Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Berlusconi senza berlusconismo

Posted by fidest press agency su martedì, 7 settembre 2010

Con il discorso di Fini il PdL è imploso, con una scarica di esplosivo collocata all’interno stesso del partito-azienda e, ciò che risulta più grave e non ritrattabile, collocata da quel “fuoco amico” che ha, di fatto, svuotato il cavaliere di tutte le  prerogative che ha preteso indirizzarsi. Non è stato un passaggio di una partita a scacchi, in attesa della “mossa del cavallo”; è stata una sfida a distanza di scherma “all’ultimo sangue”, dove aleggiava la durlindana di Berlusconi, alla quale Fini ha opposto una scherma da fioretto, con affondi precisi, ripetuti, documentati e, spero proprio, dolorosi. Fini ha saputo giostrare il presente, facendo dimenticare il passato di 15 anni di convivenza e connivenza, lasciando ampio spazio alle speranze per un futuro diverso dagli incubi nei quali  è precipitata la nazione. Ma non c’è stato  un “metodo Boffo”, che pure Berlusconi avrebbe ampiamente meritato  (e Fini è certamente consapevole di molte magagne cavalleresche che si dovranna ancora scoprire !!!), c’è stata una smontatura degli effetti causati dal cavaliere, cioè del berlusconismo, salvando quel poco che rimane da salvare dell’immagine del cavaliere. Il risultato è stato quello di svuotare il cavaliere del suo berlusconismo… come dire “il re è nudo. L’otre berlusconiana è, così, scoppiata non potendo contenere oltre tutto ciò che si voleva farci entrare. Tutto cominciò con la conclusione ingloriosa della prima repubblica travolta da “mani pulite”. Alla prima repubblica subentrò il berlusconismo che portava con se le “coscienze sporche” che erano riuscite e salvarsi o nascondersi. L’inventore del berlusconismo si propose come il demiurgo della nuova nazione che aspettava un messia salvifico.  Fu infelice lo stresso esordio, quando vennero incolonnate le truppe mercenarie sotto la falsa bandiera del liberalismo democratico che nascondeva l’interesse privato del solo gaudente padrone e signore che dominò quella scena. Fin dall’esordio venne dimensionata l’impostura che voleva spacciare la reiterazione dei reati con una presunta persecuzione giudiziaria; in questo modo venne dato l’esempio di una impunità che avrebbe stimolato i più spregiudicati a delinquere sotto le insegne di una volontà popolare illusa e tradita La certezza della impunità realizzò il resto: condoni, sanatorie, modifica delle leggi punitive identificate come restrittive della libertà (v. il falso in bilancio) e un nevrotico ottimismo che avrebbe nascosto le verità che si volevano nascondere. Nelle more la nomenclatura giuridica, se rivolta al premier o a fedeli lanzichenecchi, venne perfezionata:
•    l’avviso di garanzia diventò giustizia ad orologeria,
•    l’indagine giudiziaria a sua volta diventò accanimento giudiziario,
•    gli interrogatori di rito  furono persecuzioni giudiziarie,
•    il processo una bolgia infernale,
•    il collegio giudicante un plotone di esecuzione.
Tale nomenclatura, predisposta dal cavaliere, venne subito fatta propria da quanti avevano l’interesse di autodifesa. Nessuna meraviglia se l’otre è scoppiato; doveva essere ben resistente per essere riuscito a resistere a tante porcate tutte insieme. Ci sarebbe da ricostruire innanzitutto la fiducia, ma può essere appannaggio di chi l’ha tradita? L’attuale crisi di credibilità non si differenzia da tangentopoli se non nei fini; ora i furti non riguardano più i finanziamenti ai partiti ma le singole individuali tasche dei ladroni. Piuttosto è  peggiore di Tangentopoli, perchè allora venne avanzato il finanziamento ai partiti, con Craxi che illustrò il teorema “Tutti colpevoli, nessun colpevole”, quindi raccattò le monetine e fuggì a precipizio per Hammamet, da latitante, fuggitivo  e contumace.  Oggi diventato esule, perseguitato, vittima. I sondaggi allarmano il cavaliere; risulta che il berlusconismo ha pesantemente stufato gli elettori, il marcio avanza, e le procure vengono disabilitate, i truffatori proliferano mentre si concede loro uno scudo fiscale come ciambella di salvataggio. Il berlusconismo si rivolta contro il suo inventore che della sua creatura si era fatto demiurgo; ma i sondaggi sono impietosi, il calo diventa emorragia. Ecco che il demiurgo si trasforma in taumaturgo; senza miracoli niente fede. Ecco l’invenzione mediatica del cavaliere: liste elettorali vietate ai farabutti: come dire Berlusconi senza il berlusconismo. Di Pietro ha sbagliato tutto…. Doveva brevettare la sua proposta, così oggi potrebbe richiedere i diritti d’autore.
I laudatores del cavaliere (da Capezzone a Bonaiuti, da Gasparri, a Bondi e Cicchitto), che per contratto ad ogni intervento dovevano insultare Di Pietro, perdono la loro specificità e sono costretti a osannare la trovata del cavaliere dopo averla insultata quando veniva avanzata dal loro nemico preferito. Il taumaturgo miracoloso ha  perso anche il braccio destro dei miracoli, quel Bertolaso per il quale “lo spirito è forte, ma la carne è debole” (Matteo 26,41). Con la carne debole pur dentro uno spirito forte non è agevole mettere in opera la politica del fare; quella politica attiva, operosa, fattiva, produttiva e producente.  Per una politica del fare necessitano le mani libere, da ogni forma di limitazione o di vincolo; mani libere dai capestri delle regole, delle norme da rispettare e delle leggi da onorare; mani libere…. molto libere… specialmente dalle manette che tintinnano dietro l’angolo. Ma chi illumina quelle manette, impone il rispetto delle regole e l’onore alle leggi ?   E’ rimasta solo la magistratura, dopo che tutti i presidi etici sono stati travolti  dal miracolismo mediatico (ma solo mediatico); magistratura che si serve delle intercettazioni… allora si aboliscano le intercettazioni, si serve dei pentiti…. allora si sviliscano gli interrogatori dei pentiti…. si serve anche di azioni decise come la confisca dei beni…. allora si vendano all’incanto tali beni (così ciò che esce dalla porta rientra dalla finestra); tutti provvedimenti che contrastano con la lotta alla criminalità, quando non configurano una colpevole connivenza. Connivenza sarebbe stata la Protezione Civile spa, sventata sul filo di lana dalle opposizioni ma di più dai sondaggi che indicarono quel provvedimento come sgradito alla stragrande maggioranza, per cui venne innestata, con urgenza, la retromarcia. Il resto lo vedremo in questi giorni…!(Rosario Amico Roxas)

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