Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

La politica che non convince

Posted by fidest press agency su domenica, 22 agosto 2010

Gli anni che seguirono la seconda guerra mondiale offrirono all’Italia politica l’opportunità di una svolta epocale nella costruzione di uno stato moderno e evoluto. Tale possibilità mancò. Non l’avemmo con il meridione, pur disponendo di notevoli capitali, per farlo decollare economicamente. Non l’avemmo con le riforme dalla scuola alla giustizia e alla pubblica amministrazione. Nel frattempo ci fu imposta dalle nostre alleanze internazionali una pax sociale abnorme che ci indusse ad inventarci, istituzionalizzandoli, gli ammortizzatori sociali moltiplicando posti di lavoro sulla carta inesistenti e i fuori corso universitari e servizio militare obbligatorio per protrarre l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e inventando dall’altro capo della vita le pensioni di anzianità partendo dal minimo di 14 anni sei mesi e un giorno. Era il tempo delle “vacche grasse” e attingemmo, senza ritegno, dalla mano pubblica sino ad avere oggi un debito pubblico da capogiro. Questa è la storia di ieri che ancora oggi tende a perpetuarsi anche se le risorse si sono assottigliate sebbene oggi, per non rinunciare a taluni privilegi, facciamo pagare il prezzo dei nostri limiti agli anelli più deboli e più facilmente sottomettibili della nostra popolazione. In altre parole, dopo gli errori del passato si aggiunge quello della mancata ridistribuzione delle risorse avendo così seri limiti di bilancio. Ora quello che abbiamo, storicamente rimproverato, alla classe politica che ha retto le sorti del Paese dagli anni cinquanta agli ottanta oggi dobbiamo farlo, soprattutto, ai governi del centro sinistra che per definizione dovrebbero essere più sensibili a un modello di società virtuoso e ossequiente alla logica di un’equa ridistribuzione delle risorse. Ciò non è accaduto e l’elettore li ha puniti ma la lezione non sembra aver dato i suoi frutti poiché è mancata una leadership ben determinata al cambiamento che non significa, ovviamente, maggiori costi, ma entrate nella logica del buon padre di famiglia che, in presenza di minori disponibilità, sa organizzarsi per evitare gli sprechi, rinunciare al superfluo e puntare all’essenziale. Ciò significa intraprendere una lotta seria alle evasioni fiscali, riformare la giustizia, dare all’istruzione un input più determinato, evitare la formazione di nuove sacche di povertà, fare della salute un punto di riferimento importante incentrando, ad esempio, gli interventi sulla prevenzione, e non solo, e offrendo ai giovani certezze lavorative che oggi sono diventate fin troppo “precarie”. Le stesse logiche che si richiamano al sistema pensionistico in auge dovrebbero mutare registro e non ancorare il dibattito su ciò che dovrebbe essere del tutto escluso dai nostri conversari e mi riferisco ai limiti di età. Oggi ci ritroviamo con una società che ha fin troppe regole ma le manca lo strumento più efficace e determinante ovvero quello di farle rispettare o meglio le fa rispettare solo ai più deboli e ai meno organizzato e questo è ancora più drammatico secondo la logica dell’essere forte con i deboli e debole con i forti. Questa è l’Italia che è mancata negli anni postbellici e questa è l’Italia che manca ai giorni nostri. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: