Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 137

Editoriale. Il pensiero unico e le scuole di partito

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2010

Editoriale fidest. Ricordo anni fa quando D’Alema era capo del Governo e Berlusconi lo bollava a sangue come “comunista” e per rincarare la dose asseriva che aveva frequentato la scuola di partito del Pci a Frattocchie come se si trattasse di un’aggravante. Ora mi accorgo che le scuole di partito fanno parte anche del suo movimento e ne trae vanto. Come dire: se le fanno gli altri è un male se lo faccio io è un bene. Ma la tentazione di avere un partito con una classe di dirigenti educati da un’apposita scuola per rafforzare il “pensiero unico” del capo è forse un po’ diverso che averla per una ideologia come poteva essere quella del partito comunista e della stessa Democrazia Cristiana? Certamente. A mio avviso, la differenza c’è ed è evidente. Da una parte ci troviamo al cospetto di una scuola di pensiero e, dall’altra, a qualcosa di più privato e personale. E’ un discorso che potrebbe portarci molto lontano per capire, se non altro, i rischi di un indottrinamento tipo “lavaggio del cervello” che in nome di una filosofia di vita diventa una massificazione del pensiero per scopi avulsi da un interesse generale, per trasformarsi nella ricerca di un potere fine a se stesso che trasformi gli esseri umani in una sorta di automi capaci solo di servire da claque al capo e di riconoscerlo tale acriticamente. E’ una involuzione del pensiero che molte menti nobili hanno cercato di contrastare e, a volte, pagandone un prezzo altissimo con la vita. Oggi, forse, la loro condizione può apparire meno traumatica ma è lo stesso efficace poiché in luogo del rogo subiscono l’onta della calunnia, del discredito e dell’isolamento. Diventano una sorta di vox clamans in deserto. Così si rafforza una leadership e si umiliano le intelligenze, il libero arbitrio, la stessa libertà nella sua accezione più ampia. Così si deforma la realtà e si dà uno schiaffo alla verità asservendola agli interessi di bottega. Così la democrazia si svuota di contenuti e diventa una farsa. Questo è il rischio. Questo è il limite che ci condanna ad essere servus servorum d’un padrone come se fosse un dio. Questa è la barbarie del XX secolo che riverbera i suoi sinistri bagliori ai giorni nostri. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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