Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Morte intrauterina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2010

Perdere un bambino durante la gravidanza purtroppo non è un evento raro e deve essere considerato un vero e proprio lutto. In questi giorni i media si sono interessati a diversi casi di morte intrauterina avvenuti in alcuni ospedali italiani, sollevando spesso il sospetto di episodi di malasanità. “Sembra che improvvisamente ci sia una epidemia di morti intrauterine” ha commentato la dott.ssa Claudia Ravaldi psichiatra e psicoterapeuta, fondatrice e presidente di CiaoLapo Onlus “quando la vera ragione è che normalmente nessuno ne vuole parlare. Negli ultimi 10 anni il tasso di nati-mortalità in Italia si è infatti assestato intorno al 3 per mille nati, una percentuale buona, rispetto ad altri paesi industrializzati, ma purtroppo stabile.” Ciò significa che nonostante il progredire della scienza e il miglioramento della assistenza di base alle donne in gravidanza, rimane una percentuale significativa di donne che perdono i loro figli nella seconda metà della gravidanza, senza alcun motivo apparente.
La malasanità ovviamente esiste e come medici siamo i primi a combatterla e denunciarla, ma non dobbiamo trascinare nel calderone mediatico eventi clinici drammatici ma purtroppo spesso imprevedibili, con conseguenze nefaste sui genitori. Ma non ci sono dunque cause per queste morti? “In circa un terzo dei casi” spiega la dott.ssa Ravaldi “nonostante le indagini approfondite, non sarà rilevata alcuna causa di morte, ma solo una combinazione di fattori di rischio materni, paterni o del bambino. Gli studi internazionali in particolare indicano tra i fattori di rischio materni il sovrappeso e l’obesità, il fumo di sigaretta, l’utilizzo di alcol o sostanze d’abuso, il diabete, l’età materna avanzata (sopra i 35 anni) o giovanile (sotto i 20), alcune malattie del sistema immunitario, e l’alterazione di fattori della coagulazione. Non tutti questi fattori si possono controllare, ma ciò che le madri possono fare in prima persona per prevenire questi eventi è modificare il loro stile di vita (alimentazione, alcol e fumo in particolare) ed eseguire il conteggio attivo dei movimenti fetali (dalla 28° settimana di gravidanza in poi non dovrebbero mai scendere al di sotto di 10 in una mezz’ora in cui il bambino è sveglio e solitamente attivo), rivolgendosi al ginecologo non appena i movimenti cominciano a diminuire”.

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