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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Brunetta e gli Italiani da Roma in giù

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2010

Il ministro Brunetta con una frase ad effetto, in un’intervista al Giornale, ha definito Napoli, Caserta e la Calabria come “un cancro” che non permette all’Italia di svilupparsi. Questo passaggio ha provocato, com’era presumibile, le reazioni dei diretti interessati. La risposta, anche autorevole, come quella del vescovo di Acerra non è mancata bollando il ministro con una sola parola: “spaccone”. Noi vi aggiungiamo la sua scarsa memoria storica e ci rammarichiamo che non ha colto l’occasione per tacere su un argomento che riapre drammaticamente molte ferite e non certo in favore di quel Nord che vuole guardare con aria di sufficienza il resto del paese. Se andasse a sfogliare le pagine di storia, che sembra abbia dimenticato, saprebbe che il Regno Borbonico era più prospero del nord del paese. Che la questione meridionale fu a lungo dibattuta in sede parlamentare (vedesi la documentazione agli atti) a cavallo tra il XIX e i ventesimo secolo, ma invano, per l’avidità del Nord che scelse la strada della distruzione sistematica dell’economia del sud per favorire quella del Nord. E ancora con la farsa della Cassa del Mezzogiorno dei primi anni dell’Italia repubblicana dove si fingeva il finanziamento alle imprese del nord che trasferivano le loro attività industriali al Sud, ma che, in effetti, erano più interessate ad incassare i contributi a fondo perduto dopo una breve visitina nel paese del sole. Le banche, a loro volta, fecero il resto trasferendo i risparmi dei meridionali al Nord per finanziare quelle imprese. Non solo. Negli anni sessanta vi aggiungemmo il meglio delle nostre risorse umane che emigrarono al nord bisognoso di manodopera. Persino la malavita organizzata del Sud servì a certi settori dell’economia del Nord per procurarsi fondi per prosperare e i numerosi intrallazzi e connivenze che, un poco alla volta stanno affiorando, lo dimostrano ampiamente. E non certo ultimo, in ordine di tempo, ricordiamo i fondi fas utilizzati impropriamente per pagare le quote latte del nord, per finanziare i trasporti del lago di Garda e i disavanzi delle ferrovie dello stato, per risanare i buchi di bilancio del comune di Roma e Catania (gestione Scapagnini,pdl) e per la copertura finanziaria dell’abolizione dell’ici, il meridione avrebbe avuto a disposizione 50 miliardi negli ultimi 2 anni. Ma di una cosa il ministro ha ragione. Il cancro che corrode il paese c’è ed è una classe politica meridionale incapace di rispondere alle reali esigenze dei territori che pretende di rappresentare e di amministrare. Dovrebbe, semmai, chiedersi, il ministro, il perché di tanta rassegnazione, di tanta pazienza dei meridionali: Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Noi una proposta ce l’avremmo: perché i tanti iscritti meridionali al Pdl non scendono in piazza e fanno un falò delle loro tessere di partito? E’ questo e non altro il vero cancro del Paese. (Riccardo Alfonso e Girolamo Foti  del MoVimento On)

2 Risposte to “Brunetta e gli Italiani da Roma in giù”

  1. Maurizio said

    Concordo, il ministro ha ragione nel bollare l’insufficienza della classe politica meridionale, del resto pienamente complementare a quella nordica. Non capisce, quindi, che per il nord la peggiore iattura sarebbe l’emergere di una valida classe dirigente a Sud.
    Infatti come possono esser definiti gli uomini politici meridionali se non ascari ?
    E costoro sono la perpetuazione di quei farabutti che si vendettero l’indipendenza del Regno per il proprio miserabile piatto di lenticchie: non è questa la sede per dibattere il tema ma è agevolmente rintracciabile il “fil rouge” che partendo dai Massari, La Farina, Scialoja, Liborio Romano, Settembrini, e via dicendo, fino alla macchietta Poerio, arriva ai giorni nostri e agli uomini di oggi, sempre pronti come allora a favorire gli interessi del nord in cambio delle sinecure feudali a Sud.

  2. Aldo Cannavò said

    Se la malavita organizzata dissangua il sud (fra breve farà così anche col centro e col nord )la colpa è anche del governo,perchè non ha preso i dovuti provvedimenti a tempo debito. Per quanto riguarda la Campania,sommersa dai rifiuti,non si può accettare che le autorità della zona abbiano per tanto tempo evitato di risolvere il problema,come hanno pure fatto tutti i governi in carica dall’inizio della crisi rifiuti.Bisogna pure considerare che hanno pure colpa molte industrie del nord,che hanno dato i loro residui di lavorazione ad imprese camorristiche,fingendo di non capire dove essi sarebbero stati smaltiti.Se,per assurdo,detti rifiuti dovessero tornare alle loro zone di origine,certamente il nord non saprebbe come cavarsela.

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