Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Editoriale: Il caso Melfi-Fiat

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2010

Editoriale Fidest Non credo che con un governo di Centro-sinistra la Fiat si sarebbe permessa di alzare in maniera così arrogante il livello di contrasto con i lavoratori non riconoscendo al giudice la validità di una sentenza di reintegro dal lavoro degli operai licenziati non per giusta causa. Questo dovrebbe farci capire la differenza che esiste tra i due modelli di governance del paese, ma anche i limiti di un sistema capitalistico che con le sue logiche spinte fino ad una esasperata ricerca di profitto si fa beffa dei diritti dei lavoratori e vi ricerca lo sfruttamento come strumento indispensabile per il proprio arricchimento. Questo spiega il ricatto di trasferire alcune lavorazioni industriali all’estero. Questo spiega il motivo perché vi sia stata sino ad ieri una certa benevolenza della Fiat nell’accordare le produzioni in Italia previo cospicui esborsi statali a fondo perduto. Ora pare che queste opportunità si stiano allontanando e, approfittando di un governo ritenuto amico, si sta alzando il tiro pretendendo di trasformare in carta straccia quella somma di diritti che sono stati il frutto di anni di lotte e di sacrifici di generazioni di lavoratori. Questo voler tornare indietro per ricacciarci negli anni bui delle prepotenze padronali dovrebbe suonare da monito a chi pensa ad un capitale dal volto umano, ad una civiltà ispirata al rispetto della dignità umana. Ma dovrebbe anche spingerci a far uscire dalle ambiguità o dalle dichiarazioni formali chi depreca l’atteggiamento della Fiat ma non va oltre. Ma non vorremmo nemmeno enfatizzare il fatto oltre misura ricordando che se ne parliamo, nello specifico, è perché pensiamo che questa debacle della classe lavoratrice potrebbe dilatarsi e contagiare altri settori industriali e le relative relazioni sindacali sia nel privato sia nel pubblico impiego. Già per noi è una “anomalia costituzionale” dover pensare che milioni di italiani sono disoccupati, che altri sono in cassa integrazione, che altri sono precari e che su costoro si spalanca quella porta che ci conduce ad un disagio esistenziale sempre più marcato. E’ tempo per un cambiamento di rotta. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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