteste che hanno messo in discussione tutto: dal fondatore all’ultimo supporter. Alla fine l’iniziativa è rimasta a bagnomaria. Ora ci sono altri soggetti politici che dalla Calabria alla Sicilia si richiamano al Sud e se andiamo a leggere i loro programmi è l’idea di un risveglio meridionalista che essi invocano. In pratica intendono rappresentare la Lega del Sud, in opposizione a quella del Nord, ma con un progetto ancora più ambizioso perché, ci dicono, tutta l’Italia è un gran Sud sia per via delle massicce immigrazioni interne degli anni sessanta sia per ragioni geografiche rispetto al continente Europeo. E’ senza dubbio un’idea apprezzabile se non ci fosse un ma. Chi si assume l’onore e l’onore di essere il Bossi del Sud? Ci riferiamo ad una leadership indiscussa. Parliamo di un uomo che sappia trovare il consenso tra la gente, diventi, per intenderci, un apripista per un movimento da tutti vagheggiato ma che nessuno ha cercato sino ad oggi di concretizzare. Deve saper trovare il punto d’unione tra la sete di giustizia e di legalità della gente e il modo come esprimerlo in concreto. Una specie di quadratura del cerchio anche perché è forte la diffidenza, date le delusioni passate. Ora si tratta di fare una scelta che non significa necessariamente di un blasonato ma di uno che sa parlare al popolo, che vive tra la gente, che è uno di loro e conosce i problemi esistenziali perché li vive quotidianamente. Ma con una raccomandazione che è il futuro stesso di un movimento grande quanto può esserlo l’Italia, facciamo in modo di sostenerlo, di mettere da parte i tatticismi e le ambizioni personali. Dobbiamo far squadra e ambire alla logica del primus inter pares. In caso contrario andremo incontro ad un’altra cocente delusione. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Parlamento europeo: Un tetto per i senza-dimora

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

L’accesso ad un alloggio decoroso è uno dei diritti umani fondamentali. Il Parlamento chiede quindi di porre fine al fenomeno dei senzatetto entro il 2015. Sollecita gli Stati membri a creare piani invernali d’emergenza nel quadro di una più ampia strategia volta ad affrontare tale questione, visto che ogni anno molte persone muoiono ancora di freddo in Europa. All’apertura della seduta il Presidente ha annunciato all’Aula l’iscrizione al processo verbale – e quindi l’adozione formale da parte del Paramento – di una dichiarazione sottoscritta dalla maggioranza dei deputati che invita il Consiglio a «porre fine al problema dei senzatetto entro il 2015» e gli Stati Membri a creare «piani invernali d’emergenza» nel quadro di un’ampia strategia volta ad affrontare tale questione.  Il Parlamento sottolinea infatti che l’accesso ad un alloggio dignitoso «è uno dei diritti umani fondamentali» ed è il primo passo verso «soluzioni abitative decorose e durature» per coloro che vivono in condizioni di emarginazione e in estrema povertà. Osserva inoltre che, proprio a causa della mancanza di alloggi d’emergenza e di insufficienti servizi, ogni inverno «molte persone muoiono di freddo in tutta Europa».   I senzatetto per le strade, a parere dei deputati, «sono la forma più visibile» di un problema che deve essere affrontato nel quadro di «un’ampia strategia globale». Tanto che il Parlamento europeo, quest’anno, ha richiesto due volte delle «azioni urgenti» per affrontare la questione che, peraltro, rappresenta una priorità del programma di “inclusione attiva” della strategia UE per la protezione sociale e l’integrazione.
Il Parlamento, infine, sollecita la Commissione ad elaborare una «definizione-quadro europea per i senzatetto» e a raccogliere dati statistici «comparabili ed affidabili», nonché a fornire degli aggiornamenti annuali sulle azioni intraprese e sui progressi fatti negli Stati Membri al fine di risolvere il problema dei senzatetto.

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Economia: parliamo del sughero

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

Il sughero rappresenta una sorta di vestito protettivo che difende la pianta dalle insidie ambientali, come il calore, l’aridità, il fuoco. Il sughero viene estratto decorticando la pianta una volta ogni 10 anni, incidendo con un’accetta speciale la corteccia in corrispondenza della prima biforcazione dei rami e aprendola fino al piede con un taglio longitudinale. La prima decortica può essere eseguita soltanto quando la pianta raggiunge la circonferenza di 60 cm a petto d’uomo.  Le plance di sughero appena estratte sono portate nei cortili delle fabbriche dove resteranno per mesi a stagionare. Quindi, bollite e pressate, perdono la loro curvatura e sono pronte a rispondere alle varie esigenze dell’uomo. Particolarmente pregiato commercialmente è quello della quercia da sughero (Quercus suber). Le principali aree di diffusione della quercia da sughero sono il Portogallo, la Spagna, la Sardegna e la Corsica, il sud della Francia e il nord Africa. Attualmente su circa 36.000 km di sugherete nel Mediterraneo ne vengono economicamente sfruttate circa 20.000 km e vi vengono estratte circa 300.000 tonnellate di sughero l’anno, di cui circa 15.000 in Italia (12.000 solo in Sardegna). Il sughero, per le ottime caratteristiche isolanti, viene utilizzato nella produzione dei tappi per vini di qualità, nell’edilizia (sia in forma naturale che come agglomerato), nell’isolamento acustico, nell’industria calzaturiera, ma anche nella creazione di oggetti artistici e altri oggetti d’uso comune, come le guarnizioni. L’industria dei tappi in sughero per vini di pregio costituisce ancora oggi il 60/70% del mercato mondiale del sughero, corrispondente a circa 15/20 miliardi di tappi l’anno, dei quali circa la metà in sughero pregiato monopezzo per vini di qualità e l’altra metà in agglomerati per vini di media qualità.

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Ipercolesterolemia poco controllata

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

L’ipercolesterolemia continua a essere non controllata adeguatamente, se soffre un italiano su quattro tra i 37 e i 74 anni, eppure molti non seguono alcuna terapia con farmaci. La denuncia emerge da due studi italiani che confermano alcuni dati riportati anche dall’Istituto superiore di sanità: il 25% degli italiani con più di 37 anni presenta ipercolesterolemia, con una predominanza delle donne che nell’84% non si cura in modo appropriato, come anche l’81% degli uomini. Inoltre, il 6% delle donne e il 5%, non assume i farmaci giusti, e solo il 10% delle donne e il 14% degli uomini affrontano il problema come dovrebbero. “Ormai sono molto pochi gli italiani che sanno curare questa malattia – osserva Gian Franco Gensini, ordinario di medicina interna e cardiologia, preside della facoltà di Medicina e chirurgia all’università di Firenze – perché molti la trascurano o non sanno quali farmaci assumere”. E se si estende l’analisi a coloro che hanno livelli di colesterolo al limite al limite della norma, allora la quota di italiani a rischio ipercolesterolemia sale al 36% tra le donne e al 33% tra gli uomini.

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Rischio Tbc amplificato

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

Prisco Piscitelli, epidemiologo dell’Istituto scientifico biomedico euro mediterraneo (Isbem) si sofferma a parlare sulla tubercolosi polmonare in Italia. L’esperto ricorda, senza troppi giri di parole, che la tbc non è affatto una malattia che gli italiani si sono lasciati alle spalle. Anzi: “la tubercolosi – spiega – rappresenta una vera e propria epidemia emergente in molte grandi città europee ed è forte la correlazione con l’aumento dell’immigrazione dall’Asia, dall’Africa e dal Sud America”. “La malattia – precisa Piscitelli – colpisce ovunque e si calcola che un terzo di tutta la popolazione mondiale sia entrata in contatto con il micobatterio responsabile di quest’infezione. Ogni anno, 8,8 milioni di persone vengono infettate dal Mycobacterium tuberculosis e 1,6 milioni di pazienti muoiono. Può essere sorprendente, ma anche in Europa si continua a morire per tubercolosi. L’Italia non fa certo eccezione e “sorprenderà l’opinione pubblica sapere che nel 2005 in Italia ci sono stati 4.421 ricoveri per tubercolosi polmonare (2.828 uomini e 1.593 donne, per lo più adulti in età lavorativa)”. “Con queste cifre – fa notare l’epidemiologo – non c’è da stare tranquilli.”

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Stato sociale o anarco-capitalismo?

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

Le critiche, non pienamente condivisibili, fatte al nazismo da parte dei teo-conservatori filo americanisti, non sono esattamente quelle mosse dalla Mit brennender Sorge di Pio XI, che sono da me totalmente condivise. Le prime, infatti, più che l’aspetto filosofico-religioso, criticano quello sociale del III Reich, si celano dietro la condanna (in sé giusta) del “totalitarismo, ma in realtà, come ogni scuola di derivazione liberista, criticano lo ‘Stato sociale’, ossia il fatto che lo Stato si occupi anche di economia, la quale – per i liberisti – andrebbe lasciata del tutto esente da ogni intervento o ‘pianificazione’ statale. Questa teoria è inconciliabile con la sana filosofia: “l’uomo è animale sociale” (Aristotele e san Tommaso); con la retta ragione: il caso (o la assoluta libertà) è sempre più imperfetto di ogni “piano” umano, che per quanto fallace possa essere non lo è mai tanto quanto il fato o la pura casualità (“laissez faire”). Certamente il nazismo è stato, tendenzialmente, totalitario, neopagano, anticristiano (ma mai come il bolscevismo, il III Reich non ha abolito la famiglia, la proprietà privata e la religione, il comunismo sì), come tale è mal conciliabile con la dottrina cattolica. Tuttavia, socialmente parlando, il III Reich è stato l’unico sistema “socialista” che ha portato benessere per tutti, specialmente per i meno abbienti. Proprio tale aspetto (non quello religioso) è mal visto dal teo-conservatorismo “elitario” ed esageratamente in teoria “antiegualitarista”, ossia in pratica “pro sfruttamento dei poveri” (“peccato che grida vendetta in Cielo”). Solo in tale senso (economico-sociale), affronto il problema della dottrina e soprattutto della azione pratica sociale del III Reich germanico, la quale de facto ha raggiunto degli scopi che ogni cristiano non può non apprezzare alla luce della dottrina sociale della Chiesa. (don Curzio Nitoglia in sintesi)

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Vita e morte

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

Due facce della stessa medaglia. Ho letto e scritto molto sull’argomento e nelle sue varie sfaccettature e punti di vista e credi religiosi e fantasticherie d’ogni genere. Ma alla fine raschiando il fondo del barile restano solo due certezze: la vita e la morte. Nel mezzo vi è solo un passaggio che possiamo arricchire o umiliare, esaltare o deprimere, gioire o soffrire. Studiamo la possibilità di allontanare l’amaro calice, con i ritrovati della scienza, ma alla fine giunge comunque il momento. Esaltiamo la vita probabilmente per esorcizzare l’ignoto che ci attende e ci immergiamo nelle logiche esistenziali alla ricerca di uno stordimento che allontani in qualche modo ciò che costituisce l’inevitabile. Restano anche due grossi interrogativi. Perché nasciamo? Perché dobbiamo morire? E subito dopo ci viene la risposta dei nostri padri: non omnis moriar come disse di sé il poeta Orazio certo della sua gloria futura. E qui si aggiunge un’altra suggestione tipicamente umana nel ritenere le proprie gesta eroiche e immortali. Una sorta di sconfitta della morte attraverso la memoria dei posteri. E per conservarne il ricordo bisogna lasciare una traccia indelebile sia nel bene sia nel male. Ma quanti miliardi di esseri umani, in tutta la storia che ci ha attraversato, sono nati e sono morti nel più assoluto anonimato? Tanti per la gloria di pochi. Da qui la ricerca quasi disperata nel trovare una ragione di vita, nell’attaccarsi a richiami di natura religiosa che predicano l’eternità e altri la reincarnazione per renderci immortali “a rate”. Vi è certamente una spiegazione alla radice del nostro afflato esistenziale e alla sua conclusione ma ciò che non ci fa difetto è la fantasia che lo ha impreziosito di ogni tipo di credenza e di convincimento. Questi, purtroppo, non sono fatti. E’ il semplice modo d’eludere il problema. La verità risiede altrove. Forse è sotto i nostri occhi ma non ce ne accorgiamo. Forse. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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L’usura vista dalla dottrina cattolica

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

E’ un argomento attuale e grave ma non costituisce una novità in assoluto. Tutta la storia e persino la preistoria, probabilmente, ne sono pervase. Oggi il danno maggiore che si può fare all’argomento è farlo diventare di “moda”: e allora come tutte le mode che nascono per lo più da fenomeni mutevoli per genesi e per effetti, rischia di attenuarsi, fino addirittura di scomparire. E questa “moda” è in mezzo a noi allorché ne parlano  giornali, notiziari, inchieste ed è carica di sincera indignazione da parte dell’opinione pubblica, almeno quella più sensibile. Andando nel profondo si avverte che l’indignazione, anche quando è totalmente sincera, risente più dei molteplici fatti di cronaca, fatti di disperazione e di violenza, anziché di cosciente e diffusa conoscenza e voglia di conoscenza del fenomeno, delle sue cause e concause, dei suoi strani, anzi stranissimi e perversi collegamenti con realtà e strutture che conformano la nostra società e il modo in cui la viviamo o, se volete, siamo costretti a viverla. La Chiesa cattolica, per quanto c’è dato di sapere, ebbe con il beato Marco da Montegallo una prima reazione e la costituzione dei Monti di pietà divennero una risposta pragmatica al fenomeno dell’usura. Gli storici ricordano, infatti, che nel 1458 ad Ascoli  Marco Marcucci, chiamato dalle autorità comunali per tentare di porre un freno al fenomeno dell’usura, fonda il primo Monte di Pietà d’Italia. La circostanza favorì il loro espandersi in aree sempre più vaste. Ma di là di tale aspetto, volto al tentativo di porre un argine all’usura, è giusto oggi parlarne più diffusamente poiché essa è un qualcosa che dobbiamo affrontare con decisione, soprattutto in termini culturali, in quanto è uno dei sistemi di sciacallaggio più perversi e al tempo stesso insidiosi e mina la stessa armonia della società in cui viviamo e prosperiamo. D’altra parte il fenomeno dell’usura risponde alle esigenze di quelle famiglie e delle imprese di disporre di denaro per sostenere gli accresciuti ed imprevisti bisogni della vita. Pensiamo ad una  grave ed improvvisa malattia che abbisogna di cure specialistiche e molto costose, ad una impresa di piccole e medie dimensioni che vede crollare sul mercato l’offerta dei propri prodotti o che non riesce a rientrare nelle spese per i suoi aggiornamenti tecnologici. L’attuale sistema bancario non è certo disponibile a tali coperture ed è proprio questo il momento in cui entrano in gioco gli usurai. Resta su tutto oramai definitivamente accertato e acquisito che il fenomeno dell’usura, come del resto altri fenomeni di analoga diffusione  e forza distruttiva dei singoli e della società nel suo complesso, non può essere affrontato con i soli metodi della repressione: in tale direzione la guerra è persa e genera soltanto depressione, rassegnazione e rabbia e finanche vittime ricorrenti.

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L’Italia per una politica regionale e di cooperazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

Il nostro Paese per quanti sforzi possa aver fatto non è riuscito sino ad oggi ad impostare non solo una politica tesa a dare un contributo sostanziale allo sviluppo del suo Mezzogiorno, ma anche nei confronti dei paesi della sponda Sud del Mediterraneo. Non ci riferiamo, ovviamente, a quei pochi interventi che hanno lasciato il tempo che trovano e non si possono definire di ampio respiro. E’ mancata una effettiva presa di coscienza del Sud, delle sue potenzialità, di aver tralasciato di attuare nei fatti una politica europea. Questa Europa comunitaria che oggi nel suo Meridione si esprime, oltre all’Italia, con la Grecia, la Spagna ed il Portogallo, ma che guarda solo come un mercato il resto dei paesi dell’altra sponda del Mediterraneo, presenta dei limiti storici oltre che geografici di merito e culturali significativi e non facilmente colmabili. Qui non si tratta solo di includere nel gioco politico i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo attraverso l’economia ed il commercio, ma di farlo aprendo un dialogo costruttivo e soprattutto tra pari tra il mondo arabo e quello europeo per ritrovare una legittimazione di un’area che oggi sembra più attraversata da mercanti in procinto di ottenere lauti guadagni a scapito dei residenti che non da uno spirito di cooperazione e di sviluppo aperto al dialogo politico e sociale di questi stessi Paesi. Se non riusciamo a sciogliere questo nodo gordiano è ben difficile che tra la sponda nord e quella sud del Mediterraneo vi possa essere quella concordia che tutti noi vorremmo come base per la costruzione di una società che sappia risvegliare in tutti noi nuovi impegni e nuove idealità.

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Bottiglie di plastica alte quanto la Tour Eiffel

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

Questo è il risultato del consumo annuo di acqua minerale in Europa.  25 miliardi di bottiglie, 84% delle quali imbottigliate in plastica, rappresentano un numero che deve essere moltiplicato per 3 per avere il dato complessivo, probabilmente sottostimato, a livello mondiale.   2,6 milioni di tonnellate di plastica prodotte utilizzando 2,3 milioni di tonnellate di petrolio e rilasciando nell’atmosfera 104.000 tonnellate di idrocarburi, 46.000 tonnellate di monossido di carbonio e 6 milioni di CO2. Numeri sbalorditivi che ci danno la sensazione di quale sia l’impatto ambientale della domanda di acqua in bottiglia. Ed è solo una valutazione parziale perché, ai costi di produzione, devono essere sommati anche quelli necessari al trasporto e allo smaltimento.  Per quanto riguarda l’acqua degli acquedotti italiani, ricerche ed autorevoli enti di certificazione ci dicono che è buona e sicura, sottoposta a controlli più rigorosi e frequenti di quelli previsti per l’acqua in bottiglia.  Per facilitare il consumo di acqua di rete Electrolux ha sviluppato, in collaborazione con Cem Industries, prodotti in grado di sottoporre l’acqua ad un processo di microfiltrazione effettuato con un apposito filtro approvato dal Ministero della Sanità, che elimina il cloro e filtra tutte le impurità in sospensione. Questo sistema innovativo di microfiltrazione permette inoltre un notevole risparmio per le famiglie, perché il costo dell’acqua in bottiglia è da 240 a 10.000 volte superiore di quello dell’acqua di acquedotto e la spesa di una famiglia di 4 persone si riduce di una cifra compresa tra i 250€ ed i 500€ all’anno.

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Farmaci che aiutano la ricerca?

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

Dovrebbe essere il contrario, eppure uno scienziato americano su cinque utilizza farmaci per rendere la mente più rapida e soprattutto concentrarsi meglio. E si giustifica affermando che lo fa per il bene dell’umanità. Lo rivela un’indagine pubblicata da Nature e avviata a gennaio da esperti dell’università di Cambridge. che hanno utilizzato una sorta di forum online per consentire ai colleghi di rispondere a domande sul tema in maniera del tutto anonima. Ne è emerso che in ambiente accademico vengono assunti soprattutto metilfenidato, modafinil e i farmaci beta-bloccanti. L’80% dei partecipanti al forum ha dichiarato di considerare giusto che un adulto possa assumere questi medicinali se lo desidera e quasi il 70% ha assicurato che li prenderebbe. “Come professionista – ha scritto uno di loro – è mio diritto utilizzare tutte le risorse disponibili per fare il bene dell’umanità. Se questi medicinali possono contribuire a servire il genere umano, sono autorizzato ad assumerli”.

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La partita che l’Europa gioca per il Sud

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

Il sud avverte più che mai in questa nostra attualità il bisogno di essere guidato verso i livelli di benessere e di solidità economica del Centro dell’Europa. Di qui l’invocata politica di convergenza delle economie e poi di coesione economica e cioè la convinzione che il progresso dell’unità europea deve essere omogenea in tutte le sue parti. Un Sud economicamente debole, dopo tutto, non interessa nessuno eppure si avverte un certo non so che di indifferenza a fronte dei problemi irrisolti, per ciò che ci riguarda direttamente circa il nostro Mezzogiorno. Uno stacco ideologico e culturale che viene dallo stesso fulcro dell’Europa forte espresso dalla Germania. Per superarlo ci vuole qualcosa d’altro che l’idea di stendere un ponte tra il continente e la Sicilia. Qui parliamo di una consapevolezza che sappia acquisire  il Mediterraneo  nella sua più vasta dimensione e quindi tutta l’Africa del Nord in una prospettiva di integrazione quale obiettivo geo-economico e di proiezione di interessi economici legittimi. Occorre a questo punto pensare ad un mercato comune ad hoc che riguardi l’intera area e che sappia superare con un impegno di progresso e di sviluppo tutto ciò che oggi si riverbera  nelle sue componenti non omogenee dal conflitto permanente arabo-israeliano a quello dei Balcani e fino all’Iraq. Se noi dessimo a questa regione pari dignità nella famiglia europea comunitaria e la considerassimo parte integrante della politica europea, potremmo ritrovare quella amalgama che ci permetterebbe di marciare meglio e più coerentemente verso un avvenire migliore.

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Povertà ed istruzione nei paesi emergenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

Gli investimenti per l’istruzione in questi paesi stanno dando i loro frutti, ma la strada è irta di difficoltà. Si ha tutta l’impressione che solo dalle donne, e non tanto dagli uomini, istruite si riscontra un maggiore impulso ad inviare i propri figli a scuola. Restano tuttavia grosse difficoltà per i poveri di frequentare le scuole. Ne deriva che in molti paesi la maggior parte dei figli delle famiglie più povere non ha alcuna scolarizzazione. Una recente ricerca che ha preso in esame 35 paesi dell’Africa centrale ed occidentale e dell’Asia meridionale ha dimostrato che in 10 paesi la metà, o più della metà, dei ragazzi di età compresa tra i 15 ed i 19 anni non ha mai completato le scuole elementari. Il livello di istruzione tra i poveri varia notevolmente a seconda delle regioni. In Asia meridionale e in Africa centrale ed occidentale una consistente minoranza di bambini cresciuti in ambienti poveri non si iscrive affatto a scuola; in America latina, all’opposto, praticamente tutti i bambini completano il primo anno di scuola mentre la percentuale di abbandono scolastico negli anni successivi è elevata. In Brasile, ad esempio, il 92% dei ragazzi tra i 15 ed i 19 anni che vivono in condizioni di povertà portano a termine il primo anno di scuola ma solo la metà di essi arriva alla fine dell’ultimo.

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Pericoloso scoagulare in chirurgia ortopedica?

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

La revisione di studi sulla profilassi anticoagulante a seguito di un’artroplastica di anca e ginocchio ha rivelato che non solo questi agenti non riescono a prevenire completamente l’embolia polmonare, ma il loro uso potrebbe di fatto aumentare la mortalità complessiva. Il rischio risulta più pronunciato con i cosiddetti anticoagulanti potenti, mentre quelli ad azione lenta lo aumentano di meno. Le raccomandazioni ACCP spesso hanno come risultato che il medico si sente obbligato a prescrivere questi anticoagulanti per evitare contestazioni, ma l’aumento del rischio di emorragie ha spinto diversi chirurghi esperti che effettuano artroplastiche ad usare cautela nel loro uso. L’ACCP dovrebbe forse riconsiderare le proprie linee guida onde riflettere i dati di fatto rilevati. (Clin Orthop Relat Res 2008; 466: 714-21)

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La verità, la giustizia, la follia

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

Siamo partiti nel sostenere le ragioni del cavernicolo e siamo approdati nella più lussuosa e sofisticata magione del miliardario texano all’ombra dei suoi pozzi di petrolio. Abbiamo cercato di misurare quelle stesse verità, giustizie e follie che hanno contornato il nostro avo e l’erede di oggi. I loro paludamenti sono diversi, il volto si è affinato, il corpo non è più grezzo e i modi sono meno goffi. Ma di là dell’aspetto fisico resta l’idea del possesso. Un tempo era una caverna oggi è un pozzo di petrolio che produce benessere ma anche potere. Non è la clava e l’abilità di maneggiarla a predominare oggi ma è uno strumento più raffinato che chiamiamo denaro e il modo come lo facciamo roteare sotto il naso dei nostri simili. Ma se tante sono le similitudini che possono avvicinarci all’uomo di ieri rispetto a quello di oggi rivestito com’è d’abiti sgargianti e appariscenti, resta alla prova dei fatti sostanzialmente simile. Mi chiedo, allora, cosa distingue realmente le due figure che il tempo ha posto ai punti estremi rispetto al mio angolo di visuale? Forse è l’ipocrisia. Forse è la perdita dell’effettivo valore della vita. Forse il primo ha guardato troppo a lungo il cielo stellato e l’altro lo ha fatto di rado. Forse il primo ha meditato sulle meraviglie della natura, è rimasto assorbito dai suoi bisogni vitali del mangiare, del bere, del sopravvivere mentre il secondo è rimasto schiavo di valori caduchi come la ricchezza, il predominio sui propri simili, l’arroganza del potere. E’ diventato per il texano, e per quanti come lui che sulla terra si alimentano nella mangiatoia comune rendendola sempre più monopolista e proibita agli altri, quella maggioranza anonima di diseredati, affamati, impoveriti dalle ricchezze altrui, l’unico linguaggio che gli permette di dialogare con i propri pari,in un mondo di esclusivi. E’ diventato un pensiero folle, una sorta di stordimento nel quale obliare la caducità della sua esistenza e testare la propria esistenza rendendosi arbitro di quella degli altri. Ma cosa ha che fare, mi chiedo, la verità e la giustizia con chi la chiama e persino la invoca non per dare agli altri ciò che è dovuto ma per possederle in esclusiva e per determinare negli altri lo spirito gregario, di sudditanza? Alla fine resta la follia ovvero il cordone ombelicale dal quale far scorrere il fallimento delle nostre esistenze che si rincorrono alla ricerca solo di uno stordimento e lungo tale tratto si diventa santi e martiri, carnefici e vittime in un gioco perverso e che solo la morte è in grado di appiattire ma vi riesce parzialmente per via di quella logica generazionale della vita che si riproduce di continuo. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Pagine di cultura: La Turchia e l’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

E’ un banco di prova per l’Europa quello di marciare sulla strada della storia allorché si arriverà all’ingresso della Turchia nell’Unione europea. Questo perché l’ingresso dei turchi introduce il delicato problema di una identità anche islamica dell’Europa che già oggi conta più di 22 milioni di musulmani. E’ un ingresso di non poco conto né può essere considerato alla stessa stregua degli attuali  paesi. E’ un fatto storico considerata la conformazione culturale e religiosa del Paese già ora il più europeo e comunque il più occidentale del Medio Oriente. Questa sua caratterizzazione storica risale fin dal XVI secolo allorché la Turchia fu coinvolta a più riprese  nei conflitti intereuropei  e occasionalmente alleata di questa o quella potenza europea. Oggi la sua posizione geo-politica le consente il controllo degli stretti e tra Mediterraneo e Mar nero e fino a qualche anno fa fu il Paese di frontiera con l’Unione Sovietica e la sua sfera di influenza politico-militare che giustificò l’ingresso della Turchia nello schema di difesa occidentale aderendo alla Nato. E dopo i fatti iracheni la Turchia ha aumentato il valore della sua presenza in uno scacchiere che resterà caldo per molto tempo. A questa scelta contribuì oggettivamente la presenza nel Paese del regime laico e filo-occidentale nato dalla rivoluzione kemalista e la dominante presenza di un sistema istituzionale a controllo militare e di un esercito di riconosciuta efficienza, che offrivano forti garanzie di stabilità politica. Tutta l’interminabile e defatigante trafila riservata alla domanda di adesione turca, presentata nel lontano 1987, si spiega con un singolare concorso di circostanze. In un primo tempo gli sviluppi della politica internazionale degli occidentali cederono il passo ai paesi dell’Europa orientale penalizzando, di conseguenza, le attese turche. In seguito si pensò ad un rafforzamento politico dell’Europa integrata attraverso l’ulteriore sviluppo delle istituzioni comuni. Nello stesso periodo la Turchia fu coinvolta nello sviluppo delle migrazioni interne e dall’urbanizzazione che la condussero all’emergere di formazioni politiche islamiste ed ultranazionaliste. Ne derivarono ripetuti interventi politici del sistema militare a difesa del laicismo kemalista e, indirettamente, anche il riacutizzarsi delle tensioni interetniche esplose nella guerriglia curda. Questa evidente discrasia ha in definitiva rafforzato negli europei il sentimento della diversità e alterità turca.

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