Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Berlusconi alle corde?

Posted by fidest press agency su sabato, 18 settembre 2010

Il caso “Berlusconi” fa riflettere. Le sue insistenze per avere subito un provvedimento che lo affranchi dai suoi guai giudiziari lo rendono nervoso e persino aggressivo. Rosario Amico Roxas chiedendosi la ragione di tanta ansietà ci espone la situazione nell’intento di portare luce a una vicenda che, a suo avviso, rappresenta un limite, se non oltre, di decenza istituzionale. Il tutto, per Rosario, incomincia nel “ 1970 allorchè Dario Azzaletto, figlio di Giuseppe (fiduciario di Andreotti in Sicilia), diviene socio della banca Rasini. Sempre nel 1970, il procuratore della banca Luigi Berlusconi (padre del cavaliere) ratificò un’operazione destinata ad avere un peso nella storia della Rasini: la banca acquisisce una quota della Brittener Anstalt, una società di Nassau legata alla Cisalpina Overseas Nassau Bank, nel cui consiglio d’amministrazione figurano nomi destinati a divenire famosi, come Roberto Calvi, Licio Gelli, Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus.
Quando il giornalista del New York Times, Nick Tosches, chiese a Sindona (poco prima della misteriosa, ma non troppo, morte di quest’ultimo): «Quali sono le banche usate dalla mafia?». Sindona rispose: «In Sicilia il Banco di Sicilia, a volte. A Milano una piccola banca in Piazza dei Mercanti». L’unica banca presente a Piazza dei Mercanti, al tempo, era inequivocabilmente la Banca Rasini. La Banca Rasini risulta, inoltre,  anche nella lista di banche ed istituti di credito che gestirono il passaggio dei finanziamenti di 113 miliardi di lire (equivalenti ad oltre 300 milioni di euro nel 2006) che ricevette la Fininvest, il gruppo finanziario e televisivo di Berlusconi, tra il 1978 ed il 1983, da ignoti benefattori, per cui il cavaliere, interrogato in proposito al processo Dell’Utri come persona informata dei fatti, si avvalse della facoltà di non rispondere. Il giornale inglese The Economist cita ripetutamente la Banca Rasini nel suo noto reportage su Silvio Berlusconi, sottolineando come, ad avviso dei recensori del reportage, Berlusconi abbia effettuato transazioni per mezzo della banca. È stato invece accertato che Silvio Berlusconi ha registrato presso la banca ventitré holding come negozi di parrucchiere ed estetista. Anche per fare chiarezza su questi fatti nel 1998 l’archivio della banca è stato messo sotto sequestro”. A questo punto c’è da chiedersi quali sono i timori del cavaliere sui risvolti di queste faccende? “Non riguardano – afferma Rosario – le piccole operazioni, per quanto discutibili, dalle quali si è salvato con prescrizioni, oppure “per intervenuta modifica della legge sul falso in bilancio”, oppure con sanatorie, condoni o perdoni acquistati (Previti fu molto attivo in quegli anni).  I timori riguardano ben altri intrecci dove si incontrano mafia, politica, affari, Vaticano e P2; lì dentro ci sono morti, dispersi, scomparsi, banda della Magliana, il bandito De Pedis sepolto in Sant’Apollinare. La coincidenza vuole che in tutte queste circostanze, appare l’ombra del cavaliere”. “Lo scivolone – precisa Rosario – in un modesto processo di corruzione, come nel caso Mills, potrebbe aprire varchi nella difesa dai quali uscirebbero moltissimi segreti di Stato che ancora incombono sull’Italia come  irrisolti oppure coperti dal segreto di Stato”. E’ questo il back ground che riaffiora oggi e rende agitati i sonni del Cavaliere. (Rosario Amico Roxas)

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