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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Vincent van Gogh a Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2010

Roma Venerdì 8 ottobre 2010 – domenica 6 febbraio 2011 Complesso del Vittoriano Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali) Campagna senza tempo – Città moderna.Dopo 22 anni Roma è di nuovo pronta ad accoglierlo con l’amore di sempre.
Il percorso scientifico dell’esposizione analizza per la prima volta le due inclinazioni contraddittorie che spesso guidarono il pittore nella scelta dei soggetti dei suoi dipinti: il suo amore per la campagna, come ambiente fisso e immutabile, e il suo legame con la città, centro della vita moderna e del suo rapido movimento.  Saranno esposti settanta capolavori tra dipinti, acquarelli e opere su carta del maestro olandese e oltre trenta opere dei grandi artisti che gli furono di ispirazione – tra i quali Millet, Pissarro, Cézanne, Gauguin e Seurat.
La mostra, che nasce sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione e con la partecipazione del Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione –, della Provincia di Roma – Presidenza e Assessorato alle Politiche culturali -, della Regione Lazio – Presidenza e Assessorato alla Cultura, Arte e Sport -, con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, del Ministero degli Affari Esteri, dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma e dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. La rassegna è organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia.
L’esposizione vanta la collaborazione ed il supporto delle più grandi istituzioni museali del mondo, insieme ad importantissime collezioni private. Tra esse spiccano: Van Gogh Museum, Kröller-Müller Museum, Rijksmuseum, The Art Institute of Chicago, The Solomon R. Guggenheim Museum, The Museum of Modern Art, Hammer Museum, The Detroit Institute of Arts, National Gallery of Canada, Tate, Musée du Louvre.
La mostra “Vincent van Gogh. Campagna senza tempo – Città moderna” è a cura di Cornelia Homburg, studiosa nota a livello internazionale per le sue ricerche su Vincent van Gogh, e si avvale di un prestigioso comitato scientifico composto da Sjraar van Heugten e Chris Stolwijk, Van Gogh Museum, Jenny Reynaerts, Rijksmuseum, Judy Sund, City University New York, Tsukasa Kodera, Osaka University, Joan Greer, University of Alberta, Cornelia Peres, conservatrice, Liesbeth Heenk, storica dell’arte.
Van Gogh costruisce, da un lato, un’immagine idealizzata della vita rurale, dimostrando così di credere che la natura e la vita dei contadini, dura ma onesta, fossero valori senza tempo; questo concetto trova chiara espressione nei suoi ritratti di coltivatori, nelle immagini del lavoro nei campi, che segue il ritmo regolare e rassicurante delle stagioni, nelle descrizioni della campagna olandese e francese, come, ad esempio, nell’imponente La semina delle patate dal Von der Heydt-Museum di Wuppertal e nei bellissimi disegni di contadine chine al lavoro, in prestito dal Kröller-Müller Stifting.
Il suo ritratto della campagna come luogo immutabile non si basava sulla semplice osservazione e sul resoconto di quanto aveva visto, era piuttosto il risultato della sua vasta cultura artistica e delle precise idee che intendeva trasmettere. L’artista non era interessato tanto a ritrarre la verità oggettiva, quanto, piuttosto, a divulgare quelli che, a suo parere, erano i valori della vera vita di campagna. Anche la città moderna fu descritta da un punto di vista ben specifico. Van Gogh si dedicò di rado alla rappresentazione delle vie affollate o delle pittoresche piazze di Parigi; preferiva ritrarre le stradine dei sobborghi, all’epoca in rapido sviluppo, come negli Orti a Montmartre dal Van Gogh Museum e dallo Stedelijk Museum di Amsterdam, inondati di luce purissima, o la gente a passeggio nei parchi pubblici, raffigurata, ad esempio, nella tela dalla Collection Noro Foundation.
Pur lavorando in modo veloce e spontaneo, l’artista aveva una chiara idea dell’immagine e del messaggio che intendeva trasmettere; sia la scelta del tema che la forma della composizione, ispirate alla sua conoscenza della realtà, erano deliberate e mai casuali. Van Gogh rifiutava l’idea della pittura d’invenzione, eppure non rifuggiva dalla costruzione delle immagini. Specialmente nell’ultimo periodo, a St. Rémy e a Auvers-sur-Oise, diede sempre maggiore spazio all’invenzione in composizioni ispirate a diverse fonti visive e artistiche. La fusione di aspetti moderni e tradizionali fu stimolata dal suo straordinario uso del colore e da una tecnica pittorica assolutamente sorprendente per l’epoca e ricca ancora oggi di grandissimo fascino.
Organizzazione e produzione: Comunicare Organizzando S.r.l. Catalogo: Skira; € 35,00 Costo del biglietto: € 12,00 intero; € 8,50 ridotto

3 Risposte to “Vincent van Gogh a Roma”

  1. Antonio De Robertis said

    C’e troppa disinformazione su Van Gogh.E’ recente la figuraccia degli organi di stampa nazionali ed esteri,che hanno lanciato la notizia di un quadro rubato in un museo del Cairo,con la foto di uno che si trova nel museo di Hartford in Connecticut,che tra l’altro è oramai considerato una errata se non falsa attribuzione.Ora è in arrivo una ben più grave notizia,legata alla PROSSIMA MOSTRA SU VAN GOGH AL VITTORIANO DI ROMA.
    Perché il quadro:”Augustine Roulin con la figlia Marcelle”in prestito dal museo di Filadelfia è un falso,realizzato dai fratelli Schuffenecker.
    E’oramai risaputo che nel catalogo completo dell’opera di Van Gogh(circa 900 opere a olio),quasi 90(pari al 10%),potrebbero essere falsi o errate attribuzioni.Di queste,circa 30(pari a un terzo),sono riconducibili ai due fratelli Claude-Emile e Amedèe Schuffenecker,pittore il primo e mercante prima di vini poi di quadri il secondo.Uno di questi è sicuramente :”Augustine Roulin con la figlia Marcelle”in prestito dal museo di Filadelfia per questa mostra.
    Questo dipinto non è mai stato nella collezione di Emile Bernard,come ci segnala il De La Faille.E neppure della famiglia Van Gogh.La sua origine va ricercata nella collezione dei fratelli falsari Schuffenecker,(appare a destra sulla parete nella foto della stanza 29 della mostra a Mannheim nel 1907,alla quale prestarono ben 14 quadri).Essi devono averlo costruito partendo da altri ritratti della signora Roulin,facenti parte della loro collezione.E’risaputo che almeno 2 versioni della Berceuse(quella ora a Boston potrebbe essere un falso)passarono dalle loro mani e probabilmente anche il ritratto con finestra e vasi sullo sfondo,già di proprietà di Theodore Duret(altro collezionista e possessore di parecchi Van Gogh fasulli)e ora nel museo Oskar Reinhardt di Winthertur.La brutalità di questo dipinto,assimilabile per tecnica all’altro con neonata in primo piano e la madre tagliata dalla cornice(guarda caso anch’esso proveniente dai due fratelli falsari,come dimostra una foto della mostra del novembre 1909 da Druet e il relativo catalogo al n.33),non fanno parte della cultura figurativa di Vincent,che prediligeva il primo piano possibilmente a mezzo busto,per tirare fuori tutta la potenzialità psicologica e umana dei personaggi.E’una pittura che ha il taglio e i colori di Francis Bacon con 50 anni di anticipo,ma che non ha nulla a che vedere con Van Gogh.

  2. Antonio De Robertis said

    Noi italiani siamo sciovinisti contro noi stessi.
    Mi chiedo se è giusto che io,discreto studioso d’arte e specialista di Van Gogh da oltre 20 anni e con all’attivo sei libri e parecchi saggi e articoli accreditati nel database della biblioteca del museo Van Gogh e delle principali biblioteche d’arte italiane,non sono neppure stato invitato ai 3 dibattiti e alle 4 proiezioni di film,già programmati a margine della mostra,che aprirà i battenti al Vittoriano di Roma l’8 ottobre prossimo.Può essere che la mia voce sia stonata,fuori dal coro,ma non se ne può più di un taglio ageografico e celebrativo,che viene dato a queste mostre e che hanno ingessato Van Gogh nel suo mito,forse contro quello che sarebbe stato il suo volere.Negli ultimi anni,grazie all’avvento dei blogs ho potuto finalmente dare fiato alle mie scoperte su Vincent.anche a quelle che avevano dato fastidio all’establishement,stemperando così l’ostracismo nei miei confronti.Continuerò su questa strada,confortato periodicamente dal ringraziamento di parecchi appassionati del pittore olandese.Grazie a tutti voi che mi leggete e spero mi sosterrete anche in futuro.

  3. Salgono a 5 le opere dubbie di Van Gogh al Vittoriano
    Nelle scorse settimane ho segnalato 3 opere dubbie di Van Gogh in mostra a Roma:
    Ritratto di Madame Roulin con la figlioletta (1888)Olio su tela, 92,4 x 73,5 cm,Philadelphia Museum of Art – Lascito di Lisa Norris Elkins,1950,Autoritratto (1886)Olio su tela, 38,8 x 30,3 cm,del Geemente museum dell’Aja,La casa di Jorgus (1890)Olio su tela, 33 x 40,5 cm,già proprietà Readers Digest.Ora che finalmente ho potuto visionare il catalogo Skira mi sono accorto che altre due vanno aggiunte alla serie:Contadino che fabbrica un cesto (1885)Olio su tela, 41 x 33 cm,collezione privata,Dr. Gachet (1890),Incisione su carta, 18 x 15 cm.
    Cinque quadri falsi su più o meno 25 esposti fanno il 20%,media altissima se consideriamo che dei circa 900 Van Gogh catalogati,90(solo il 10%) sono stati ritenuti dubbi dai 13 massimi studiosi mondiali.La mostra si sta rivelando un successo di pubblico e ne sono contento,ma come studioso non posso tacere che dal punto di vista filologico si sono trascurate le risultanze di anni di studi scrupolosi sui falsi,condotti da me e da altri ben più eminenti ricercatori,che avrebbero invitato alla prudenza,quindi sarebbe stato meglio evitare di esporli.Per il commento ai primi tre rimando in particolare ai blogs Geometrie fluide e alle interviste che ho rilasciato recentemente a New Notizie e Gossip Italiano.Il quarto è un falso Schuffenecker,già da me contestato alla mostra di Treviso del 2002.Il quinto è contestato da anni da Benoit Landais,studioso francese,trapiantato ad Amsterdam.Altre notizie sul sito in allestimento http://www.vangoghiamo.altervista.org, su vangauguin e su Geometrie fluide.

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