Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 19

Il ticket peggiora la salute

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 agosto 2010

Uno studio pubblicato sulla rivista dell’American Medical Association conferma che, se l’accesso al farmaco è reso più costoso per il paziente, diminuisce la compliance. E alla fine la spesa aumenta Per ridurre la spesa farmaceutica si può ricorrere a diversi sistemi. C’è la compartecipazione alla spesa, il ticket, c’è il ricorso al prezzo di riferimento, entrambe vie praticate in tempi diversi in Italia, e altri sistemi, come le limitazioni al rimborso, più praticate in sistemi in cui la copertura sanitaria di tipo privatistico. Negli Stati Uniti tutti questi sistemi sono utilizzati allo stesso tempo, dal momento che non tutti i fornitori di copertura sanitaria adottano gli stessi criteri. La rivista statunitense JAMA ha pubblicato questa settimana un articolo i cui autori hanno valutato tutti gli studi condotti sugli effetti che l’aumento del ticket o la riduzione della copertura farmaceutica hanno sull’adesione alla terapia del paziente (Goldman DP et al.Prescription Drug Cost Sharing. Associations With Medication and Medical Utilization and Spending and Health. JAMA. 2007;298:61-69). Gli studi considerati non riguardavano soltanto gli Stati Uniti, ma anche paesi europei e altri, come il Canada, che hanno comunque un servizio sanitario nazionale. La prima considerazione è che effettivamente la compartecipazione alla spesa fa diminuire i consumi.  Secondo alcuni studi soprattutto dei farmaci con indicazioni meno importanti, come gli antistaminici,  ma non con trattamenti più impegnativi (antipertensivi, per esempio). Tuttavia la revisione di tutti gli studi mostra un andamento differente. Anche nel trattamento di patologie croniche come l’iperlipidemia, l’ipertensione e anche il diabete Tipo 2, si ha una netta diminuzione dell’adesione alla terapia. Molti non la cominciano neppure, altri assumono irregolarmente i farmaci e altri ancora la interrompono. Secondo gli autori dell’articolo questi comportamenti si concentrano nelle fasce più anziane della popolazione e in quelle a reddito più basso. In definitiva, è stato anche possibile stabilire un rapporto tra l’entità della partecipazione alla spesa e l’acquisto dei farmaci: per ogni aumento del 10% del ticket si ha un calo dell’acquisto, valutato attraverso la spesa, che va dal 2 al 6% a seconda della classe terapeutica e della condizione del paziente. Se questo abbia conseguenze dirette sullo stato di salute dei pazienti, secondo l’articolo, non si hanno dati certi. O meglio, per alcune condizioni croniche, come l’insufficienza cardiaca, la schizophrenia, l’iperlipidemia si paga lo scotto di un maggior ricorso all’opedalizzazione o al pronto soccorso. A queste malattie si può anche aggiungere l’asma, nel quale la minore adesione alla prescrizione si traduce spesso in un sensibile peggioramento delle condizioni del paziente.  In sostanza, la tesi degli autori della revisione è che, per ora, le misure di riduzione della spesa farmaceutica, quando coinvolgono direttamente il paziente, tendono a tradursi in un maggiore esborso per altre prestazioni, di norma più costose.

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