Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Editoriale: La politica del fai da te

Posted by fidest press agency su martedì, 17 agosto 2010

Editoriale fidest. Ognuno di noi guardando la televisione, leggendo i giornali, navigando nel web si interfaccia spesso con gli argomenti che riguardano le relazioni che intercorrono con i nostri simili e i contrasti o le intese che ne derivano. E’ un genere di comportamento che nasce dall’esigenza di dare una compatibilità ai vari conflitti d’interesse che possono nascere, ad esempio, tra chi produce un bene, chi vi concorre a renderlo prodotto finito e il beneficiario finale. Tra costoro vi è chi pensa al profitto, chi a sbarcare il lunario, chi a risparmiare tenendo alto, al tempo stesso, il rapporto costo-benefici-qualità. Ma anche il mediatore classico che noi individuiamo con il termine “politica” può entrare in fibrillazione e determinare delle incompatibilità tra ciò che si intende amministrare e la rispondenza che si trae dagli amministrati in quanto non sono un corpo omogeneo ma rappresentativo di gruppi e interessi di varia natura. Se, a questo punto, la politica vuole tenere alto il suo rapporto super partes per guardare in faccia solo e comunque l’interesse generale che ci consente di subordinare le nostre esigenze a quelle dell’intera comunità, occorre che non si trasformi, o anche si faccia percepire, con un particolare livello di partigianeria. Se ciò accade declassa il suo ruolo e spinge taluni a ricercare un’alternativa creando nuovi soggetti politici e ricercando, per essi, coloro che per affinità si possono riconoscere. E’ la politica del fai da te. Se vogliamo, come dicono i legulei, scendere nella fattispecie pratica, lo registriamo con la nascita di tanti partitini e movimenti che si agitano nelle periferie delle piccole e grandi città e cercano visibilità in tutti i modi possibili. Questa scelta non è auspicabile perché denota un malessere che sta nella incapacità della politica d’uscire dal ghetto degli interessi particolari e di farsi individuare come titolare di una ideologia di vita che rifugge dagli intrighi e dagli intrallazzi e ricerca la sua identità nella legalità e nel rispetto delle regole che a monte le costituzioni hanno sancito. Si cerca quindi una strada secondaria per la propria incapacità di percorrere quella primaria. Il tutto si complica poiché i partiti che, per consenso elettorale, vanno per la maggiore cercano voti non per rappresentare chi da loro fiducia ma per assecondare i cosiddetti poteri forti. Costoro sono partigiani del loro benessere che di certo non si può identificare con quello degli altri e il loro primato tende ad essere assoluto in forza di una risorsa di cui si sentono esclusivi: quella del dominus inteso come dominio delle menti prima ancora di quello fisico. Per il dominus gli altri non sono altro che un sottoprodotto della società e come tali devono essere trattati. E la stessa politica del fai da te denota l’inadeguatezza di una forza di contrasto che se da una parte è ritenuta valida dall’altra è resa evanescente e finisce con il fare il gioco dei poteri forti che si avvalgono del divide et impera. E’ questa diventa una vera e propria trappola per chi pensa di battersi per una causa giusta. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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